Histoire d’O, la schiavitù per scelta?

Quando si parla di schiavitù si pensa subito agli schiavi romani o a quelli africani. Persone prese dalla loro terra natia e portate in un altro luogo in catene, venduti e acquistati da padroni che li porteranno nelle loro dimore per trattarli come servi e dargli punizioni quando essi sbaglieranno qualche compito.

Questo tipo di schiavi non aveva alcun diritto. A malapena veniva sfamato e quando si ammalava non veniva curato. Il padrone si serviva di loro per qualsiasi cosa. Naturalmente sto parlando di schiavi e schiave. Ovviamente gli schiavi erano usati per lavori pesanti sia a casa che fuori casa.

Le schiave erano date alla padrona di casa ma spesso venivano “usate” anche dai padroni, i quali non di rado avevano delle relazioni anche sentimentali con queste. Una schiava doveva sottostare e obbedire a ogni piacere del suo padrone. La sua volontà veniva schiacciata senza pietà.

Non di rado la supremazia e il dominio venivano prima di tutto inferti con un primo rapporto sessuale forzato. Poi si cercavano mille scuse per poter dare alla schiava quelle punizioni che la riducevano a mero oggetto di piacere del padrone. una schiava era una vera proprietà e quindi non poteva andarsene via a suo piacimento. Era un possedimento, come il resto dei beni. Dunque una donna ridotta in queste condizioni di solito odiava la sua posizione di sottomessa.

Adesso ci sono donne che scelgono di diventare schiave per uomini che vogliono mostrare il loro dominio con modi antichi e moderni. Ma perchè una donna sceglie di essere schiava? Sebbene sia una tradizione culturale pensare che la donna sia inferiore all’uomo gli eventi e il passare dei secoli hanno dimostrato che in nessun ambiente professionale o esistenziale gli è da meno.

Quindi cosa porta una donna a donarsi totalmente alla volontà di un uomo che la possiederà completamente? L’Historie d’O è un famoso romanzo erotico che ci mostra fino a che punto può arrivare la volontà di una donna.

L’eroina, O, attraversa numerose prove con diversi gradi di difficoltà: prima con il conforto del suo amante, poi mentre lui è presente nel castello ma non nelle stanze in cui si trova O (come nelle scene con i valletti) e infine completamente sola e rinchiusa in una segreta.

Quando René torna a prenderla, O ha compiuto un difficile apprendistato ed è riuscita nel suo compito, quello di sottostare alla
prova impostale. Il finale è speculare all’incipit: la coppia si allontana in macchina e farà presto l’amore. Come nelle migliori fiabe, l’ordine è ristabilito e felice.

Nella vita reale una ragazza si avvicina ad un uomo e si affida alla sua esperienza senza sapere cosa c’è dentro il castello della sua mente. Le prime immagini potranno farle paura. Specialmente se la ragazza è abituata ad un modo di vivere dominante faticherà molto ad accettare alcune pratiche. Ciononostante essa non si darà per vinta e presa la sua decisione vorrà esplorare quelle segrete dove giace il piacere sublime del suo padrone.

Per questo essa concederà a se stessa del tempo per capire, scoprire, scavare dentro di sè e trovare i motivi per questa schiavitù volontaria alla quale si vuol dedicare come unica ragione di vita. Che il suo padrone l’accompagni in questa scoperta sarebbe la migliore condotta, ovviamente la ragazza cercherà prima di tutto di lasciarsi avvicinare da lui, dalle sue mani, da cià che non conosce ancora di quel mondo.

Avrà molta paura e solo la fiducia nel suo Signore potrà farle fare quei passi necessari per scoprire in sè la voglia di ubbidire e diventare soltanto sua. Ogni difesa verrà presa dal suo inconscio senso e bisogno di libertà. Ella però ha dentro di sè ormai l’immagine di lui, unica immagine che la fa vivere, e si donerà cercando di fare tutto quello che gli verrà rivelato.

Un fiore si fa incatenare per sentirsi libero. Un fiore si farà legare per dare a chi lo raccoglie il piacere di vederlo sbocciare.

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