I PENSIERI DI MASTER E SLAVE SONO SIMILI?

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LA SLAVE: Io sono speciale.

IL MASTER:  Eccone un’altra!

 

LA SLAVE: Io ti amo!

IL MASTER: Non cederò mai!

 

LA SLAVE: Lui vuole solo me.

IL MASTER: Ce ne vorrebbero almeno altre due per farmi felice.

 

LA SLAVE: Lui sta pensando solo a me.

IL MASTER: Questo cliente mi sta stressando troppo, è meglio se lo passo al mio collega.

 

LA SLAVE: Io sono sua

IL MASTER: Chissà quanto resisterà!

 

LA SLAVE: Lui è speciale

IL MASTER: Dove ho messo le chiavi della macchina?

 

LA SLAVE: Lui un giorno mi amerà.

IL MASTER: Dove ho lasciato il cellulare?

 

LA SLAVE: Io mi fido di lui.

IL MASTER: Non le dirò mai che ho un’altra slave.

 

LA SLAVE: Sono così fortunata ad averlo trovato!

IL MASTER: Questo mese è saltato il cell nuovo, speriamo che possa comprarlo il prossimo.

 

LA SLAVE: Un giorno lui starà solo con me.

IL MASTER: Ho scaricato la posta sul cell? Non mi ricordo bene.

 

LA SLAVE: Oggi mi manca moltissimo.

IL MASTER: Cara, cos’hai detto a tua madre? Quando andiamo a trovarla? I domani non posso.

 

LA SLAVE: Ah quanto vorrei stare al mare con lui!

IL MASTER: Ah che bello, una settimana al mare tutto solo! Senza moglie e senza slave! Che figata!

 

LA SLAVE: Lui non mi abbandonerà mai.

IL MASTER: Cazzo! Mi sono scordato di telefonare al mio capo!

 

 

 

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CRISALIDE

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Mi avete presa nella vostra rete come farfalla

e mi avete ridotta in crisalide!

Scempio avete fatto di me

col vostro miracoloso impalpabile abisso.

Rinchiusa dentro l’inferno mio,

non scorgo che le vostre labbra

che non mi dicono addio

e mi danno consolazione.

Voi solo potete aprire

queste membra,

e rendermi volatile.

Fatemi uscire le piume,

togliete i chiodi dal mio cuore,

e fatemi gridare sotto i colpi della vostra cintura.

Sono in insetto infelice,

voi siete un esperto di larve:

sbriciolate questo guscio,

sbriciolate questo mondo in cui mi nascondo.

Non abbiate paura

di fonderlo col vostro.

Io non macchierò

i vostri giorni col mio veleno.

Io berrò il calice da sola,

e non ho paura di potervelo offrire.

Mangiate questa pelle accaldata,

mangiate questa larva indegna,

questo minuscolo pezzo di vita che mi rimane,

fatene ciò che volete.

 

 

I VOSTRI OCCHI

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Il mio cuore ringhia di notte,

ulula, canta, non demorde.

Che mi avete messo nello scheletro

per vacillare così senza il vostro permesso?

Che mi avete iniettato nei neuroni

per sentire un simile legame?

Mi sono attaccata alla vostra mano inerme,

non chiedendo nemmeno una carezza

ma domandandovi la mia salvezza.

Che sfacciata questa bimba!

Questa catena che mi stringe

fatta di anelli che potrei aprire uno ad uno,

eppure li lascio stretti e me la porto addosso

come se fossero piume.

Così prezioso quel gioiello

che mi avete posto al collo!

Così necessario mi siete

ora che dispero invano

di poter avere un vostro aiuto

per non morire di carnale sete!

Così decisa la vostra mano,

invisibile, la vostra presenza tangibile,

che quando si spegne la mia luce

e la notte mi oscura,

voi splendete coi vostri occhi

attorno al mio letto.

 

COME UNA MARTIRE

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Rovente è il mio legno,

la mia croce,

il mio supplizio.

Rovente è il mio cuore,

tra le fiamme del vostro inferno.

Quel pezzo di cuore

che ha bussato alla vostra porta

si è sciolto come cera

tra le fiamme della mia morte.

Tra le fiamme,

come una martire,

io invoco il vostro nome.

Vi ho pregato come non prego nemmeno Dio

di venire in mio soccorso,

ho osato spezzare il filo di divisione

tra me e il vostro regno.

Vi ho invocato come mio unico Salvatore,

grido e grido il vostro nome,

perchè voi sentiate quale sofferenza atroce

mi avete dato e mi dà l’amore per voi, mio Signore.

E’ costato tanto negare il mio peccato,

è costato torture infinitesimali

al mio petto, dove ho battuto la mia mano

per liberarmi di voi.

Ma il suono della vostra voce

risuona nella mia mente,

e tra le fiamme io vedo il vostro fuoco

farsi più rovente proprio adesso

che niente  mi è concesso di voi

e della vostra vita.

 

LUNA D’URINA

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La nebbia ha invaso il mio dolore.

La luna d’urina è così grande in cielo

e sembra cadermi addosso tutta intera.

Nel cielo le stelle sono pallide stasera.

Stasera ho scoperto d’essere sola.

La nebbia ha invaso le mie arterie:

è strisciata dentro al pianto,

ha seminato un cuore

dove c’era stato un espianto.

Avevo tolto da me

quei rintocchi di gola che mi rendevano debole,

ma qualcosa è rimasto incastrato

tra il collo e il mio stomaco.

metà del mio corpo sembra annegato ormai,

vado a fondo e non posso avere la vostra mano

per risalire.

Ieri ero con voi in una terra esotica

e oggi sono da sola in questa terra di lacrime.

 

 

STRAPPAMI IL CUORE

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Prendimi l’anima

Prima che io voli altrove.

Prendimi l’anima

prima che io la perda

dentro di te.

Portami dove ti porta il mio dolore.

Portami dove non c’è tempo,

dove non esistiamo che noi e il mare.

Tempeste passate, tutto finito, lasciato.

Alle spalle rimasto, un peso in meno,

una pietra sul cuore sparita,

una nuova vita ritrovata.

Prendimi l’anima,

prenditi la mia follia,

e portami lontano.

Cosa è impossibile?

Cosa non è possibile?

La sabbia del tempo scorre,

ci lascia le ore addosso

e non ci concede una pausa.

Levami le ali e fammi nuotare.

Potrò diventare acqua nel tuo mare,

non lasciare che il sogno rimanga tale.

Prendimi l’anima,

legami il collare al cuore,

stringilo, strozzalo ma portami con te.

Dovunque andrai io sarò il tuo ristoro,

dovunque sarai io sarò ai tuoi piedi.

Strappami il cuore e riducilo in polvere

se questo servirà a dare a entrambi

un futuro migliore.

Non ho paura di poter arrancare dietro di voi,

col sole cocente sulla pelle e la sete che mi scuote.

Non ho paura di affrontare veleni e zanzare

per poter stare con te!

Portami in culo al mondo,

fammi rinascere nel cuore dell’oceano,

fammi respirare ciò che sente il tuo spirito sincero.

Voglio dipingere il tuo volto

mentre mi guardi e al tramonto vedi solo la nostra alba.