MALINCONIA DI SCHIAVA

Quella minuscola lacrima

che si trascina fuori dall’occhio assonnato,

quella muta melodia che il cuore suona

per non aver potuto godere oggi

dell’oggetto del suo amore.

Questa silenziosa lacrima che risuona

nella notte solitaria, che sbatte con le ali

di una falena sperduta in questa camera da letto,

insonne e malinconica, che sbatte invano le ali

in cerca del suo sole.

Quella cosa che trasforma una sottile corda

in una pesante catena, il legame,

che fa sgorgare una piccola goccia di dolore,

che scende da sola fino alla guancia,

e la sua mano non la raccoglie,

poichè il mio Signore non la vede.

Questa lacrime dice: “io non sono nulla”

e la certezza che il tutto provenga solo da lui

aggiunge dolore alla consapevolezza

di non poter più evitare questo tipo di ardore.

Che la falena si dibatta invano,

mentre il ragno va e viene a suo piacimento,

al mio Signore nulla importa,

se non che quest sbattimento d’ali

preclude al congiungimento,

al cedere delle mie forze e del mio cuore,

a lui che come ragno rimane lì,

nell’angolo della sua ragnatela fitta,

a guardare la vista gustosa

del suo prossimo pasto.

cappuccio rosso

 

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