L’AMORE RIBELLE RIBOLLE

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Cos’è per te questo corpo se non soltanto un corpo?

Cos’è per te questo cuore se non soltanto un cuore?

la vita è così banale, così scontata:

la passione, l’amore, tutto così uguale,

così verosimile, si avvera nello stesso modo.

Cos’è per te questa mente se non soltanto una mente?

E cosa vorresti ricavare da quest’anima macchiata

dalle peggiori crocifissioni?

Che tipo di strazi vuoi usare che io già non conosca?

Che tipo di sofferenza vuoi darmi che già non abbia patita?

Sai qual’è la peggiore resistenza che ti si para davanti?

L’amore è la peggiore resistenza.

Non sapevo quando,

non sapevo dove

non sapevo come sarebbe accaduto.

Ogni minuto è un silenzio più astuto.

Ogni minuto è uno strazio di senzacuore.

Che cosa è per te una schiava se non soltanto una schiava?

Che cosa è per te una persona che ha perso la speranza

di poter esistere senza di te?

Quali conquiste hai già fatto su di me?

Cosa scriverai sul  mio cuore?

Ho svuotato il mio vuoto,

ho annientato il mio nulla,

mi sono rimpicciolita,

sono diventata muta

per non dirti ciò che mi squassa.

L’amore fa allontanare gli uomini;

cosa allontana un Padrone?

Tu incarni la mia autodistruzione:

io sono la vittima e tu sei il carnefice.

Non c’è nulla di diverso da quello che hai deciso.

Io mi sono arresa come preda,

con le tue zanne che hanno già reciso

quella vita che finora ha avuto un posto preciso.

Adesso non è più nel cuore che io vago,

nè nella mia mente c’è spazio per altrove,

nè dentro di te io vedo mancare ciò che c’è.

Il tuo collare, il tuo nome, la tua forza,…

ogni cosa per me ha un’importanza estrema

ma il mio spirito è rimasto libero

perchè il tuo non è ancora volato verso di me.

Catene, cinghie, corde,…

tutto quello che mi legherà,

legherà il mio corpo.

Io posso scappare in ogni momento,

io posso fuggire in ogni secondo.

Se vuoi legarmi alla tua vita

e farmi rimanere nello stesso posto

usa l’unica cosa che non hai mai usato.

Hai una Ferrari, io una Cinquecento,

ma tu stai utilizzando solo tre ruote!

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ERO CIECA E ORA VEDO!

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L’effetto che mi fai

è come la luce per un cieco.

L’anima mia brancolava nel buio assoluto

ed ora è ancora più scuro.

Se non ti vedo io non esisto.

Se non mi sfiori io non resisto.

Se non mi prendi io sparisco.

Quel lato di me che è distruzione

ti fa la guerra ad ogni momento.

Vuole sottrarti la buona occasione

per rendermi tua vittima in tutto.

Bestia!

Siete una bestia!

Perchè non venite a sbranarmi?

La vostra luce soltanto può darmi la vista.

La vista di voi soltanto può darmi il buio in cui vedervi.

Bestia! Siate bestia!

All’inferno vi ho cercato

per avere il migliore dolore che ci sia.

Ora che siete uscito dall’ombra sul muro

diventate vero e fate il vostro lavoro su di me.

Se mi bendate io sarò al sicuro,

io sarò nel vostro cuore.

 

 

LA MIA VITA CAMBIATA

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Io sono soltanto la sua cagna, mio Signore,

e nient’altro potrò diventare.

Mi  ostino ad esser testarda

nel volermi ricoprire di difese

per non dover guardare

come mi avete già ridotta.

Sapere che nella vostra vita

nulla è cambiato,

mentre nella mia tutto si è ribaltato,

mi addolora e mi squarcia il nodo in gola.

Sapere che la vostra vita, mio Signore,

è uguale a prima, che non è importante

che io ci sia o non ci sia,

per me è una grandissima ferita

che inizia a sanguinare.

Una misera presenza io sono,

una crisalide che voi tenete chiusa,

nell’angolo più lontano della vostra vita.

Mi tenete così, distante, come un orpello inutile,

un gingillo di latta, meno prezioso della vostra nera macchina.

Io percepisco qualcosa,

che non so dire,

che non so ardire cosa,

che non si svela

e mi sembra l’unica cosa

per cui rimango qui,

dove voi mi avete resa così fragile.

 

 

UNA TIMIDA BESTIOLA

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Non era l’attesa che volevo,

o il romantico sostare

tra il mio cuore e il vostro.

Non era il giorno e quello successivo,

di cui volevo gustare l’angoscia inesprimibile.

Non poter cadere sotto i tuoi colpi

e tu gioisci per il mio strazio.

Mi rendi in pezzi, mi dilani

e non sai quanto posso sopportare!

Mi fai a pezzi e ne vai fiero

perchè sei un vero e cattivo mostro.

Io soffro e tu ti diletti a legger il mio male,

a sorridere del mio tormento

e ti senti fiero di avermi mostrato già

tutto questo abisso in cui cammino da sola.

Da quale perversa belva sono stata morsa?

Quale bacio magico ho ricevuto?

Il mio male è così nefasto e assoluto!

Da quale perdizione son stata presa?

Non mi sento più al sicuro di me stessa:

la ragazza viva e caparbia che ero

ora è timida bestiola e cerca di compiacere

quella bestia di un Padrone che non mi divora

e mi rende ancora peggio di come sono.

Uno stato pietoso non vi fa arrestare questo scempio

di quest’anima in subbuglio: per voi io sento così devastante

un sentimento che ha per nome quale?

Non era già abbastanza dilaniata la mia carne

da farmi ridurre così in brandelli da quest’uomo dissoluto?

Chi sono stata prima d’ora

e cosa sto diventando?

Perchè mi scuote così tanto

questo ignoto sentimento?

Mi ha ridotta a timida bestiola

che elemosina la sua carezza.

 

 

 

UN TULIPANO NERO

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Nè candida rosa io ero

nè candido giglio io sono.

Perchè hai voluto prenderti un tulipano nero?

Non era luce la mia corolla,

non era bella la mia veste,

nè colorato il mio bocciolo.

Perchè hai voluto un fiore così nero?

Non ero gialla margherita,

non ero viola appena fiorita.

Perchè hai voluto rubare un fiore così nero

dall’aiuola infernale?

Non hai visto che stelo di cristallo!

Non hai visto che non ha nemmeno radici nella terra,

perchè non hai scelto un’orchidea di serra?

Tutti amano le orchidee, le rose, le margherite,…

tu perchè a questo manto nero hai guardato?

Cosa hai visto dentro questo calice così scuro?

Io lo tengo ben chiuso eppure tu sembri vederci qualcosa.

Io non sono rosa, io non sono un qualcosa

che puoi prendere per un attimo e lasciare subito dopo.

Ti rimarrebbe il nero nelle mani.

Il nero inchiostro che sporca tutto ciò che io tocco.

Non hai paura di poter oscurarti insieme a me?

Io porto rovina, strazio, delusione.

Guardami bene, io sono un tulipano nero.

Non ho stelo, non ho radici, non mi secco.

Ho resistito a tempi duri e dolori acuti,

il tuo suolo è fertile, tu sei un buon floricoltore:

io non merito le tue cure.

Io non sono un fiore.

 

UN OCEANO IN MOTO

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Flutti marini mi spostano,

mi girano, mi fanno affondare e risalire.

Sono in preda a correnti forti

di cui non conosco la natura.

Non c’è appiglio che possa funzionare,

mi sento come una barca presa dal tifone.

Ho paura di non arrivare alla riva,

ho paura di perdermi nel tuo potere.

Ho sentito una piccola percezione di cose tue,

ho percepito una piccola sensazione

di avere un posto adesso nella tua esistenza.

Ma io sono un’onda, di schiuma e azzurro,

io sono un mare in rivolta,

voglio fuggire da questo oceano

che mi travolge.

Non riesco a nuotare

in questo nuovo elemento,

non è il solito tormento

a cui ero abituata.

Ora è un oceano in moto,

un’insieme di energie marine

che mi sciolgono le braccia

ma non riesco a nuotare.

Ho bisogno della maschera

che mi metterai per respirare,

sott’acqua ti porterò,

e tu saprai che solo così

a te mi potrò donare.

SONNAMBULA

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Aprimi la tua notte.

Cosa sogni nella tua notte?

Aprimi i tuoi sogni,

lasciami camminare

sulle stelle che coprono la notte.

Lasciami camminare

sui tuoi occhi che sognano.

Io ti vedo nel buio.

Io ti vedo sopra di me.

Io ti vedo con me.

Come la luna che cerca

il proprio riflesso in ogni stanza oscura,

così io mi aggiro per casa,

cercando la tua ombra.

Come una sonnambula

tormentata da un desiderio

striscio sul parquet i piedi nudi

e vago come una larva di fata.

Dentro questo petto

le ramificazioni di dolore

hanno messo radici,

e non cessano di espandersi.

Come una malattia mortale

io sento dentro di me

giungere la fine di me stessa.

In mezzo alla notte,

io apro il mio petto,

le mie viscere

e guarda!

Guarda cosa c’è dentro!

Non sapevo che una fiamma potesse mordere così tanto!