L’ASPETTO DEL DOMINANTE

master elegance 3

 

Mi è capitato di recente di fare un appunto sullo stile del master e volevo scriverlo qui come riflessione personale riguardo all’espressione esteriore di un carattere dominante.

Quando un uomo è dominante lo dimostra anche e soprattutto all’esterno, nel modo di fare, nel tono della voce, nel modo che ha di muoversi e di gestire il proprio spazio. La sicurezza di sè e la cura del proprio aspetto dominante di solito si esprime anche attraverso uno stile preciso, rigoroso, elegante e da leader.
L’uomo dominante è di solito una persona riservata, alcune volte solitaria, non è mai volgare e non ama parlare troppo di sè. Si mette sempre in posizione di superiorità in qualsiasi situazione si trovi e riesce sempre ad imporsi agli altri.
Anche nel modo di vestire sta attento che il proprio aspetto sia sempre curato e di un certo tipo. Perchè il senso del potere deve irradiarsi da lui, dal suo fisico e dal suo aspetto in generale. Per questo molti uomini dominanti di solito cercano di mostrarsi al meglio del loro modo di essere.
L’essere dominante è una condizione interiore naturale e non una costruzione. Non si diventa dominanti ma lo si è per natura. Il dominante è un uomo sicuro di sè, sa gestire sempre tutto e tenere sotto controllo anche se stesso oltre agli altri. Si affida solo alla propria forza e il suo desiderio di sottomettere si esplica da ogni cosa che egli fa e dice.
Conoscere una persona del genere è un’esperienza importante per una schiava o aspirante tale. infatti la schiava si affida a questo tipo di uomo perchè sa che egli la saprà condurre, guidare, tenere in riga e prendere in un certo modo. Il suo dominio sarà mentale, fisico e sessuale.
Un uomo dominante si dimostra sempre tale, in ogni occasione, sia quando è solo che quando è in presenza della propria schiava, perchè è così e non perchè recita un ruolo.
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10 thoughts on “L’ASPETTO DEL DOMINANTE

  1. L’immagine che hai costruito ha senz’altro una logica coerente. Tuttavia, il canale di comunicazione non verbale che s’instaura attraverso la convenzione dell’aspetto fisico e del modo di vestire è una sovrastruttura della società a cui ci si può sottrarre senza perdere di autorevolezza. In un certo senso, accettare i canoni estetici imposti è una forma di debolezza, non una pura espressione di sicurezza. Ciò non toglie che ci si può sentire a proprio agio nel curare il proprio aspetto secondo le mode e i costumi passeggeri o classici; in questo caso, il problema è superato dalla convergenza tra attitudine e convenzione.

    • amleta says:

      “accettare i canoni estetici imposti è una forma di debolezza” Mi spiace contraddirvi ma in psicologia accettare i canoni estetici imposti nella società una forma di “adattamento” e non di debolezza. Coloro che non lo fanno sono definiti disagiati e hanno di solito dei problemi di vario tipo.
      Il fatto che una persona si curi di sè e del proprio aspetto esteriore è indice di buona autostima e identità ben definita. E’ in questo senso che io parlo di esteriorità, che è solo l’espressione di una interiorità forte e sicura.
      Io credo che anche un master preferisca una ragazza che si fa conoscere ben vestita e curata piuttosto che una mal vestita e coi capelli all’aria, non credete?
      Io non sono per uno stile “firmato” ma solo per una eleganza e uno stile vero e che esprima una interiorità vera della persona e di quello che dice di essere, e non un aspetto costruito.

      • Cara Amleta,
        Curare il proprio fisico, in particolare riguardo all’igiene, è una pratica abitudine che scaturisce dall’istruzione e dal buon senso. In questo non c’è un’imposizione ma convenienza. Riguardo invece lo stile, esso è evidentemente e prepotentemente invaso dalla natura borghese e consumistica della società. Si può dire che esso sia addirittura il pretesto attorno al quale vengono innestati ragionamenti di tipo capitalistico. In verità, per canoni estetici imposti, mi riferivo alle costruzioni artificiose della moda. Personalmente ho sviluppato uno stile personale e senza tempo, nel quale mi sento comodo ed esprime sostanzialmente la mia personalità; in questo mi pare tra l’altro siamo d’accordo. Mi sorprende infine il tuo mettere sullo stesso piano il punto di vista del Master con quello della slave, non vedo infatti come motivazioni e condizioni possano sovrapporsi.

      • amleta says:

        intendevo dire che anche una slave ha una immagine magari ideale del master. Nel senso che lo immagina in un certo modo, anche esteriormente. Intendevo in questo senso. Quindi magari preferisce conoscere un master in doppiopetto piuttosto che uno cogli stivaloni da pescatore o la tuta da meccanico. Le donne hanno anche delle esigenze a livello estetico e molte slave sono attente a come si pone un master, come si mostra. Credo che avere un ideale sia una cosa normalissima, sempre se non si cade nell’ossessione su di un’immagine sola e si scartano le persone solo perchè non corrispondono a quei requisiti. Mi è capitato però di conoscere slave che avevano rifiutato dei master solo per il modo di vestire o di mostrarsi. Ho dato anche questo punto di vista.

  2. Se il master deve trasudare sicurezza e potere in qualsiasi cosa faccia, dal vestire al modo di porsi, una domanda sorge spontanea: uno/una slave invece dovrebbe dare l’idea di insicurezza e sottomissione anche nella vita di tutti giorni? Se invece, al di fuori delle sessioni, fosse una donna forte e sicura di sé e anche da lei si irradiasse il senso del potere, sarebbe una cattiva schiava, perché in quel caso durante le sessioni reciterebbe un ruolo? O questo vale solo per il dominante?

    • amleta says:

      Ci sono molte persone nel Bdsm che “giocano” e quando parlo di dominante o sub non mi riferisco di sicuro a queste persone. C’è un abisso tra chi gioca a fare il dominante o la sub e chi invece lo è davvero. Non è una teoria mia quella sul carattere dominante, che si esprime anche all’esterno con un certo itmbro di voce, un certo modo di comportarsi, persino di camminare ecc….ma ci sono fiori di libri di psicologia che ne parlano. Quindi se una persona è una persona ha un carattere dominante è raro che possa diventare sub, proprio per la contraddizione col suo essere interiore forte. Ovviamente esistono gli switch, come me, che hanno in sè i due aspetti, dom e sub, che alternano a seconda della persona a cui si legano. Quindi come vedi una terza via esiste. Ma se un dominante diventa sub non è sub, rimanendo dominante, allora è switch. Spero di esser stata chiara.

      • Non parlavo di dom che diventa sub, la mia domanda era un’altra: se un dom si comporta da dom anche nella vita di tutti i giorni, questo vale anche per i sottomessi? Una “vera” schiava è quella che mostra un atteggiamento schivo e umile anche al di fuori delle sessioni o anche una donna “forte”, che ha un carattere apparentemente dominante può essere una brava schiava?

      • amleta says:

        Di solito sì, una schiava ha un carattere sottomesso anche nella vita reale, ha un carattere debole, remissivo, passivo. Ma non è detto che una donna forte che provi a diventare schiava non scopra di sè anche un lato fragile e debole che le permette di sperimentare la sottomissione. Però in questo caso, come ti dicevo nell’altra risposta, temo che si tratti più di una switch o di una brat, più che di una vera sub. Perchè in genere chi ha un carattere davvero forte, e sottolineo davvero ( perchè alcune donne non lo sono in realtà ma magari hanno solo una corazza che le fa credere forti all’esterno, per motivi di lavoro o altro), difficilmente si lascia piegare, influenzare, manipolare e dominare da altre persone. Infatti nel mondo Bdsm c’è un termine, brat appunto, che designa un tipo di schiava diversa, ribelle, che si oppone spesso al dom e che non è docile affatto. Non so se adesso sono stata esaustiva.

      • Sì, sì, grazie. 🙂 Anche se a me sembra un po’ generalizzante come discorso.

      • amleta says:

        Le eccezioni esistono sempre,ovviamente. Il mio discorso non può che essere generale, ma questo non vuol dire che ci siano dei casi che fanno appunto eccezione.

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