STELLIFILANTI

Chronos_by_MeisterDesZirkuss

 

Gli intrecci del vostro pensiero

mi rendono leggera piuma di una vostra ala.

Gli intrecci del vostro pensiero

mi rendono una leggera brezza sul vostro cruscotto,

una minuscola ventosa presenza superflua

nella vostra vita.

Io non chiedo altro, che di rimanere sulla soglia,

al freddo e al gelo,

quando voi starete dentro.

Mio Signore, solo voi siete degno

di questo mio sacrificio estremo,

di ghiacciare fuori quando dentro di me

ho il calore immenso del mio amore.

 

RIPIEGATA

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Atterrata sui ginocchi,

ripiegata sul dolore di potervi scorgere

davanti alle mie preghiere esaudite.

Ripiegata da questa sofferenza acuta,

da questo pulpito di strazio

in cui aggiungo sospiri al mio fiato,

io vedo voi, io vedo solo voi,

nel mio sguardo.

Io non riesco a scollare l’immagine

che avete messo dentro la mia iride,

di ciò che voi siete e di ciò che voi sarete.

Lunghe distanze di anime

hanno raggiunto il limite,

adesso o ci si fonde o ci si lascia indietro.

Sul ponte non c’è spazio per gli indugi,

io posso stare al suolo,

diventare il vostro pavimento,

e voi potrete camminare quando volete

sulla mia ragione sconfitta.

ABBANDONO

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Apro la mia bocca e boccheggio

come un pesce catturato nella vostra pesca miracolosa,

come un pesce con l’amo conficcato nelle labbra,

che non riesce a dire più nessuna parola.

Come un pesce mi abbandono alla vostra esca

per diventare preda della vostra vita:

prendetemi, sono finita dentro di voi.

Non è stato un caso, non era una scelta sicura,

ma il caso mette le esche dove non ci sono pesci

e ne tira fuori uno.

Mentre spiravo, agonizzando

nella mia impotenza di non potervi vedere.

Mentre spiravo nel tentativo di far uscire da me

ciò che vi tacevo, ho sentito…ho sentito…

e non riesco a trovare più le parole

perchè questa forza mi sta uccidendo,

la vostra forza mi ha presa e mi sta uccidendo.

La mia volontà è finita!

 

L’ULTIMO ANTRO DI RAGIONE

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Ha preso il volo quella ragione che costruiva piume

per il mio volo di schiava.

Ha preso il volo quella fame che aveva come cibo

l’unica sostanza che non riesco a digerire.

Ho preso il volo per tornare al vostro nido

dove gli artigli che mi nascondete sono così affilati

che la paura di poterli sentire mi fa deviare il volo.

Nell’antro di quello che sento

c’è la ragione che ostacola la mia lode,

che ostacola la mia perdizione,

perchè l’amore è l’unico talento che dovrete avere

per forgiare il vostro medaglione sul mio petto.

Guanti di metallo e colori di cielo azzurro

erano i miei canti per l’inferno,

ma ora adombrate il mio sguardo

con il vostro mantello

e mi richiudete dentro il vostro volere

e quell’antro di ragione che mi era di difesa

è diventato puro dolore, nel mio stato larvale

in cui pupa io divengo nella vostra forte mano.

LA FIAMMA LIQUIDA

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Strappatemi alla fiamma liquida, mio Signore,

mi sta sciogliendo come neve al sole,

mi sta facendo finire di vivere il vostro amore.

Strappatemi da questa candela di cera umana,

strappatemi questa pelle oscura

che mi sta ricoprendo in ogni momento senza di voi.

Quel tempo in cui chiamavo e gridavo

per dirvi addio, nel dubbio di aver sbagliato,

quel tempo che non arriva mai

e la fiamma che mi muore nel petto,

quella fiamma liquida che mi fa liquefare tutta l’anima.

Non fatemi aspettare, datemi quel giogo che mi seda,

quel morso che mi assesta e mi toglie la volontà

perch’io sento una corrente che passa solo attraverso

la vostra carne mentale.

Io non voglio andare, io non voglio sparire,

non voglio dormire senza prima aver visto

la vostra ombra sul mio muro.

LA MIA FERITA APERTA

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Suppurata, infetta, divaricata

Dal pensiero di non essere mai del tutto aperta,

dischiusa dalla lebbra carnale,

dalle labbra del tuo rivale:

il tuo nemico peggiore sono Io.

Non ti lascio entrare,

non ti lascio invadere il mio territorio,

ti lascio rimanere al bordo,

di quella ferita che tu hai aperto

per cucirmi la lingua

e non dirti mai il mio rigetto sanguinario

per il tuo intelletto che agita

il mio vento mentale.

Capovolgi chi attende

In chi è atteso.

Ciò che chiude non cuce,

ciò che apre non chiude più.

Deo, Deo, Deo, Day and night,

crash in my sea,

keeping and going

to the speed you decide.

Tu spingi le pareti del cuore

E apri la ferita senza cucirla mai,

tu spingi indietro il tempo,

lo metti avanti, lo fai aspettare.

Tu che orrendo spirito sei

che ti prendi la briga di ridurmi in calore

come una bestia qualsiasi

e poi non mi butti nemmeno il tuo osso

per soddisfare la mia mentale fame?

Quale universo ti ha creato,

torturatore di ingannevoli ore?

Quale galassia ti ha originato,

devastatore di tristezze spalancate?

Tu di chi sei Signore?

Tu di chi vuoi essere Padrone?

Io non porto nessun collare,

io sono libera, io sono mia.

Vieni a combattere la tua guerra

sulla mia carne, vincitore.

Qui il nemico sta tramando alle tue spalle,

e i tuoi segni non mostrano la “X” su nessuna mano

dove si è posato il tuo nodo.

Ti sfido! Ti sfido ancora, a piegare

Questo spirito ribelle

che di te si vuole disfare,

in un momento di pessima distruzione.

Sii l’incantatore dei miei occhi,

fammi dondolare, ma reggimi in piedi

prima che io affossi nella mia ferita.

LA MIA CENERE BRUCIA

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La mia cenere brucia!

Era fiamma, era fuoco,

è diventata cenere e brucia ancora.

Mi consuma l’energia,

di essere ancora mia.

Mi consuma l’energia

di quest’attesa caldissima

che non diventa fusione.

Quest’eterna tortura di solitudine

in attesa del padrone, della sua venuta.

Non c’è consolazione alcuna,

nella musica, nelle parole, nell’aria,

nella pioggia, nel sole…

Non c’è quiete nel mio dolore

di attendere la mia fine.