QUATTRO ELEMENTI

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Resistenza, persistenza, costanza, forza.

Quattro elementi di musica che hanno reso le mie difese incrollabili.

Quell’unico pensiero onnipresente che in ogni tramonto e in ogni alba

ha tenuto insieme i miei pezzi, che ha incollato i miei dolori ad ogni strato di speranza.

Che il vento potesse girare, oltre ogni legge umana e ogni destino disumano.

Che la ruota potesse girare per ridarmi ciò che avevo perso.

Che quel mistero che ci fissa l’una all’altro fosse reale e non assurdo.

Quelle incomprensioni diventate fratture che avevano distrutto il ponte.

Quelle delusioni che erano diventate buche profonde nel nostro legame

Sono state riempite con ciò che di più forte esiste al mondo.

Potenza, essenza, fiducia, speranza.

Quattro elementi che hanno reso le mie mani aperte alle tue mani.

Quell’unico sentimento che ha valicato le piogge, le cime, le montagne, i fiumi, le regioni, i confini tutti di questo mondo umano.

Quell’unico potente fluido che trasforma ogni cosa, ogni persona, ogni perdita in vittoria.

Che tu potessi spuntare di nuovo nel mio orizzonte di infinito dolore,

che tu potessi tornare dal labirinto in cui eri caduto,

che tu potessi piegare la tua vita alla mia era il mio unico desiderio!

Il cielo nero si è aperto ed è diventato azzurro!

 

ROSSO MARMOREO

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L’anima che ha visto la propria anima allo specchio

e ha colato sangue per rimanere in vita.

L’anima che in cinque dita ha disegnato la sua fine

in quel sangue che unisce il passato al presente,

che sporcherà tutto di rosso,

che sporcherà persino il cuore nero di rosso vivo!

Quell’anima che ha deciso di recidere quel rifiuto

e che coi sonagli viene a suonare alla mia porta chiusa.

Quell’anima che non ha visto altro di quello che voleva vedere,

adesso il rosso marmoreo della mia maschera

avrà come suo incubo terribile.

Il mio sangue scorre là dove la vita ritorna,

il mio sangue riporta la vita dove l’avevo lasciata.

Scrivo un nome soltanto con le dita sporche di sangue:

………………..

L’ABISSO AZZURRO

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O mio cuore libera il tuo abisso.

O mio cuore diventa abissale!

O mio cuore riprendi le tue pulsazioni e diventa carnale!

O mio cuore cos’è stato che ti ha fatto ripartire?

Un fibrillatore naturale, una marea, un temporale?

O silenzio reso rumore, dove hai ripreso la tua musica?

O anima mia, come respiri di nuovo?

Come cammini di nuovo nella notte buia vedendo la luce dimenticata?

Quale onda si è infranta sul tuo corpo, o mio spirito?

Quale segno ha ricevuto dal cielo il tuo sguardo sì da sentire

tutti li rosei cieli del Paradiso in un solo fremito cardiaco?

O profondità marine, che mostro avete creato nel vostro fondale?

O oceani azzurri che fantasma avete riportato in vita?

Il mio diletto sarà il suo tormento e la pianura diventerà montagna.

Il fiume ha scavato il mio spettro e lo ha reso così spietato!

Il mare ha sgocciolato sul mio cuore e lo ha reso così gelido!

Quale essere misero osa sfidare il mio scettro per dimostrare il suo affetto?

Quale essere misero può pensare di strisciare ai miei piedi senza rimanerne schiacciato?

Ogni verme viscido che ardisce sollevare il capo verso di me riceverà la sofferenza più atroce!

Ogni vermiciattolo che si chiama “uomo” non è degno di esser amato né di avere il tuo amore!

O mio cuore, sii cadavere, sii marmo, sii tetra pietra dura soltanto.

Quest’essere chiamato uomo non è degno di nulla!

Né perdono, né pietà potrà avere.

O mio cuore smetti di battere così veloce!

Quale mare ha preso le tue vene per renderle così agitate?

Quale marea ha riaperto il tuo petto per far uscire il dolore?

Tu sarai accecato dal mio dolore!

Tu nuoterai nel mio mare e sarai perduto per sempre.

Tu sarai mio!

UN ANGELO FELINO

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Mai nella morte vidi tanta vita 

come in te, feroce guerriero

che porti dentro la feroce anima

di colui che ti ha nutrito finora.

Mai nella mia morte sentii

così tanto feroce appiglio

al mio materno grembo

come si artiglia a me

quel tuo corpo duro

che cerca la sua ragione di vita.

Figlio, amante, dio potente, padre, angelo, demone,..

non uno solo di questi, nè una sola io sono per te

ma figlia, amante, dea, madre, angelo e demone anch’io

perchè in questa danza feroce io ti ho segnato

col mio sapore e il tuo piacere non sarà mai piccolo

ma immenso diverrà quel mondo

che aspetta solo di poter sfuggire

a tutte le leggi umane

per divenire il nostro amore.

IL GIAGUARO

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Cammina sulle ombre del giorno e della sera,

di notte viene fuori come il mostro di ciò che era.

Cammina tra gli abissi di coloro i quali non temono

ciò che egli porta.

La carne e il sangue di quelle interiora

che non si aggrovigliano col volgo,

e che solo il dio di antichi rituali

porta sul suo midollo spinale.

Egli ha percorso moltissimi chilometri

per giungere alla fonte di ciò che ha un senso,

per arrivare all’anima che ha bevuto il suo sangue

quando egli era quel dio di tutte le genti antiche

che si inginocchiavano a lui.

O anima mia, prega la tua ultima preghiera,

perchè il cuore ti verrà strappato dal giaguaro

e la tua mente diverrà piume colorate

che si uniscono alle mani del dio

che ti ha liberata dal dolore dell’addio.

LE LACRIME DEL SOLE

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Hai rapito le lacrime al sole,

hai avuto accesso al nucleo solare

in cui brilla quella voce antica

che faceva sempre il tuo nome.

Alla fine sei arrivato, feroce giaguaro,

feroce e spietato, dal tuo passato

sei uscito e hai trovato il sole di fuoco.

Nelle braccia della morte ho respirato,

con le mani della morte al mio collo

ho respirato la tua vita.

Tu hai osato sfidare la mia morte,

per riportarmi in vita.

Tu hai osato toglierti la vita

per ridarmi la morte.

Ora che le lacrime del sole

hanno brillato nel nostro buio,

ora è iniziato il tempo per la vera gioia.

Il dolore ha suonato dentro le mie vene,

il dolore ha suonato una musica nuova,

e la mia carne brucia di lacrime sonore,

la mia anima brucia di lacrime solari.

Il fuoco che ti porti dentro

consuma i miei occhi

e l’animale che sei ruggisce

dentro la mia gola.

IL DIO DEI MAYA

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Sorgi serpente ancestrale e striscia sulla mia pelle,

sorgi e striscia sulla mia carne,

striscia e allunga la tua lingua

per leccare quegli strati di dolore umano

che mi hanno seppellita

in fondo al mio liquido veleno.

Sorgi animale fiero e potente

in mezzo a questa vermigliosa gente

che macina solo parole.

Striscia la tua bocca di serpente

sulla mia anima che del tuo veleno

ha sete ancora.

Liquide lacrime e liquida ora

che unì la tua morte alla mia rigenerazione:

illusione non era sapere che tu portavi sulla tua schiena

il disegno della mia vita.