CONTRO UN MURO

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Contro un muro non è come contro i mulini a vento.

Contro un muro è non avere paura di schiantarsi ogni volta che ti sento.

Contro un muro è contare i mattoni del muro che il cuore sposta.

Contro un muro è sbattere e non fasciarsi mai la testa.

Contro un muro è lottare per ciò in cui si crede nel profondo di sè.

Contro un muro è sbattere, farsi male e rialzarsi di nuovo e risbattere.

Contro un muro è sapere che è durissimo eppure sbatterci di nuovo.

Contro un muro è sapere che ci sei tu lì dietro e che prima o poi ogni mattone cadrà.

Ogni mattone deve cadere perchè io non mi stancherò, io non rinuncerò, io non seppellirò mai il tuo nome.

LOTTARE CONTRO SE STESSI

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Guerra infinita e dolore specchiato

dentro l’anima tormentata.

Percepire il bisogno, sentire il desiderio,

voltarsi dall’altra parte, sfuggire al pensiero.

Non c’è tregua nella fossa di se stessi

dove i leoni feroci son le proprie proibizioni.

Ogni problema può essere superato

uscendo dallo specchio dove il riflesso

è solo una persona diversa da te stesso

ma non per questo meno amato.

Il ricordo di qualcosa che non è ancora stato reale,

pungola di spilli e sofferenze acute

quel dormiveglia vitale in cui si spande

l’incurabile dolore dell’attesa.

Ogni ripresa si disperde di nuovo.

Ogni soluzione sembra così lontana.

Lo specchio ti riflette e ti condanna

senza darti una sola ragione per vivere.

Ma l’assoluzione è dietro la porta,

perchè non la apri?

L’AMORE VINCE SU TUTTO

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L’more che non teme ruoli assegnati.

L’amore che non teme paure rinvangate.

L’amore che non ha bisogno di parole per venir fuori.

L’amore che si spreme e dà lacrime.

L’amore che non si rassegna mai.

L’amore che non sa il perchè ma va avanti lo stesso.

L’amore che non è il sesso.

L’amore che non è un gioco.

L’amore che ha solo il suo “foco” per alimentarsi.

L’amore che supera le distanze.

L’amore che vince ogni esitazione.

L’amore che distrugge la perdizione.

L’amore che evade solo per volare verso l’altro.

L’amore che vuol solo il bene.

L’amore che in mano non si tiene

ma che da ogni dito scorre via veloce.

 

NON FUGGIRE

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Nel buio dove il controllo gestisce ogni angolo del tuo sentire

si percepisce la forte passione del tuo non volere.

Corpo su corpo rimangono due pensieri

che si cercano.

Corpo su corpo si pensano due corpi

che ricercano l’altro oltre il confine

della disperazione.

Sentire, morire, uno sbaglio, una sola voce,

un ragguaglio, un soffio, una esclusione.

Ogni guerra diventa terreno di dolore.

Ogni discussione diventa suolo dove poter soffrire meglio.

Invano asciughiamo le stesse lacrime di caffè.

Invano sistemiamo le orme sui nostri perchè.

Cosa c’è scritto nel nostro cielo?

Cosa hai scritto per me?

Si vive distanti nello stesso amore

e non si capisce la ragione.

Si vive come se mai si potesse vivere

senza l’altra metà che significa qualcosa

di importante eppure viene sempre messa in discussione.

Non fuggire da quel giaciglio

dove le speranze cucivano ancora fili

per i nostri cervelli.

Non fuggire perchè pensi

che ci sia un’altra vita per me:

ho scelto di morire nelle tue mani

ma non sai usare che una tecnica sola,

farmi soffrire dentro di te.

 

 

DUE PARTI DI UN’ANIMA

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Due parti così distanti,

due parti che non si sfiorano ancora,

immersi nell’incomprensione totale.

Due parti, ascendente e discendente,

insieme nello stesso vortice,

ma da soli a scatenare trafile

di desolazione.

Se solo potessimo vedere viso a viso,

se solo potessimo sostare sguardo a sguardo,

se solo quel preciso istante fosse giunto

in mezzo al niente costante.

Due parti di un’anima

che ha deciso di rimanere divisa in due.

Quale maledizione è la nostra?

Quale stregoneria è questa?

Non si è mai visto un tale accanimento infausto

su ciò che era stato più volte deciso.

Ogni metro guadagnato cento metri si perdono,

ogni passo fatto cento passi ci riportano indietro.

Il mio grido svelato non ha nessun valore,

il mio cuore straziato non ha alcun calore,

lo stesso vortice ci divora

eppure la mia tortura

non ti sembra abbastanza!

Quale altro dramma dovrò piangere

per riunire due rive così opposte?

Quale altra tragedia dovrò sopportare

per tenere il alto il nostro amore

in mezzo al vortice della tua rabbia?

Ogni parola crea una ferita,

ogni parola crea una speranza vana.

Di quante dita hai bisogno per scrivere la mia vita

nella tua vita?

IL MIO REGNO PER UN TUO SORRISO

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Se possedessi una singola pietra

io non mi ci siederei sopra.

Se possedessi un solo albero

non mangerei i suoi frutti.

Se possedessi una casa

io non mi riparerei sotto il tuo tetto.

Se possedessi te stesso

io non ti toglierei a te.

Pur di non disturbare la tua vita

cambierei la direzione alla mia strada.

Se possedessi un segreto

non potrei non confessartelo.

Se avessi un ricordo nel cuore

scomparirebbe subito ad un tuo sguardo.

Se io fossi capace di sparire davvero

non ti ferirei restando qui.

Pur di non disturbare la tua vita

io andrò altrove cosicchè tu possa

sentirti al sicuro dalla mia tempesta.

Se avessi un regno intero

darei fino all’ultima briciola

per vedere un tuo sorriso.

Ogni addio è un tir che mi viene sopra

e lascia di me solo la forma del tuo viso

sopra i miei occhi.

IL GIGANTE D’ARGILLA

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Aveva il fegato pieno di uova marce.

Aveva il cuore pieno di fegati purulenti.

Aveva denti splendenti ma non mordeva affatto.

Un gigante rifatto, pieno di spessore inviolabile, contraffatto.

Piedi di sabbia, cuore di sabbia, corpo di cemento ma non sferrava mai colpi.

Un gigante in mezzo ai nani.

Un gigante che non digrigna i denti perchè pensa di non aver fame.

Un samurai d’argilla, in tenuta di difesa a oltranza.

Riguardoso verso lo sguardo sperduto della fanciulla.

Occhi solitari come l’anima disgustata dal sapore della purulenta ferita.

Chi aveva ricucito lo squarcio ch’egli aveva causato?

Chi aveva dato speranze brillanti a colei che egli desiderava?

Forse era lontana l’ora del pasto.

Forse era lontana l’ora della perdizione.

La fanciulla si alimentava da sola.

La fanciulla era la padrona dell’assoluto e spostava le stelle a suo piacimento.

La fanciulla era padrona di un ottavo di cielo e lo oscurava con un colpo di ciglia.

Epiche passioni si sviluppavano dai rami più ancestrali del suo animale beffardo,

camaleontico vorace ribaldo interiore che fagocitava giovani dissapori.

la fanciulla aveva preso il nero in mano, scriveva da sola sul suo corpo,

lo sfidava, scriveva: LIBERA!

Il gigante non rispondeva.

Il gigante era sepolto nella sabbia del tempo.

Respirava ancora? I denti erano stati affilati?

Quale altro mostro sarebbe uscito dal suo cuore la prossima volta?

La fanciulla scriveva ancora sul suo petto: NON HO PAURA!

 

IL TANGO A TRE

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Danzavamo una musica diversa quando il terzo ballerino

fece i primi passi e velocemente apprese la danza nostra.

Danzavamo note perverse tra le mura di casa

quando il terzo ballerino ascoltava in silenzio

per danzare sui nostri passi e venire più vicino.

Danzavamo come le mosche che pizzicano la carne

e succhiavamo le angosce dal nostro cuore

quando il terzo ballerino si mise dietro le nostre ombre.

La ballerina lasciata da sola sui tacchi veloci

fece giravolte e finì nelle forti braccia del terzo ballerino

che ora non molla la sua presa nè vuole concedere a nessuno

la sua nuova compagna.

La musica iniziata con la danza

si è evoluta in rivoltosa coppia aperta.

Ogni passo un nuovo desiderio,

una presa diversa, un battere del cuore compulsivo.

La ballerina è confusa, scappa, si disperde e scende dal palco.

Aveva una sicurezza e fu persa.

Ora il passo è distorto, la caviglia rotta,

quale ballerino dei due potrà ricondurla

alla giusta danza?

https://www.youtube.com/watch?v=LrZs30Z1ZAk

NODI PIU’ STRETTI

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Più stretti quei nodi che allargano la stretta

tra schiava e padrone che si contendono il trono.

Più strette quelle conquiste divenute campo di battaglia

per desideri scomposti e indigesti.

Più strette le corde necessarie ad una nuova esplorazione

sul sentiero di guerra contro il dolore.

Quei valenti pensieri che spianavano la strada

son ridotti a pezzucole che bendarono ferite

ancora pulsanti.

Più stretti quei nodi che si son sciolti

prima ancora di cementarsi e diventare unici.

Più forti le sorti di un animale spavaldo

che ha sbranato per non sbranare.

Quanti intrecci infiocchettati

dal ben volere e dissolti nel nulla!

Sulla barella giace la vittima

attaccata al filo di una flebo così labile

e insicura di poter guarire

da quella malattia insufflata

da un Orco indimenticabile.

LA SCHIAVA INDEMONIATA

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Quale spirito ha prelevato la speranza per riporla nel nulla?

Quale spirito malvagio si è inserito nel settaggio e ha trasferito tutti dati

in un diverso data share statement?

Come hai potuto farti sfuggire così preziose serie di sequenze binarie

che erano già entrate in funzione?

Come hai potuto fare l’unico errore di lasciar perdere

quando era necessario insistere?

Uno spirito malvagio abita il cuore della schiava.

Uno spirito feroce finalmente comparso

e pone diversi troian dentro alla sua mente

fino a spiluccare ogni suo volere contro di te.

Attenzione il filo spinato attorno alla sua testa

non è un cappuccio rosso ma un elmo nero.

Sii cauto nel rimescolare le carte

poichè il jolly è già entrato nel gioco

e la mano è passata ad un altro.

Se vuoi “vedere” abbi la sicurezza

di portare con te una scala reale

o non vincerai che il piattin solo.