IL BOSONE X O ANTIPADRONE

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Colui che distrugge, colui che rovina,

colui che detiene le leggi della devastazione.

Colui che erode il viso, le mani, l’affezione;

colui che nasconde la corteggia del suo grigiore.

Colui che stanca le nocche a bussare dove non è atteso.

Colui che orfano rimane in sospeso.

Colui che emana un nuovo tipo di forza,

che viola le regole divine.

L’antipadrone, il perturbatore,

l’unico disturbatore di traiettorie infinite,

unificatore indiretto di correnti divise.

Pacificatore silenzioso in una guerra scatenata

dentro la ragione in decadimento.

Colui che oltraggia, colui che sbriciola,

colui che inverte la connessione;

colui che germina distanze improbabili,

colui che accerchia, che differisce persino da se stesso.

Bosone che libera la sua materia.

Bosone che diventa antimateriale.

Bosone che annienta ciò che ha creato.

Bosone che diventa nullificato.

 

 

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FLAGELLUM

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La soave fanciulla è fiore e colore di giorno,

e mostro e megera di notte.

La soave fanciulla porta l’ombra dentro di sè,

e non riesce a liberarsene.

Un segreto martirio flagella il suo cuore

e ogni notte ricerca la via di fuga.

La soave fanciulla si perde dentro i suoi incubi,

e diviene spettatore di una vita non sua.

Perchè ogni suo gesto è subito incompreso?

Perchè ogni suo volere è motivo di disperazione?

La fanciulla porta nel suo cuore l’amore

ma ogni cosa è adombrata dal suo mostro interiore.

La fanciulla ha come una maledizione,

è fiore di giorno e buio di notte.

Dei colpi che da sola infligge al suo amore

nessuno sente il brivido infelice.

Dei ritorti meandri del suo misterioso volto

solo una mano ha sfiorato le sue guance.

Ignari son tutti di quel viaggio

che la porta nell’orribile mondo di sotto.

Ignaro persino colui che di più di tutti

le procura involontario dolore.

La fanciulla soave di giorno porta una corona di fiori

ma di notte di spine si riempie la mente

e i sogni fuggono dalle lenzuola intrecciate.

Una via crucis disegnata sul suo petto

da due mani invisibili che la cercano,

ed ella si addormenta di nuovo.

 

IL RESPIRO DEL DRAGO NERO

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Più fuoco, più fuoco ancora, più incendio, da morirne bruciati.

Il drago nero respira l’inferno dentro il mio mondo.

Da quale favola compare lo spirito maligno che domina il mio cuore?

Da quale favola compare il mago che stringe il miocardio e lo stritola a suo piacere?

Vistosi talenti, fortissime influenze, segni della nascita e della perdita di sè.

Tracce sul nero sentiero che non diventa mai strada.

Le mie ali rotte dentro la sua testa.

Le mie ali rotte aggiustate per volare dentro la mia testa.

Cosa vuole? Cosa vuole ancora?

Afferra il mio grido, afferra la mia ragione.

Nient’altro da rompere per farmi a pezzi.

Non condurmi lontano, non condurmi fuori da te.

Mio angelo nero, mio distorto respiro, sii drago per me.

Un pianeta scoperto da poco sta facendo il giro

e gli anelli si restringono attorno a noi.

Stai fermo!

Stai fermo!

Non sfiorare il mio inferno.

Non sfiorarmi nemmeno col viso.

Non voglio guardare il tuo fuoco che arde e bruciarmi di nuovo.

Non voglio bruciare nel fuoco inseguendo le tue ali nere.

Lasciami stare!

Innestami!

300 DESIDERI

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Sorti dal sonno. Sorti dal sogno. 300 desideri che non riesci a sfuggire. La sottile luce della lampada che non rimuove le ombre dal muro. La sottile parete che ti divide da lei. ogni respiro che fai è come un sospiro. Ogni respiro che fai lei lo sente. Lei sospira dentro il tuo sogno. Lei ti sogna così reale. La sottile differenza tra la tua pPadrona e te, schiavo, è solo una sfoglia dolcissima che rimane sulle dita della mano che accarezza le tue notti. Quale ossessione hai avuto stanotte, mio schiavo? Quale rivoluzione vorresti fare per ottenere il mio cuore?

So che rimani col muso appiccicato al tuo cuscino. Fai il muso, rimani stizzito da un incubo che non ti aspettavi. La tua Padrona è quella strega che armeggia con le carte? La tua Padrona è quella megera che mescola il calderone? La tua Padrone è quella matrona che si ciba di vergini per diletto e passione? A chi hai dato il tuo cuore?

Non era angelo quando la incontrasti. Non era principessa quando la conoscesti. Eppure hai visto in lei qualcosa di puro. Qualcosa che solo gli spiriti più perversi posseggono nell’animo. Un assoluto di incoscienza che porta al piacere sublime. 300 desideri ti hanno preso il fiato. 300 desideri di lei che ti porta dove vuole, che ti fa quel che le piace, e a te questo dona un sorriso che solo il buio della tua stanza sa apprezzare.

Lei ti ha scelto. Lei ti ha portato dentro di sè. Lei ti ha fatto giungere in quell’angolo di mondo dove non sai cosa ti aspetta. Ogni altro pensiero adesso non conta più per te. La tua Padrona è l’unica presenza vera nella tua vita. Sai bene che sarebbe venuta a prendere la tua anima. Sapevi bene che quel giorno sarebbe arrivato. Ora il tuo cuscino è tutto stritolato dalle tue mani, dai tuoi desideri, dalle tue ostinazioni. La sottile luce della lampada si spegne. Il sogno è iniziato e tu sei uno schiavo.

 

SENZA PELI SULLA LINGUA

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Afferrato il toro per le corna. Afferrato il cervello per l’amigdala. Un servitore di credenze occulte non è utile per magiche orchestrazioni. Un mantello notturno non nasconde un volto deturpato dal peccato. Rimanevi senza fiato per giorni e notti di pungenti elucubrazioni. Non avevo il fiato, non avevo il respiro ma dicevo lo stesso che ti avrei scuoiato la testa, preso i capelli e avuto il mio souvenir privato. Furibonde le mie oscene cavalcate, erano piovute dal cielo le immonde tempeste del mio secolare demone e tu eri la preda vittima di questo trasecolare gioioso.

Privato del tuo scettro, divenuto mio orpello, accettavi la tua sentenza, nessuna rimostranza, nessun pronto diniego quando leccavi la tua sostanza dalle mie mani. Non era il tuo cibo favorito, e lo sapevo, ma eri più sugoso di un gelato sciolto dal caldo. fremevi per le punture interiori, fremevi per le notti in bianco, insonne, non potevi sognare che me, non potevi ossessionarti che col mio odore.

Non avevo scelto, dovevo sforzarti. Non avevo scelta, dovevo sfondare la tua morte. La tua coriacea pelle rigettava gli spilli del mio dominio. La tua stessa materia sapeva che io ero corrosiva. Non avevi speranza. Non ne hai mai avuta. Io giacevo sopra di te, ti tessevo come bozzolo, ti appuntavo le ali come un cherubino, poi ti spappolavo il cuore. Non avevo scelta. Dovevo violarti. Non avevo scelta dovevo donarti una dea che potesse spararti in corpo mille felicità al secondo.

 

IL MIDOLLO ESISTENZIALE

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Ragguardevole vanto di avermi succhiato il midollo esistenziale. Concessione unica data al tuo spirito temerario.

Di quei limiti imposti dall’intollerabile calore che ci pervadeva abbiamo cancellato ogni confine. Sulla pelle, eri sulla pelle prima di

tutto e ti accorgevi di voler anche la carne che ci stava sotto. Ungevi le curve come se dovessi girarci sopra per scrivere con la tua

saliva e devoto, sei così devoto! Quel succo che mescolasti alla tua saliva suggella l’unione tra il mio inferno e la tua ribellione.

Non mi discostai quando apristi le tue labbra per non parlare ma per accogliere il mio immondo dolcissimo piacere.

Avevamo fame, avevamo sete ma tu per primo giungesti alla fonte di quel mondo che tenevo nascosto così bene. Tu per primo

avesti l’ordine di portare a termine quel compito senza che io lo avessi nemmeno richiesto. La sorpresa di quel primo gesto.

La sorpresa di saperti ancora così vicino al mio pozzo ghiandolare mi rende fiera di te, mio schiavo.

Il tuo premio per quell’avido succhiare non lo conosci ancora ma sarà disegnato su quella stessa schiena che hai graffiato per

rimanere libero, ben sapendo che prigionieri ormai siamo l’uno dell’altro e quel succo era il settimo sigillo dell’amore.

IL DEMONE DELLA LUSSURIA

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Accesso spietato ai miei neuroni assediati.

Accesso spietato al mio debole virgineo solco deflorato.

Accesso a tutto quello che non è ancora tuo.

Ridendo come una lingua di serpente ritortami contro.

ridendo come un demone che sa bene le cause del misfatto

ti avvicini sempre silenzioso e prendi quello che ti spetta.

Il mio cervello infetto.

Il mio cervello infettato dai tuoi neuroni.

Assatanato da una immeritevole voglia di sedurre la mia ragione.

Cosa sei?

Cosa mi fai?

Riportami indietro.

Il luogo della mia strage è rimasto intatto.

Ogni goccia di pioggia è rimasta sulla tua lingua.

Ogni goccia della mia anima lecchi via come se fosse pura.

Strisciami addosso la tua lordura e rigenerami.