LA PRIMA SESSIONE

Still Life of Red Shoes and Handcuffs in Closet

La prima sessione è fonte di emozione per una schiava, che immagina di subire le prime punizioni, le prime regole, i primi ordini.

Una schiava fantastica molto sulla prima sessione e sogna di poter avere dal proprio padrone un primo approccio che lasci il segno dentro di sè.

Non c’è bisogno di usare tutti gli attrezzi la prima volta per tastare il terreno dell’obbedienza. Così come non c’è bisogno di aspettarsi chissà quale crudeltà da parte di chi vuole dimostrare il proprio potere.

Infatti un padrone è bravo là dove capisce di cosa veramente ha bisogno la propria schiava per sentirsi rassicurata e rasserenata.

Un padrone che dimostra il proprio legame è la prima migliore sessione che si possa vivere.

Poichè il cuore ha la forza di piegare ogni ostacolo. Il cuore ha la forza di cambiare la vita.

Che sia con la forza di uno scudiscio o di una semplice ma decisa sculacciata, nulla rimarrà uguale a prima.

Quando due esseri si uniscono e decidono di iniziare questa strada insieme tutto il resto diventa superfluo.

Ecco perchè la prima sessione è così importante. Il punto di partenza è la base per il percorso intero.

E se la base è forte, sicura, e piena di emozione vera, allora si può andare lontano, molto lontano, unendosi l’uno all’altro.

Quindi non è solo la forza della mano del padrone a decidere la situazione ma è anche il suo cuore che sceglierà il modo migliore per sviluppare la natura di entrambi e dare una svolta decisiva alla propria vita.

Emozione, cuore, sudore, calore, forza, dolcezza, amore, dominio,…tutte queste cose insieme fanno della prima sessione un ricordo indimenticabile per una schiava.

Ogni padrone che sa donare se stesso avrà una schiava che rinuncerà a tutto pur di essere sottomessa a lui.

 

GLI SBAGLI DI UNA SCHIAVA

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Quando si cerca di imparare qualcosa dal proprio padrone. Quando si inizia il percorso che non si è mai fatto qualcosa può andar storto. Una delusione, un incontro mancato, un bisogno frustrato,….tutto può pregiudicare un rapporto che non è ancora stato consilidato.

In questo periodo di prova una schiava può sbagliare, può fare delle cose in maniera istintiva, impulsiva, poichè non è ancora in grado di affrontare gli ostacoli della relazione sadomaso in modo maturo.

Se non si ha già esperienza infatti una schiava può sentirsi trascurata, abbandonata, in crisi. Questo perchè all’inizio di questo rapporto nulla è sicuro e tutto deve essere ancora stabilito. Le distanze tra Padrone e slave sono maggiori e solo il tempo riuscirà ad accorciarle.

Ci possono essere degli eventi che bloccheranno il percorso, che metteranno la schiava in una posizione di insicurezza ancora maggiore di quella che aveva prima di esser scelta dal suo padrone. L’insicurezza rende schiavi dei propri bisogni e la slave potrebbe non riuscire a capire bene come comportarsi.

In tale frangente succedono i peggiori sbagli perchè la slave si trova come allo sbando, non capisce se è colpa sua sentirsi in quel modo oppure colpa solo degli eventi che remano contro la sua stabilizzazione.

Dopo aver iniziato la conoscenza si deve realizzare ciò che è nella mente e nel cuore di entrambi i partner e se ciò non avviene succede che la schiava possa arrivare ad avere un comportamento scorretto di cui magari non si rende ben conto. Allora è dovere di un padrone capirla e capire il motivo di quello sbando? E’ suo dovere punirla e farla soffrire per ciò che ha fatto?

Una schiava si aspetta di esser punita ma prima di tutto vorrebbe esser capita. Perchè non è facile fidarsi di una persona che ancora non si conosce bene e gli sbagli si possono fare proprio per questo motivo. Non sono delle scuse banali ma solo ciò che succede dentro il cuore di una schiava quando si lei si chiede se il suo padrone la vuole veramente, se potrà amare solo lei, se lui è sicuro della sua scelta e non cerca ancora altre….

Molte domande assillano la mente di una schiava quando non sa ancora la direzione di quel cammino che ha intrapreso col suo padrone. la slave potrà cadere molte volte su questa strada ma un padrone comprensivo dovrà punire e anche imparare dagli sbagli che la schiava ha fatto in cosa e dove consolidare di più la loro unione. Ossia quali sono magari i punti di debolezza di quel rapporto e concentrarsi su quelli al fine di non far ripetere lo stesso sbaglio altre volte.

Infatti la schiava si affida all’esperienza del suo padrone anche per queste situazioni e confida in lui e ritiene che sia la persona più adatta anche ad aiutarla a capire se stessa e ciò che veramente vuole. Quando una schiava sbaglia non lo fa per sfidare o mettere in discussione l’autorità del padrone ma soprattutto perchè non sa ancora, non capisce molte cose, non conosce bene se stessa e il suo signore.

La pazienza e la forza del padrone nell’accogliere il suo sbaglio e nel donarle la giusta punizione è una dimostrazione di quanto egli possa tenere a lei e al loro legame. la schiava in questo modo capirà di aver sbagliato e se si dovesse verificare ancora la stessa situazione saprà bene come comportarsi senza rincorrere nello stesso sbaglio.

IL CONIGLIO BIANCO SI MANGIA ALICE

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Sospira lui nel mio orecchio,

sospira nel mio letto di dolore,

prepara il cibo per sfamare il mio ardore.

Si prepara a mangiare il mio corpo,

intero, debole, offerto a lui come un dono.

Sospira alla mia voce con i suoi denti,

sospira sotto il mio letto,

là dove tengo nascosti i pensieri oscuri,

là dove cadono le briciole dei suoi pasti umani.

Il suo orologio ha scoccato l’ora,

il suo tempo è arrivato,

ecco che si appresta a venire

a legare il suo animaletto

per metterlo sul fuoco

e bruciarlo vivo col suo fiato.

Il coniglio bianco digrigna i denti,

è affamato, non può più aspettare,

il suo palato ha la bava,

le sue mani si allungano per prendere.

Sussurra alla mia ragione di lasciarmi andare,

sussurra alla mia prigione di aprirsi del tutto.

Il suo pelo bianco non è di Babbo Natale,

il suo pelo bianco è di crine di cavallo,

di archetto che suona un violino distorto.

Amami tu, coniglio feroce.

Amami e rendimi capace di non amare più.

 

 

 

 

ALICE E IL CAPPELLAIO MATTO

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Il tè nero, velenoso, che il cappellaio offre

alle sue amichette devote.

Il tè nero bollente, che il cappellaio versa

sulle schiene delle sue anime disperse.

Il gelido liquido che inietta nei loro cuori,

li rende immoti, li rende animali.

Bestioline illusorie, anime vagabonde,

sedute al tavolo di un imperioso dolore,

aspettano il segno del tempo per essere sazie di sete immortale.

Vedi come stanno ben sedute attorno al tavolo dell’inferno,

e bevono dal cappello che lui offre ogni giorno.

Alice prende il cappello e se lo mette in testa,

riesce a sentire i desideri del suo Cappellaio.

Alice non bere! Il veleno è solo liquore,

non è efficace per smettere di morire!

Alice, alzati da quel tavolo e smettila di ridere.

Il Cappellaio sta versando dello zucchero nel tuo cuore,

ti gira la testa ma rimani ferma, non ti girare indietro,

altrimenti il tuo animo diventa di sale.

Non guardare indietro, dimentica tutto.

Alice alzati! immergi il dito nella tazza e succhialo per bene!

PIEGATA DAL BUIO

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Mio Signore, il buio è arrivato

e mi sto preparando per la trasformazione finale.

Il mio cuore ha smesso di battere,

il mio cuore è pronto per il dolore.

Al suolo già sono,

a terra, per piegarmi al vostro volere.

Io sola, con questo manto di carne pulsante,

la mia anima volata via per sempre.

Vi prego scrivete sul mio corpo

tutto ciò che è vostro ordine,

ed io eseguirò ogni vostra perversione.

La mia morte ve la offro,

la mia vita ve la offro,

non c’è nulla ormai

che si oppone al vostro comando.

Legatemi.

 

LA STABILITA’ DELLA SLAVE

William-Adolphe_Bouguereau_(1825-1905)_-_The_Youth_of_Bacchus_(1884)

Ci sono schiave che girano come il vento. Elemosinano punizioni di qua e di là. Si fanno legare e possedere da chiunque. Elemosinano dolore ad ogni porta di master che le accolga come bisognose cagnoline su cui sfogare i propri ardori.

Anime perse, instabili, che non conoscono altro che la voce del corpo, del desiderio di sofferenza e che non hanno la più pallida idea di cosa sia appartenere.

Che bisogno hanno tali donne se non quello di essere maltrattate e basta! Per ognuna di loro va bene qualsiasi uomo, qualsiasi frusta e qualsiasi sguardo.

Esse chiedono solo punizione e sofferenza e questa la possono sempre ottenere da chiunque. Non hanno la minima coscienza di sè e dell’altro. Sono annegate nel bisogno di essere battute e questo solo conta per loro.

Non cerano emozione, amore, legame, protezione. Sono come quei cani randagi che prendono il cibo da qualunque mano glielo porga e non distinguono un maniaco da un vero padrone.

Queste donne mi fanno pena, perchè si considerano schiave, ma schiave di chi? Se invece di un collare ne portano molti allora non ha senso dirsi di qualcuno in particolare.

Esse sono schiave che girano come il vento, vanno col primo che la prende, non gli importa se ci sia ardore, passione o devozione. E gli uomini, non li chiamo padroni perchè non lo sono affatto, che se le prendono sono degne di loro.

Ben diversa è la scelta di una slave che ha deciso di donarsi ad un solo padrone. Poichè il donarsi è una cosa speciale. Non è un fatto fisico, non è una questione d’amore, nè una cosa solo mentale.

Una schiava che sceglie di servire un unico Signore e Padrone, si dona senza riserve, si dona completamente e mantiene stabile la sua adorazione per la stessa persona; qualsiasi burrasca venga e qualsiasi vento possa soffiare, ella si tiene ferma ai piedi del suo Padrone e non vive della sua punizione ma della gioia di poterlo far felice con qualsiasi cosa ella sia capace di fare e sopportare per Lui e solo per Lui.

 

 

QUANDO UNA SCHIAVA DICE “NO”

Quando mai nella  storia umana mondiale si è visto uno schiavo che si lascia incatenare senza prima ribellarsi? In quale circostanza o situazione bellicosa una persona può accettare di diventare schiava senza prima tentare una ribellione o un’evasione?

Se si pensa che una persona che non è mai stata resa schiava si arrenda senza prima provare a mordere la mano che la vuole imprigionare o ribellarsi a quel potere che la vuole dominare, non si conosce l’anima di una persona libera.

Una persona libera ha un suo orgoglio, una sua autostima, la percezione di un proprio valore e perciò quando a tale persona si vorrà dire cosa fare e come farlo è chiaro che la prima reazione sarà l’aperta ribellione, l’opposizione, il tentativo di fuga e colui che tenta di mettere il giogo a questo spirito libero avrò non poche delusioni, visto che invece si aspettava una resa facile e totale.

Quando si avvicina la possibilità che le catene si stringano al collo, ai polsi o ai piedi, alte saranno le nostre resistenze e tutto il nostro essere si opporrà a tale imposizione. Se esistono persone che non si oppongono e che docilmente accettano subito il ruolo di sottomessi/e allora queste persone non hanno carattere, personalità, senso di sé e orgoglio.

Ogni essere vivente normale si ribella alla costrizione  e alla forza che un altro essere vuole esercitare e che gli viene imposta, poiché il senso della libertà è così insito nell’essere umano che quando si prospetta una situazione in cui questa libertà verrà tolta la prima reazione è negativa.

Una schiava che dice “NO” non lo dice perché non è umile o non sa cosa significa lasciarsi andare. Questo NO deve essere inteso come ribellione logica di un essere che cerca di non venire imprigionato in un ruolo che gli viene dato dal padrone. Il potere che gli viene imposto dal padrone è così forte che la prima reazione è un NO di sfida quasi e questo un bravo master dovrebbe metterlo in conto specialmente quando ha a che fare con una persona che non è mai stata sottomessa.

Più un padrone è forte e deciso nel suo intento e più dovrebbe tener conto di queste ribellioni come di un comportamento normalissimo in una slave non esperta. Il primo NO della schiava deve essere considerata una prova per dimostrare la pazienza e la cura che il padrone metterà nell’affrontare ogni tentativo di ribellione e di opposizione ai suoi comandi e ordini.

Se il padrone al primo NO rinuncia alla sfida vuol dire che non dà il giusto valore alla sfida e alla condizione di libertà della schiava da modificare. Ci vuole molto tempo perché una persona che si considera libera possa affidare se stessa al potere di un altro. Ancor più difficile se la schiava ha un carattere forte e una personalità ben precisa.

E’ fin troppo facile piegare colombelle pronte a dire sempre sì, mentre una schiava che dice no, che si oppone, che ragiona, che sfida, è più impegnativa ma ciò deve spronare il padrone ad esprimere ancor di più il proprio valore e la propria potenza su di questa.

Non esiste una persona libera che possa davvero amare la perdita della propria libertà ed è per questo che un padrone deve dimostrare la sua tenacia e la sua pazienza nell’insistere pacificamente nei tentativi di mettere il morso alla giovane puledra.

Quando si tenta infatti di domare una puledra selvaggia molte volte il domatore cade a terra perché l’animale scalcia e si oppone alle redini e alla sella. Dev’essere il padrone a dimostrare la calma, la pazienza e l’accortezza nel voler condurre l’anima ribelle alla resa totale di sé. Questo richiede tempo e non è una cosa che si ottiene subito, a meno che la schiava in questione sia una vera masochista che desidera solo sevizie e torture.

Così come non si nasce schiavi di nessuno, non lo si diventa certamente quando si incontra un potere maggiore! Ma ci si trasforma in slave quando l’amore del padrone rende tali, attraverso modi comprensivi e gentili. A nulla serve la forza fisica o il dolore per piegare un essere libero. Bisogna usare intelligenza,  astuzia e amore.

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( english version)

When ever in human history the world has seen a slave who is left chained without first rebel? Under what circumstances or warlike situation a person may agree to become a slave without first groped a rebellion or escape?

If you think that a person who has never been enslaved to surrender without a first try to bite the hand that wants to imprison or rebel against that power that wants to dominate, do not know the soul of a free person.

A free person has his pride, his self-esteem, a sense of their own value and so when you want to tell that person what to do and how to do it is clear that the first reaction will be open rebellion, the opposition, the attempt escape and who tries to put the yoke I will have this free spirit than a few disappointments, seeing that he expected a yield complete and easy.

When approaching the possibility that the chains are gripping the neck, wrists or feet, high will be our strengths and our whole being will oppose this tax. If there are people who do not oppose that and now meekly accept the role of submissive / and then these people do not have character, personality, sense of self and pride.

Every living being rebels against the normal constraint and force that wants to be another exercise and that is imposed, since the sense of freedom is so inherent in human beings that when promises a situation in which this freedom will be removed before the reaction is negative.

A slave that says “NO” does not say it because it is low or does not know what it means to let go. NO This should be understood as rebellion logic of a being who tries not to be imprisoned in a role that is given by the owner. The power that is imposed by the master is so strong that the first reaction of NO is a challenge and this almost a good master should take this into account especially when it has to do with a person who has never been subdued.

A landowner is strong and resolute in its intention and should take into account most of these rebellions as a normal behavior in a slave is not an expert. The first of the NO bond must be considered as evidence to demonstrate the patience and care that the master will put in dealing with any attempt of rebellion and opposition to his commands and orders.

If the master on the first NO renunciation of the challenge means that does not give the right value to the challenge and the condition of freedom of the slave to change. It takes a long time for a person who considers himself free to entrust herself to the power of another. Even more difficult if the slave has a strong character and a personality very precise.

And ‘all too easy to bend doves ready to always say yes, while a slave who says no, which opposes that thinks, that challenge, it is more challenging but this should spur the owner to express even more of their value and their power on this.

There is a free person who can really loving the loss of their freedom and it is for this reason that an owner must prove his tenacity and his patience in insisting peacefully in attempts to curb the young filly.

In fact, when you try to tame a wild filly many times the tamer falls to the ground because the animal kicks and is opposed to the reins and saddle. It must be the master to show calmness, patience and foresight in wanting to lead the soul rebel to surrender himself completely. This takes time and is not something that you get immediately, unless the slave in question is a true masochist who only want to beatings and torture.

So as not born slaves of anyone, certainly not you become when you meet a greater power! But there becomes slave when the master’s love makes such ways through understanding and kind. It does not help the pain or the physical strength to bend a free being. You must use intelligence, cunning and love.