IL RESPIRO DEL DRAGO NERO

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Più fuoco, più fuoco ancora, più incendio, da morirne bruciati.

Il drago nero respira l’inferno dentro il mio mondo.

Da quale favola compare lo spirito maligno che domina il mio cuore?

Da quale favola compare il mago che stringe il miocardio e lo stritola a suo piacere?

Vistosi talenti, fortissime influenze, segni della nascita e della perdita di sè.

Tracce sul nero sentiero che non diventa mai strada.

Le mie ali rotte dentro la sua testa.

Le mie ali rotte aggiustate per volare dentro la mia testa.

Cosa vuole? Cosa vuole ancora?

Afferra il mio grido, afferra la mia ragione.

Nient’altro da rompere per farmi a pezzi.

Non condurmi lontano, non condurmi fuori da te.

Mio angelo nero, mio distorto respiro, sii drago per me.

Un pianeta scoperto da poco sta facendo il giro

e gli anelli si restringono attorno a noi.

Stai fermo!

Stai fermo!

Non sfiorare il mio inferno.

Non sfiorarmi nemmeno col viso.

Non voglio guardare il tuo fuoco che arde e bruciarmi di nuovo.

Non voglio bruciare nel fuoco inseguendo le tue ali nere.

Lasciami stare!

Innestami!

IL DEMONE DELLA LUSSURIA

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Accesso spietato ai miei neuroni assediati.

Accesso spietato al mio debole virgineo solco deflorato.

Accesso a tutto quello che non è ancora tuo.

Ridendo come una lingua di serpente ritortami contro.

ridendo come un demone che sa bene le cause del misfatto

ti avvicini sempre silenzioso e prendi quello che ti spetta.

Il mio cervello infetto.

Il mio cervello infettato dai tuoi neuroni.

Assatanato da una immeritevole voglia di sedurre la mia ragione.

Cosa sei?

Cosa mi fai?

Riportami indietro.

Il luogo della mia strage è rimasto intatto.

Ogni goccia di pioggia è rimasta sulla tua lingua.

Ogni goccia della mia anima lecchi via come se fosse pura.

Strisciami addosso la tua lordura e rigenerami.

LA DAME DE LA ROSE

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Inconsistente piumaggio atto al volo,

ho rischiato di fare un volo dentro la vasca da bagno

dove le rose possono sbocciare da un semplice rasoio cucito male.

Inietto sangue di rose dentro al mio cuore

per respirare meglio in mezzo al mio nuoto

e rimango in superficie per riscaldarmi le vene.

Non è occasione prima di una scena già riuscita

ad una sorella migliore di me in questa vita.

Ofelia mia sola gemella, colei che fuggì dal suo amore pazzoide,

giace ancora in quel sogno perduto nel flusso della morte.

Discendo fino al fondo perchè così soltanto posso vivere,

mentre ciò che rimane di ogni stelo non è il fiore

ma le spine che ci hanno punto e ci hanno dato l’amore.

IL DOLORE TENTACOLARE

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Spasmi allo stomaco e nausea esistenziale.

Rigetto e vomitevole passione insanabile.

Devota complicazione perdurante stillicidio di parole.

Remote verghe che sferzano la schiena invece del riposo.

Oniriche ossessioni e divagazioni notturne che smembrano gli organi interiori.

Della pelle assediata dalle ventose della sofferenza

rimangono segni rossi come baci di una strana possessione.

Soluzioni infinitesimali per un errore di percorso.

Soluzioni piene di incognite per un percorso senza errori.

Temporali crudeli non accennano a lavare il dolore

e la terra sembra gioire nonostante il nostro dissenso.

Lavata solo dalle lacrime, pulisco il mio senno

da ogni ragione che mi fa dubitare.

Il volto rimane uguale, lo spettro anche,

il fantasma è sempre all’opera

e non muta il suo sguardo senza pietà.

Nuda la mia coperta di capelli

che rimane sparsa sul mio letto disfatto,

e piene le mie mani di scolorite abluzioni.

Rischiaro l’alba perchè tu ci sei dentro

e rimani nel mio buio.