ALI DI CERA

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Di quelle ali per raggiungere le tue altezze

avevo il segno sulle scapole quando mi morsi la carne.

Di quelle ali che volevi mettermi per togliermi la ragione

e diventare un soffio di vento nelle tue mani

avevo già il segno quando ancora non c’eri.

Come si scioglie il proprio potere nella luce delle candele?

Come si scioglie il dolore sulla propria pelle?

Non conosco calore che sia abbastanza forte

da distruggere il tuo silenzio stratificato.

Non conosco amore così forte che non abbia distrutto

ogni distanza impossibile.

Vigorose fessurazioni già spuntano sulla colonna vertebrale

ma il mio angelico midollo non è pronto alla tua trasfusione.

Non lasciarmi spirare mentre mi trapianti le tue braccia

per possedere il mio cuore.

Non lasciarmi respirare mentre crederò di morire

per la prima volta.

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ESOSCHELETRO

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Vegliavi dentro il mio esoscheletro,

ogni giorno, ogni notte, ogni secondo della mia vita.

Vegliavi per aspettare nell’ombra come una trappola nascosta nell’armadio.

Il boogieman che attende la buona occasione per venir fuori e spaventare.

Quanto hai dovuto aspettare in quel buio dove ti avevo messo?

Scordare un empasse di questo genere ha richiesto un poderoso sistema di controllo.

Scordare il fine del tuo terribile male sopra la mia anima

è stato rischioso e mi ha portato al collasso.

Non oso guardarti, sei ancora dentro la mia pupilla.

Non oso vederti, sei ancora al di fuori della mia portata.

Hai rischiato di essere rimosso,

ma non hai perso mai un solo mio passo

per starmi dietro come il peggiore inseguitore

instancabile.

Non hai mai ceduto un centimetro

per quel richiamo di ciò che è dominio

e il cui sapore mi è ancora del tutto sconosciuto.

 

DANGER

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Avevo un cuore di sangue azzurro

e l’hai dissolto nell’acido.

Avevo un cuore di vene blu

e lo hai messo in catene metalliche.

Cosa ne sarà di me?

Non sapevo più se fosse alba o fosse inferno,

se fosse vero, se fosse reale

quello sguardo giunto da un altro mondo.

Ho perso i sensi, dove sei stato?

Quale bocca aveva il buio?

Quali labbra aveva il tuo tormento?

Avrei potuto baciare il dolore?

L’etichetta che porta il tuo amore

così chiara e precisa: DANGER

GHOST

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Captivus.

Degeneris.

Creator of summus pain.

“Ed ho vista d’Amor cosa più forte:  ch’era feruto, e sanòmi ferendo;

lo foco donde ardea stutò con foco;

la vita che mi dè fue la mia morte,

lo foco che mi stinse ora ne ’ncendo:

d’amor mi trasse e misemi in su’ loco.”

Non è cosa mortale d’aprir quella porta

ch’era già spalancata!

Uno schianto di tuono

ed eccoti portato dal terribile vento

della tempesta funesta.

Entri dentro senza nemmeno varcare la soglia,

sei tu Padrone di ogni goccia di cera

caduta sulle guance del mio pianto.

Spacchi catene già rese deboli,

cancelli legami già sbriciolati,

sei tornato dall’Inferno

per portare la mia anima con te,

condurla fino alla fine.

“Deh, non guardare perché a lei mi fidi,

ma drizza li occhi al gran disio che m’arde,

ché mille donne già per esser tarde

sentiron pena de l’altrui dolore.”

Al tuo cuor spetta di sferrare

quella mazzata da lasciare inerme

la vittima designata.

Alla tua forza l’unica possibilità

di venire alla luce facendomi buio.

Poichè il tempo non è passato mai

per chi aveva desiderio d’attendere

la giusta misura per dosarsi al meglio.

Ecco, Padrone, lasciatemi sospirare ancora un pò,

prima di recidere del tutto la mia voce

e farmi entrare nel vostro labirinto

dal quale non avrò più uscita.

 

 

DITA

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Mi chiamo “Dita” e posso toccare il tuo spirito.

Ti porterò dentro le vertebre del mio mondo, dentro il midollo del mio cervello.

Sono la sciamana delle ombre di fuoco.

Sono la danzatrice dei serpenti di metallo.

Sfrego le mie mani perché ti ho riportato indietro dalla mia morte.

Ho riavuto il tuo scalpo ed ora potrò segnarlo col mio sigillo.

Nella tua mente metterò ogni mio pensiero.

Nella tua vita metterò ogni mia volontà.

Non sarai che il mio devoto prigioniero.

Dentro la tua gabbia potrai costruire vie di fuga

Ma io ti scoverò nell’aria e nella nebbia

e sempre ti riporterò indietro.

Io governo la mia morte e la tua vita.

DIVENIRE FOCO

FUOCO

 

Che io potessi divenire pioggia acida per corroderti.

Che io potessi divenire fuoco per incenerirti.

Che io potessi divenire tua sovrana era scritto in ogni pergamena.

Che io potessi riprendere le fila della storia lasciata a metà.

Che io potessi scovarti nel fondo di ogni tua vita quotidiana.

Che io potessi diventare tua padrona era scritto nelle stelle.

Tu così consumato dal tuo desiderio rinnegato!

Tu così perduto nel tuo disobbediente capriccio di avere un altro destino

Tu così debole da finire dalla mia padella alla mia brace.

Se avessi potuto arrostirti come un uccelletto nei tuoi fagioli

ti avrei risparmiato ciò che invece è stato preparato nel brodo caldo per te.

Non sono stata, non sono stata mai finora, ma è giunta l’ora,

le ali ricomposte di pine dorate, le labbra colorate d’argento,

il mio cuore di metallo che spilleranno i chiodi per il tuo amore

e ti crocifiggerò al mio dominio come un topo nella trappola.

Non sapevi che avresti avuto modo di toccare ciò che ti fa più ribrezzo.

Non sapevi che avresti avuto modo di toccare solo ciò che ti ordino.

Non sfiorerai il mio volto se non obbedirai ai miei comandi.

Non sfiorerai mai il mio volto coi tuoi ignobili occhi

Poiché ti sei voluto privare della mia presenza senza il mio volere

il tuo desiderio di poter vedere i miei occhi sarà straziante.

Poiché hai voluto respirare senza il mio cuore

il tuo desiderio di riavere amore sarà devastante.

Il calice che mi hai fatto bere sarà ancora più velenoso per te,

infedele servitore disobbediente, che hai avuto la presunzione di pensare

di poter fare a meno della tua signora e padrona.

Quel male che hai fatto ti si riverserà fino all’ultima goccia

dentro la tua gola arsa dal desiderio di un bacio mai dato.

UNA MASCHERA DI GIULLARE

giullare

Sempre questa maschera porterai come condanna

alla tua superbia inopportuna, alla tua persistente ritrosia

che ha sprecato notti e giorni per diventare obbedienza.

Sempre questa maschera porterai come condanna

per aver dimenticato quello che dentro di te aveva voce

e per aver coperto i tuoi respiri di quel silenzio atroce

che mi ha dilaniato l’esistenza.

Sempre questa maschera porterai come condanna

per esser rimasto in piedi, a ridere per ogni colpo che sei riuscito a dare,

e questa maschera non toglierai mai perché su di te

è il tuo unico alter ego che riuscirai a sopportare

prima di far morire il tuo cuore nelle mie mani di ferro.