IL CANTO DEL CORVO

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Sotto le radici nere del cuore, radici , stroncate, volutamente schiarite, ripulite;

il corvo realizza la sua guarigione muovendosi sul raccolto del giorno

separando semi cattivi dai buoni, svolazzando come un servo prezioso

sul mantello dell’aria postando pezzi di vento rilucenti di ossessioni.

Là dove la ferita pullula di sofferenza inaudita

là il corvo mette i suoi artigli e i brandelli di carne volano,

le rive si colorano di azzurro e il ponte si schianta sul fiume.

Non c’è un passo che io possa dare senza che tu dia un passo.

Non c’è un passo che io possa concedere senza che tu conceda un altro passo.

Stinte le guance fino alla pelle, stinte le pupille fino alle stelle

dove può arrivare il mio sguardo che cammina lento

arriverà la tua distanza di stanotte.

Prendimi e agita le tue ali sediziose dentro il mio buco stellare

poichè nei voli dei pianeti è scritto che non dobbiamo ancora perire.

Non c’è passo che io possa fare senza che la tua mano si muova insieme al mio piede.

Non c’è passo che io possa concederti senza che tu conceda la stessa direzione alla mia mano.

LA REGINA DI SABA

Regina-Rossa

Dita preziose che cambiano in oro la vile materia.

Dita leggere che scambiano la sfortuna in successo.

Colei che cede il rosso calore,

colei che porta magma e distruzione,

colei che governa sugli ignari insettivori umani.

Dita fiduciose di cambiare in acqua il liquore.

Dita morbide che scaldano il cemento e lo riducono in cenere.

Colei che dorme sotto i letti,

colei che non ha bisogno di altro amore,

colei che rigira nel calderone la minestra avvelenata.

Dita che scuotono la gioia e il dolore.

Dita unite insieme per indicare il percorso nascosto.

Colei che aspetterà l’attesa dello schiavo,

colei che aspetterà scrutando nell’aria,

colei che raggiante saprà che il suo cuore ormai gli appartiene.

UN VOLO DENTRO AL MARE

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Una volta avevo deciso di volare senza piume.

Una volta avevo deciso di amare senza cuore.

Una volta mi interstardii così tanto da metterci impegno.

Strapparsi le piume non è cosa facile per un volatile dal becco rotto.

Strapparsi le piume e ridursi a niente.

Era quel niente che volevi.

Era quel niente di cui avevi così tanto bisogno.

Giungere in alto e non aver nulla con cui salvarsi dal volo.

Giungere in alto e aprire due ali vuote che non salveranno dallo schianto.

Una volta avevo deciso che dovevo per forza ritirare quel sogno.

Una volta avevo persino rotto le mie ossa per costringermi a non provarci nemmeno,

il volo non era per me, dovevo starmene a terra.

Ma mi sono gettata, sono caduta in picchiata.

E sotto non c’era la terra, c’era il mare,

e tu stavi in quell’acqua, tu nuotavi come un pesce.

Io nemmeno ti vidi, mi schiantai e basta.

Fu sott’acqua che ti incontrai,

mentre facevi bollicine per darmi l’aria.

Perchè non mi facesti affondare?

Perchè non mi lasciasti perire?

Io ero pronta a lasciare la vita,

a lasciare tutto quello che non avevo mai avuto.

Non sapevo che ci fosse il mare sotto la mia anima,

non sapevo che tu saresti stato una rete per i miei desideri.

Fammi affogare se non vuoi tenermi.

Fammi affogare se non vuoi amarmi.

Buca le mie corde vocali e baciami ancora.

SOLA

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Ho imparato a fare a meno di te.

Ho imparato a fare a meno di me.

Ho imparato a fare a meno di tutto.

Ho imparato che nessuna cosa ha valore e tutto è importante.

Ho imparato che sono da sola.

Ho imparato che supero tutto.

Ho imparato che non c’è bisogno.

Ho imparato da sola il mio aiuto.

Ho imparato che devo fare a meno di ogni cosa.

Ho imparato che la paura è solo questione di amore.

Ho imparato che non devo chiedere.

Ho imparato che non devo sognare.

Ho imparato che ogni cosa scompare.

Ho imparato che non devo amare.

Ho imparato che è meglio non usare il cuore.

Ho imparato che è meglio morire che imparare tutte queste cose

a spese di se stessi.

Perciò niente compromessi,

io non mi piego a nessuna illusione.

Io sono ancora Io!

UN ANGELO FELINO

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Mai nella morte vidi tanta vita 

come in te, feroce guerriero

che porti dentro la feroce anima

di colui che ti ha nutrito finora.

Mai nella mia morte sentii

così tanto feroce appiglio

al mio materno grembo

come si artiglia a me

quel tuo corpo duro

che cerca la sua ragione di vita.

Figlio, amante, dio potente, padre, angelo, demone,..

non uno solo di questi, nè una sola io sono per te

ma figlia, amante, dea, madre, angelo e demone anch’io

perchè in questa danza feroce io ti ho segnato

col mio sapore e il tuo piacere non sarà mai piccolo

ma immenso diverrà quel mondo

che aspetta solo di poter sfuggire

a tutte le leggi umane

per divenire il nostro amore.

IL GIAGUARO

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Cammina sulle ombre del giorno e della sera,

di notte viene fuori come il mostro di ciò che era.

Cammina tra gli abissi di coloro i quali non temono

ciò che egli porta.

La carne e il sangue di quelle interiora

che non si aggrovigliano col volgo,

e che solo il dio di antichi rituali

porta sul suo midollo spinale.

Egli ha percorso moltissimi chilometri

per giungere alla fonte di ciò che ha un senso,

per arrivare all’anima che ha bevuto il suo sangue

quando egli era quel dio di tutte le genti antiche

che si inginocchiavano a lui.

O anima mia, prega la tua ultima preghiera,

perchè il cuore ti verrà strappato dal giaguaro

e la tua mente diverrà piume colorate

che si uniscono alle mani del dio

che ti ha liberata dal dolore dell’addio.

LE LACRIME DEL SOLE

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Hai rapito le lacrime al sole,

hai avuto accesso al nucleo solare

in cui brilla quella voce antica

che faceva sempre il tuo nome.

Alla fine sei arrivato, feroce giaguaro,

feroce e spietato, dal tuo passato

sei uscito e hai trovato il sole di fuoco.

Nelle braccia della morte ho respirato,

con le mani della morte al mio collo

ho respirato la tua vita.

Tu hai osato sfidare la mia morte,

per riportarmi in vita.

Tu hai osato toglierti la vita

per ridarmi la morte.

Ora che le lacrime del sole

hanno brillato nel nostro buio,

ora è iniziato il tempo per la vera gioia.

Il dolore ha suonato dentro le mie vene,

il dolore ha suonato una musica nuova,

e la mia carne brucia di lacrime sonore,

la mia anima brucia di lacrime solari.

Il fuoco che ti porti dentro

consuma i miei occhi

e l’animale che sei ruggisce

dentro la mia gola.

IL DIO DEI MAYA

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Sorgi serpente ancestrale e striscia sulla mia pelle,

sorgi e striscia sulla mia carne,

striscia e allunga la tua lingua

per leccare quegli strati di dolore umano

che mi hanno seppellita

in fondo al mio liquido veleno.

Sorgi animale fiero e potente

in mezzo a questa vermigliosa gente

che macina solo parole.

Striscia la tua bocca di serpente

sulla mia anima che del tuo veleno

ha sete ancora.

Liquide lacrime e liquida ora

che unì la tua morte alla mia rigenerazione:

illusione non era sapere che tu portavi sulla tua schiena

il disegno della mia vita.

 

UN FEROCE SPIRITO ANTICO

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Nel sangue della notte

la morte ha riscaldato le fiamme

di uno spirito antico

ritornato per ricongiungersi

alla morte di un altro buio illuminato.

Il tuo spirito di fuoco,

il serpente piumato,

mai sopito nel sonno dei secoli e delle ere,

ha dischiuso il mio petto sfidando la morte.

I tuoi artiglio sono artigli veri,

i tuoi morsi sono morsi veri,

la tua fame è disumana

e la tua forza non è di questa terra.

Un Dio antico ha strisciato sul mio petto

e ha bevuto il mio succo per cibarsi

di quell’universo originario

dal quale la nostra ombra

ha avuto la sua primordiale origine.

Non ho paura della tua morte

che si unisce alla mia morte

per darci la vita

di cui abbiamo bisogno.

 

 

L’OMBRA NELL’OMBRA

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Si avvicina subdola, l’ombra incappucciata

di colui che tiene la catena del passato

dentro la mia mente.

Colui che ha atteso nell’ombra

quella quiete funesta gravida di buona passione

per divenire reale volto fuori dal buio.

Quale viso ha l’ombra?

Quali occhi io guarderò ancora

che mi rapiranno l’anima?

Quale sarà la mia fine per iniziare

questo doloroso cammino?

Nell’ombra di un passato riverso sul mio collo,

nell’ombra di un passato riverso sul mio seno,

nell’umido tepore che da cadavere mi fa diventare

anima sconvolta dal tuo improvviso apparire.

L’ombra sta per divenire reale,

io sarò perduta per sempre

poichè la morte ti ha condotto a me

così come l’aquila convince un falco

a volargli accanto,

tu farai quel volo per sfidare

quella forma che dentro di me

mi azzanna già coi suoi denti appassionati.