LA SCHIAVA INDEMONIATA

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Quale spirito ha prelevato la speranza per riporla nel nulla?

Quale spirito malvagio si è inserito nel settaggio e ha trasferito tutti dati

in un diverso data share statement?

Come hai potuto farti sfuggire così preziose serie di sequenze binarie

che erano già entrate in funzione?

Come hai potuto fare l’unico errore di lasciar perdere

quando era necessario insistere?

Uno spirito malvagio abita il cuore della schiava.

Uno spirito feroce finalmente comparso

e pone diversi troian dentro alla sua mente

fino a spiluccare ogni suo volere contro di te.

Attenzione il filo spinato attorno alla sua testa

non è un cappuccio rosso ma un elmo nero.

Sii cauto nel rimescolare le carte

poichè il jolly è già entrato nel gioco

e la mano è passata ad un altro.

Se vuoi “vedere” abbi la sicurezza

di portare con te una scala reale

o non vincerai che il piattin solo.

BRONCIO DI ROVI

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Ammutolita dall’attesa senza una ripresa.

La piccola schiava rimane sospesa sul filo di rovi

che sulle labbra son cresciuti a forza di non poter obbedire

al suo signore scomparso nel nulla.

Ogni parola detta è stata una spilla sulla sua bocca

e nulla è rimasto in quello sguardo implorante

che per mesi ha taciuto il tuo tormentoso sembiante.

Più vicino era il sogno e più lontana si faceva la strada.

Ora non riposa la sposa infelice che non andò mai all’altare

in attesa che il suo signore fosse ciò che aveva aspettato invano.

Cucite le labbra con fili di rovi la piccola schiava non sente,

non sente più alcuna risposta che possa far tremare la luce.

Il signore è stato lontano anni luce e al suo ritorno

nel castello c’è solo una bambola di pezza

che non è più umana ma a lui sempre devota.

SPOREM BEN

SPORA

Quale spora è rimasta incastrata in un pertugio dimenticato?

Quale spora può recuperare il massacro che hai fatto dei miei ricordi?

Hai germinato il tuo potere e poi non l’hai più raccolto

e la pianta nemmeno ha avuto modo di spuntare nè crescere.

Quale riproduzione dominante è possibile senza un filo conduttore?

Quale dominazione si può ottenere quando si cancella ciò che si era ottenuto?

Quante alluvioni ci son state che han portato via di tutto?

Perchè il mio cuore dovrebbe stare nel posto in cui l’hai lasciato?

C’era una corazza spessa sul tuo e non è mai venuta giù.

Un guerriero non si concede mai attimi di riposo

ma si perde certi passi che poi diventano difficile ostacoli.

Ogni dominatore ha un punto debole ma la forza sta nello scoprirlo

e non nel tenerlo nascosto affinchè la paura di venire sconfitto

non si prenda le fila del suo discorso.

Il cavaliere che vuole salvare Biancaneve

deve scender fa cavallo e spogliarsi della sua armatura

perchè solo un uomo coraggioso avrà l’ardire di vedere se stesso

in quella fanciulla che tanto brama!

Una spora forse è rimasta incagliata

dentro una corda appesa al ricordo.

Chissà cosa potrà germinare!

 

 

MALINCONIA DI SCHIAVA

Quella minuscola lacrima

che si trascina fuori dall’occhio assonnato,

quella muta melodia che il cuore suona

per non aver potuto godere oggi

dell’oggetto del suo amore.

Questa silenziosa lacrima che risuona

nella notte solitaria, che sbatte con le ali

di una falena sperduta in questa camera da letto,

insonne e malinconica, che sbatte invano le ali

in cerca del suo sole.

Quella cosa che trasforma una sottile corda

in una pesante catena, il legame,

che fa sgorgare una piccola goccia di dolore,

che scende da sola fino alla guancia,

e la sua mano non la raccoglie,

poichè il mio Signore non la vede.

Questa lacrime dice: “io non sono nulla”

e la certezza che il tutto provenga solo da lui

aggiunge dolore alla consapevolezza

di non poter più evitare questo tipo di ardore.

Che la falena si dibatta invano,

mentre il ragno va e viene a suo piacimento,

al mio Signore nulla importa,

se non che quest sbattimento d’ali

preclude al congiungimento,

al cedere delle mie forze e del mio cuore,

a lui che come ragno rimane lì,

nell’angolo della sua ragnatela fitta,

a guardare la vista gustosa

del suo prossimo pasto.

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LA MIA ROCCIA

Nella mia debolezza voi solo

siete la mia roccia.

Nella mia debolezza

solo voi siete la mia forza.

Nella mia perdizione solo voi

siete in grado di farmi adorare

ciò che più detesto.

Nella mia fragilità

voi siete quel porto in cui la mia anima

trova rifugio.

Voi solo siete per me Signore e Padrone,

e nessun altro è pari a voi, nel vedere in me

il vostro desiderio realizzato.

Ogni vostra volontà è legge,

ogni vostra parole è scolpita sul mio petto,

ogni mio sogno ha solo i vostri occhi.

Nelle vostre mani io mi sento bene,

nelle vostre mani io mi sento me stessa.

Ogni pensiero, ogni mia emozione

diventeranno vostri,

perchè vi adoro mio Signore.

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ORGE DI GIOIA

L’angoscia a forma di pelle

mi aveva strisciato dentro fino a torcermi ogni capello,

ma ora il perdono ha rischiarato le regioni interiori.

Orge di gioia rimangono chiuse dietro le sbarre,

poiché nulla è certo nel cammino di un’anima abissale.

Il mio cuore ridotto a brandelli

prima di esser spezzato dai colpi del silenzio,

il mio cuore annaspante ritorna a battere,

dopo aver sospeso il respiro

sgocciolando tra le labbra

la mia sottomissione.

L’angoscia a forma di pelle

che attende il codice del Signore,

per sbloccare il volere della mia carne scalpitante,

l’attesa e la certezza della sua punizione

mi rendono insicura, docile, remissiva.

L’aver sfiorato la perdita

e l’aver patito il pericolo dell’abisso

mi ha sfinito i sensi e il palato.

Orge di gioia camminano

danzano nel mio stomaco

e la fame di vita è scomparsa

perché ho solo fame di te.

SULLO SPIEDO

Lasciami gridare nella tua frusta,

lasciami entrare nella tua pelle,

lascia che io odori della tua perversione.

Lasciami entrare nel tuo buio,

in fondo dove nessuno ti può vedere,

dove credi di essere solo.

Voglio leccare i tuoi paradisi carnali,

voglio gustare le tue corde dure,

non c’è null’altro che il mio spirito agogna,

e potrò strisciare a terra come una biscia,

e sotto il tuo piede sentirmi schiacciare.

Lasciami entrare dentro la tua memoria,

non chiudermi fuori dalla tua storia:

benda i miei occhi e fammi vedere cosa sei.

Voglio morire nelle tue grinfie,

non ricordarmi di me,

essere come mi vuoi,

essere dentro di te.

Legami a te,

legami sempre di più,

io arrostirò sullo spiedo

e tu girerai il tuo filetto a puntino,

e lascerai che il succo scenda dalla tua carne

per dissetare la mia immonda sete.

Ogni mosca smetterà di volare,

ogni campana smetterà di suonare,

ogni filo d’erba sarà spezzato,

solo tu ed io potremo esistere

come due ombre che si penetrano

senza oscurarsi mai.