IL MAESTRO E L’ALLIEVA

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L’allieva, seduta all’ultimo banco,

ogni tanto guarda fuori dalla finestra.

L’allieva parla e sorride agli altri,

discute, commenta, risatine svogliate.

Non guarda mai verso la cattedra,

là c’è lui, lì su quella pedana della saggezza,

su quel trono dove lui cerca di vedere

se lei lo guardi ancora.

L’allieva scrive qualcosa,

sul diario o sul quaderno,

sembra ignorare quel maestro

che invoca il suo sguardo su di sè.

L’allieva cerca di distrarsi

perchè forte le batte il cuore

perchè sa che lui è lì

e la cerca con lo sguardo.

Si sente bloccata,

si sente indegna di tanta attenzione,

non sa come spiegare il suo malessere

interiore.

altri allievi le mandano poesie,

le dicono dolci dichiarazioni,

giovani e forti le offrono i cuori,

ma lei, cogli occhi bassi,

lei sa che il maestro guarda lei

e lei rimane al suo posto,

a testa bassa, senza alzare gli occhi

per non mostrare quale fulgida luce

abbia l’amore del suo sguardo

per quell’uomo che solo lei

sa distinguere dagli altri.

MAGISTER LUDI

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Mio Magister,ogni ora è feconda per la conoscenza sublime

di un mondo di perle bianche in cui io sono l’unica nera.

Antica è la memoria che non inganna l’allieva.

La conoscenza suprema solo da un saggio bere potrà.

Ogni vuoto è radice di una sola lezione.

Dove risiede la gioia?

Dove batte il cuore che scrive ancora pagine senza trovare quiete alcuna?

Tormento è l’inizio. Il resto come sarà?

Piccola l’allieva dalla grande curiosità.

Piccola la fantasia che nella vostra ragione immensa diventerà.

La sete, la sete, l’arsura, il bisogno di bervi cogli occhi!