IL GIGANTE D’ARGILLA

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Aveva il fegato pieno di uova marce.

Aveva il cuore pieno di fegati purulenti.

Aveva denti splendenti ma non mordeva affatto.

Un gigante rifatto, pieno di spessore inviolabile, contraffatto.

Piedi di sabbia, cuore di sabbia, corpo di cemento ma non sferrava mai colpi.

Un gigante in mezzo ai nani.

Un gigante che non digrigna i denti perchè pensa di non aver fame.

Un samurai d’argilla, in tenuta di difesa a oltranza.

Riguardoso verso lo sguardo sperduto della fanciulla.

Occhi solitari come l’anima disgustata dal sapore della purulenta ferita.

Chi aveva ricucito lo squarcio ch’egli aveva causato?

Chi aveva dato speranze brillanti a colei che egli desiderava?

Forse era lontana l’ora del pasto.

Forse era lontana l’ora della perdizione.

La fanciulla si alimentava da sola.

La fanciulla era la padrona dell’assoluto e spostava le stelle a suo piacimento.

La fanciulla era padrona di un ottavo di cielo e lo oscurava con un colpo di ciglia.

Epiche passioni si sviluppavano dai rami più ancestrali del suo animale beffardo,

camaleontico vorace ribaldo interiore che fagocitava giovani dissapori.

la fanciulla aveva preso il nero in mano, scriveva da sola sul suo corpo,

lo sfidava, scriveva: LIBERA!

Il gigante non rispondeva.

Il gigante era sepolto nella sabbia del tempo.

Respirava ancora? I denti erano stati affilati?

Quale altro mostro sarebbe uscito dal suo cuore la prossima volta?

La fanciulla scriveva ancora sul suo petto: NON HO PAURA!

 

IL TANGO A TRE

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Danzavamo una musica diversa quando il terzo ballerino

fece i primi passi e velocemente apprese la danza nostra.

Danzavamo note perverse tra le mura di casa

quando il terzo ballerino ascoltava in silenzio

per danzare sui nostri passi e venire più vicino.

Danzavamo come le mosche che pizzicano la carne

e succhiavamo le angosce dal nostro cuore

quando il terzo ballerino si mise dietro le nostre ombre.

La ballerina lasciata da sola sui tacchi veloci

fece giravolte e finì nelle forti braccia del terzo ballerino

che ora non molla la sua presa nè vuole concedere a nessuno

la sua nuova compagna.

La musica iniziata con la danza

si è evoluta in rivoltosa coppia aperta.

Ogni passo un nuovo desiderio,

una presa diversa, un battere del cuore compulsivo.

La ballerina è confusa, scappa, si disperde e scende dal palco.

Aveva una sicurezza e fu persa.

Ora il passo è distorto, la caviglia rotta,

quale ballerino dei due potrà ricondurla

alla giusta danza?

https://www.youtube.com/watch?v=LrZs30Z1ZAk

NODI PIU’ STRETTI

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Più stretti quei nodi che allargano la stretta

tra schiava e padrone che si contendono il trono.

Più strette quelle conquiste divenute campo di battaglia

per desideri scomposti e indigesti.

Più strette le corde necessarie ad una nuova esplorazione

sul sentiero di guerra contro il dolore.

Quei valenti pensieri che spianavano la strada

son ridotti a pezzucole che bendarono ferite

ancora pulsanti.

Più stretti quei nodi che si son sciolti

prima ancora di cementarsi e diventare unici.

Più forti le sorti di un animale spavaldo

che ha sbranato per non sbranare.

Quanti intrecci infiocchettati

dal ben volere e dissolti nel nulla!

Sulla barella giace la vittima

attaccata al filo di una flebo così labile

e insicura di poter guarire

da quella malattia insufflata

da un Orco indimenticabile.

TRISTE SORTE

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E’ proprio triste la sorte

di una schiava ancora novizia,

inviolata, intoccata, perfettamente integra.

Triste il destino che le ha tolto

quel mostro che doveva portarla

su in cima, alla fonte del dolore.

Ora sotto il velo della delusione

la schiava sogna un diverso amore,

un diverso signore,

che sappia sfruttare meglio il suo tempo,

e non si facci così tanto attendere.

Un velo di fumo

che solo il futuro potrà disperdere.

 

L’ESSERE MALVAGIO

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Dov’è quell’essere malvagio

che doveva venire a rapire la sua preda?

Dov’è quell’essere demoniaco

che ardiva desiderare

la sua schiava come unica fame?

Dov’è quel mostro che si diceva

pronto a legare quest’anima

per non lasciarla sfuggire più?

Dov’è quell’orco

che ha catturato la bimba,

l’ha messa in gabbia

e poi l’ha lasciata da sola?

Io invoco quest’essere spregevole

che procurò tanta sofferenza

per non avere poi nessun premio

al fine di poter godere assieme

di tale appartenenza.

LA CARNE RIMASTA AL SOLE

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Dalla lunga estate ferita,

la carne è rimasta al sole

aspettando che il ferro dello spiedo

venisse ad infilzare

la gallinella pronta al rogo sacrificale.

La carne marcescente ora grida di dolore

per non esser stata consumata

dal suo vorace padrone.

La scintilla spenta

non si sa se possa far di nuovo fuoco,

poichè troppo a lungo è rimasta

non accesa dalle vostre desiderose parole.

Il corpo dorme, non vuole più nulla.

Marcia è la carne

che non avete avuto ancora

tra le vostre dita.

Il sole l’ha cotta

e voi non l’ha mangiate.

 

 

 

BRUCIARE DI FUOCO NERO

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Bruciare di un fuoco adorabile

quando ricordo i vostri malefici occhi.

Bruciare di un fumo adorabile

quando ricordo l’odore del vostro corpo.

Bruciare di un ardore irremovibile

quando ricordo come mi guardate

quando desiderate fissare i miei occhi.

Bruciare dentro e abbassare i miei occhi

davanti al vostro fuoco nero

che mi domina e mi fa fare qualsiasi cosa.

Bruciare dentro di un fuoco

che non si spegne

perchè voi lo rendete vivo col vostro fuoco.

Bruciare dentro così tanto

e non potersi spegnere

perchè dentro questo fuoco

ci siete voi, mio Orco!