LA PROVA

C’era una volta una ninfa che viveva nei boschi. Ella era ambita da molti fauni e centauri.

Persino Giove voleva circuirla per farla sua e un giorno si presentò come bellissimo stallone.

Ma la ninfa capì ch’era una mascherata e si rifiutò di giacere con lui.

La ninfa si chiamava Euridice ed amava il suo padrone, Dioniso.

Ella danzava e sospirava per lui. Solo lui aveva il potere di farla rivivere.

Un giorno però comparve un fauno. Caprino, selvatico, che si diceva suonatore di flauto.

Egli s’avvicinò come amico alla ninfa, ma Dioniso voleva sfidare nel possedere la fanciulla adorata dal dio.

Così la ninfa capì che nel cuore del fauno qualcosa aveva preso piede e non sapeva cosa fare.

Dioniso era lontano e la ninfa piangeva per la sua mancanza.

Il fauno invece di suonare il flauto melodioso si mise a farle la corte.

Sfidando persino il fato, cercò di farla desistere dalla sua decisione d’esser proprietà di Dioniso.

Invero il suo padrone non le aveva ancora concesso d’esser sua davvero,

e su questo faceva leva il fauno malizioso!

Egli mostrava tanta volontà a cambiar la sorte e il destino della fanciulla,

con tale insistenza voleva rubarla al dio che l’aveva quasi posseduta.

Perché Dioniso taceva? Perché Dioniso lasciava fare?

Forse il fauno era Dioniso travestito da schiavo che la metteva alla prova?

Quale padrone ardirebbe costruire un simile travestimento per scoprire la verità

nel cuore della sua schiava?

UN FAUNO RIVALE

Piegata dalla malasorte.

Piegata dalla sofferenza acuta.

Piegata dall’attesa snervante

Piegata senza potersi piegare.

Quale dea dell’olimpo ha spostato la storia

verso un’altra sponda?

Quale fata cattiva ha fatto questa magia?

Io mi alzo come schiava

ma non mi corico come tale.

Era così effimero il desiderio?

E’ così potente il suo influsso negativo?

Questo figlio di Iside, incredulo al pensiero,

mi mette con le spalle al muro,

osa persino offrirsi come padrone!

Invero io giaccio nel freddo, gelata dagli accadimenti

Che vanno oltre l amia volontà.

Sento che una piega diversa ha preso l’universo intero

e nonostante io accenda candele a iosa, non riesco a far luce lo stesso

su ciò che mi sta portando il destino.

Mio padrone, soccorri quest’anima infelice,

questa debole anima che onora solo il tuo nome.

Mio padrone è infelice il mio pianto se non odo la tua voce,

e piegata io sono da queste disgrazie inattese.

Il mio cuore ha per te lodi,

il mio cuore ha per te paure,

il mio cuore ha per te non solo parole.

Un sole mi era apparso e subito mi sembra eclissato.

Io però ne vedo i raggi, li vedo in mezzo al buio.

Mio padrone è troppo patire il non vederti.

E’ troppo patire il non poterti sentire.

Mi piego alla lama della luna, chi è costui?

Cosa ardisce fare? Chi è questo fauno che si fa tuo rivale?

Un singolar tenzone non è il mio ideale.

Signore, soccorri la tua schiava,..

ho bisogno di te!

ARIANNA è IL MINOTAURO

Quale luce brilla senza brillare?

Quale buco nero assorbe senza affondare?

Solitaria bestia feroce. La mia tana è nascosta alla fine del sentiero distorto.

La mia tana è un labirinto senza uscita.

Entrare nel gioco di vie impossibili e oscurità che dispiego come carte da gioco.

Il minotauro è arianna.

Il mostro è la fanciulla che ti conduce dentro la tana.

Lontano è il cacciatore. Lontano è il mio padrone.

Nessuna attesa io posso più sopportare.

Nessuna pazienza io posso avere.

Una rassicurazione, una sola parola, che lui aspetti me,

che lui aspetti la sua preda feroce, che mi sbraci almeno

quando metterà di nuovo le sue grinfie sul mio seno.

Che mi sbrani almeno, come cibo prelibato,….

Mio padrone, questa attesa mi sta consumando,

mi sta sfibrando, mi sta esaurendo.

Sono appesa ad un filo di arianna, che io stessa tesso,

che io stessa allungo all’infinito, per destino avverso,

per fato contrario,….che il premio finale ne sia valso questo dolore!

FARFALLINA DI CENERE

Bambina della notte, farfallina strega. Le ali nere incatenate dalle catene delle tenebre.

Bambina irrequieta che di notte grida. Farfalla senz’anima.

Cuore incatenato dal buio. Condannata dall’oscurità della sua vita segreta.

Tutto in tutto. Polvere in niente. Seguendo ombre nere nel fuoco dorato.

Inseguo ombra nera in ogni cosa.

Polvere di inferno nella mano.

Polvere delle mie ali che verranno stritolate dalla mano del buio.

Cenere nera nelle mie dita che verranno intrecciate dal suo fuoco.

Cammino per strada con la notte trai capelli.

Cammino per strada con le dita della notte dentro gli occhi.

Cosa vedo davanti a me non è davanti a me.

Cosa vedo coi miei occhi attraversa ogni cosa che vedo.

Questo fantasma di buio che sta di fronte ogni vetrina, che esce fuori da ogni porta, che cammina al mio fianco.

Questo fantasma di angelo perverso, Lucifero diverso, così dolcemente sorridente.

Esce dai fiocchi di neve, esce dalle impronte delle scarpe, entra sottopelle.

Una dose di speranza mi ha concesso, una dose soltanto, e poi il futuro incerto.

Le dita sporche di cenere infernale sporcano il mio viso,

le dita piene di buio abissale prenderanno il mio viso,

pronuncerò obbedienza senza esitazione.

Un ragno non può polverizzare le ali di una farfalla nera.

Le ali di un demone infernale possono stringere le mie ali e polverizzarmi

mentre cemento la cenere e la faccio diventare suolo!

Scendo a terra ma sono ancora in volo. Scendo a terra per correre lontano.

Un volo non mi basta, una dose non è abbastanza, una speranza soltanto è poca cosa.

Ho bisogno di stare col fuoco che divampa per squagliare la nera cenere.

 

A DUE PASSI DALL’INFERNO

Il primo passo è avvicinarsi. Scoprirsi. Offrirsi.

Il secondo passo è darsi. Aprirsi. Accettare di essere infilzata.

Il comando supremo arriva col tuono. Il comando supremo arriva col suono della tua voce. Una apocalisse di ordini terribili che spiumeranno il mio corpo e faranno trasudare la tua mente.

Concetti strani e parole sconosciute diventeranno mio codice personale.

Concetti diversi e parole astruse diventeranno il tuo volere assoluto.

Quante posizioni, quante tecniche, quante successioni di sequenze, sessioni, dolori e sofferenze per arrivare al centro del nostro squilibrio.

Dentro al cerchio mio io terrò la mia sfera di luce e tu non vi potrai arrivare.

Io ti darò il mio corpo ma non potrai avere mai il cuore.

Il mio cuore non esiste. Il mio cuore non ha mai amato.

Il mio leone ruggisce, il mio leone alza la criniera, spalanca le sue fauci.

La mia bestia ti dice parole precise per farti indebolire e desistere.

Il mio demone non vuole darti il privilegio di plasmarmi.

Si ribella la mia ragione e trova i modi per farti allontanare da me.

Parole di cuore, amore, relazione sono così efficaci.

Parole di legame, sentimento, passione sono così terribili per te.

Io li gioco a mio favore, insensibile e audace, per scoraggiare la tua verga e fuggire da te.

Dammi l’assoluzione di poterti evitare.

Dammi la pena di poterti appartenere.

Dammi l’inferno di poterti ingoiare senza mangiare il mio fuoco.

PERVERSIONE

Ubriaco di perversione,

siete alcolizzato soltanto di dolore!

Il vostro liquore preferito

ha un altissimo grado alcolico.

Niente vi fa godere di più

di un calice di puro miele innocente

che voi berrete d’un sorso

senza appoggiarvi mai le labbra!

Il mio smarrimento infinito

è di non esser mai stata ubriaca

di un simile nettare così prelibato.

Ma so che voi coglierete bene

la differenza tra il vino e l’aceto!

 

BRUCIARE

Mio Signore, voglio bruciare entro il vostro torace

come il peggiore dei desideri irrealizzabili.

Mio Signore, voglio bruciare entro le vostre mani

come il peggiore dei fremiti che i vostri palmi possano sentire.

Mio Signore, brucio e vado in cenere,

ogni volta che vi degnate di rivolgervi a me,

indegna creatura senza speranza.

Il privilegio che mi date

brucia come marchio sulla mia fiamma.