NEVE NERA

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Non ho bisogno di te!

Non ho bisogno di nessuno!

La neve nera mi coprirà.

La neve nera segnerà la mia tomba sul bianco manto.

Non ho bisogno di te!

Non ho bisogno di nessuno!

La neve nera mi seppellirà.

Io sarò libera dalla tua catena.

Voglio entrare dentro la neve nera.

Voglio sentire il gelo nelle mie vene.

Lascerò che mi copra senza respirare più.

Voglio morire ad alta quota.

Voglio rimanere lassù nella cima più alta.

Senza imbracatura, senza corde, nuda.

Non ho bisogno delle tue mani!

Non ho bisogno che mi prendi!

Non ho bisogno di nessuno!

La neve nera potrà ricevere la mia candida anima.

La neve nera conserverà il mio amore.

Io sarò nuda, dentro  ai fiori di ghiaccio,

e non mi salverò, non voglio vivere più.

Non ho bisogno della tua forza!

Tieniti stretto il tuo potere.

Non servirà a nulla lasciarmi in vita

visto che ho deciso di morire.

HO UNA CATENA DENTRO AL COLLO

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Quella catena, dove l’hai nascosta?

Dove l’hai conservata?

Tira ancora ma non è nella tua mano.

Quella catena, dove l’hai riposta?

Dove l’hai scordata?

Hai staccato un anello ma il resto è rimasto.

Hai staccato solo un pezzo ma la catena è lì dentro lo stesso.

In quale cassetto l’hai riposta?

In quale valigetta hai messo la tua voglia di me?

Come fai a tenerla così ben sepolta senza sfiorarla?

Come fai a tenermi nascosta così tanto dentro di te?

La tua catena non me l’hai ancora tolta.

La tua catena è qui dentro al collo e tira ancora.

 

IL MIO RECINTO

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I congegni onirici che riempiono i sogni diurni

appartengono al rosso calore di quella voglia di evasione

che precede l’appartenenza alla vostra assenza.

Legarsi ad un fantasma di tale potenza,

legarsi ad un fantasma con tale esigenza,

con insistenza persino, con pessima costanza.

Potreste essere l’unico, potreste essere il solo,

potreste essere UNO, ma defilate gli obblighi

di tale piacere.

Non scendo nessuna scala, non salgo nessuno scalino,

non proseguo, mi fermo.

Non sono che UNA, inutile presenza superflua

nella vostra vita intensa,

un granello di polvere sulla vostra giacca,

e se cadessi a terra sarei salvata

solo dalla mia mente che non cede mai.

Questo recinto che mi avete messo

per tenermi nell’ovile dove potete attingere

al mio latte prezioso, questo recinto è diventato

così stretto e così desolato

da rendermi bestia selvaggia

nelle mani di altri sparvieri

che mirano alla vostra stessa preda.

Un teatro di muscoli in erezione

che palpano la mia dissoluta ragione

e la mia voglia è solo quella di sparire

non più per mano vostra.

Confesso, non avete il tempo di potermi dare tempo.

Confesso, aspetto la risoluzione migliore per un errore di scelta.

Quando la ghigliottina cadrà sulla mia testa

la mia mente sarà già lontana da tutto questo processo.

 

RIPIEGATA

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Atterrata sui ginocchi,

ripiegata sul dolore di potervi scorgere

davanti alle mie preghiere esaudite.

Ripiegata da questa sofferenza acuta,

da questo pulpito di strazio

in cui aggiungo sospiri al mio fiato,

io vedo voi, io vedo solo voi,

nel mio sguardo.

Io non riesco a scollare l’immagine

che avete messo dentro la mia iride,

di ciò che voi siete e di ciò che voi sarete.

Lunghe distanze di anime

hanno raggiunto il limite,

adesso o ci si fonde o ci si lascia indietro.

Sul ponte non c’è spazio per gli indugi,

io posso stare al suolo,

diventare il vostro pavimento,

e voi potrete camminare quando volete

sulla mia ragione sconfitta.

ABBANDONO

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Apro la mia bocca e boccheggio

come un pesce catturato nella vostra pesca miracolosa,

come un pesce con l’amo conficcato nelle labbra,

che non riesce a dire più nessuna parola.

Come un pesce mi abbandono alla vostra esca

per diventare preda della vostra vita:

prendetemi, sono finita dentro di voi.

Non è stato un caso, non era una scelta sicura,

ma il caso mette le esche dove non ci sono pesci

e ne tira fuori uno.

Mentre spiravo, agonizzando

nella mia impotenza di non potervi vedere.

Mentre spiravo nel tentativo di far uscire da me

ciò che vi tacevo, ho sentito…ho sentito…

e non riesco a trovare più le parole

perchè questa forza mi sta uccidendo,

la vostra forza mi ha presa e mi sta uccidendo.

La mia volontà è finita!

 

L’ULTIMO ANTRO DI RAGIONE

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Ha preso il volo quella ragione che costruiva piume

per il mio volo di schiava.

Ha preso il volo quella fame che aveva come cibo

l’unica sostanza che non riesco a digerire.

Ho preso il volo per tornare al vostro nido

dove gli artigli che mi nascondete sono così affilati

che la paura di poterli sentire mi fa deviare il volo.

Nell’antro di quello che sento

c’è la ragione che ostacola la mia lode,

che ostacola la mia perdizione,

perchè l’amore è l’unico talento che dovrete avere

per forgiare il vostro medaglione sul mio petto.

Guanti di metallo e colori di cielo azzurro

erano i miei canti per l’inferno,

ma ora adombrate il mio sguardo

con il vostro mantello

e mi richiudete dentro il vostro volere

e quell’antro di ragione che mi era di difesa

è diventato puro dolore, nel mio stato larvale

in cui pupa io divengo nella vostra forte mano.

LA FIAMMA LIQUIDA

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Strappatemi alla fiamma liquida, mio Signore,

mi sta sciogliendo come neve al sole,

mi sta facendo finire di vivere il vostro amore.

Strappatemi da questa candela di cera umana,

strappatemi questa pelle oscura

che mi sta ricoprendo in ogni momento senza di voi.

Quel tempo in cui chiamavo e gridavo

per dirvi addio, nel dubbio di aver sbagliato,

quel tempo che non arriva mai

e la fiamma che mi muore nel petto,

quella fiamma liquida che mi fa liquefare tutta l’anima.

Non fatemi aspettare, datemi quel giogo che mi seda,

quel morso che mi assesta e mi toglie la volontà

perch’io sento una corrente che passa solo attraverso

la vostra carne mentale.

Io non voglio andare, io non voglio sparire,

non voglio dormire senza prima aver visto

la vostra ombra sul mio muro.

LA MIA FERITA APERTA

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Suppurata, infetta, divaricata

Dal pensiero di non essere mai del tutto aperta,

dischiusa dalla lebbra carnale,

dalle labbra del tuo rivale:

il tuo nemico peggiore sono Io.

Non ti lascio entrare,

non ti lascio invadere il mio territorio,

ti lascio rimanere al bordo,

di quella ferita che tu hai aperto

per cucirmi la lingua

e non dirti mai il mio rigetto sanguinario

per il tuo intelletto che agita

il mio vento mentale.

Capovolgi chi attende

In chi è atteso.

Ciò che chiude non cuce,

ciò che apre non chiude più.

Deo, Deo, Deo, Day and night,

crash in my sea,

keeping and going

to the speed you decide.

Tu spingi le pareti del cuore

E apri la ferita senza cucirla mai,

tu spingi indietro il tempo,

lo metti avanti, lo fai aspettare.

Tu che orrendo spirito sei

che ti prendi la briga di ridurmi in calore

come una bestia qualsiasi

e poi non mi butti nemmeno il tuo osso

per soddisfare la mia mentale fame?

Quale universo ti ha creato,

torturatore di ingannevoli ore?

Quale galassia ti ha originato,

devastatore di tristezze spalancate?

Tu di chi sei Signore?

Tu di chi vuoi essere Padrone?

Io non porto nessun collare,

io sono libera, io sono mia.

Vieni a combattere la tua guerra

sulla mia carne, vincitore.

Qui il nemico sta tramando alle tue spalle,

e i tuoi segni non mostrano la “X” su nessuna mano

dove si è posato il tuo nodo.

Ti sfido! Ti sfido ancora, a piegare

Questo spirito ribelle

che di te si vuole disfare,

in un momento di pessima distruzione.

Sii l’incantatore dei miei occhi,

fammi dondolare, ma reggimi in piedi

prima che io affossi nella mia ferita.

LA MIA CENERE BRUCIA

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La mia cenere brucia!

Era fiamma, era fuoco,

è diventata cenere e brucia ancora.

Mi consuma l’energia,

di essere ancora mia.

Mi consuma l’energia

di quest’attesa caldissima

che non diventa fusione.

Quest’eterna tortura di solitudine

in attesa del padrone, della sua venuta.

Non c’è consolazione alcuna,

nella musica, nelle parole, nell’aria,

nella pioggia, nel sole…

Non c’è quiete nel mio dolore

di attendere la mia fine.

IL FUOCO DIVORATORE

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Una partita a due giocata da soli.

Ogni carta diventa di un solo colore.

Ogni rosso diventa fuoco e il fuoco diventa gioco.

Nel fumo di un gioco di colori e mani,

la prossima mossa è ancora incerta.

Il giocatore ha le notti bianche?

Il giocatore ha voglia di osare un asso nella manica?

Seduto al suo tavolo, come ogni sera,

con accanto la stessa normale compagnia,

pensa alle carte o pensa a qualcos’altro?

Quale mazzo sarà il migliore?

Quale desiderio uscirà per primo?

Quale azzardo sarà la scelta più perversa?

Intanto mischia, mischia, sceglie, si ferma,

si mostra e diventa reale.

Quel giocatore che in due non vuole giocare

per paura di restare da solo.