LA DAME SENS MERCI

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La sua mano scivola sull’acqua.

La sua mano scivola sulla stoffa del suo vestito.

La sua mano apre le dita ed esige qualcosa.

La sua mano si apre e significa sottomissione.

Ammira la soglia dove ha condotto quell’anima

che a lei si è affidata e come una pietra preziosa

è stata sfaccettata e forgiata come metallo fluido.

Sul suo seno la sua mano ha scritto una frase

per ricordarle che lei è la sovrana del suo cuore.

Stretti corsetti per fare l’amore di giorno.

Stretti legacci per fare l’amore di notte.

La Belle Dame la vuole conquistare a tutti i costi

ma non le offre mazzi di fiori come fanno gli uomini

perché sa che quell’anima è già un fiore così raro

che non ha paragone cogli altri che stanno in ogni mazzo.

La Dame non ha unghia laccate,

lei non ama confondersi con quelle attrici datate

le cui chiome sanno di plastica e dolore.

Dai violini ha preso l’arpeggio e con dosi piccole

concede se stessa con pause di interminabile poesia.

Lei è una donna saggia e paziente,

sa che l’ancella è confusa, delusa, smaniosa.

Con arpeggi leggeri si avvicina alla sua vita,

con ormeggi di vele che si piegano come tende

e aspettano il vento delle sue poppe.

Didascalica quasi, in una danza da Sherazade

toglie i veli all’ammissione di una tale vetustà

per quella fanciulla che dispone di se stessa

come di una scatola cinese di cui non si conosce

l’ultimo contenitore.

Così Matrioska è l’ancella

che la Belle Dame deve per forza aprirla

una ad una nelle sue diverse realtà,

di bambina, di donna, di megera e di spettro.

Questa Dame sens Merci avrà tal ragione da piegare

un simile stelo di velluto?

Oh Signora eccelsa, quale pioggia ripara il vostro ombrello?

Quale cammino fate ogni giorno che io possa baciare la terra,

dove i vostri passi mi fanno strada per una precisa direzione?

Di quale colore le vostre calze lasceranno traccia attorno al mio collo?

Io le indosserò come preziose collane, i vostri collant,

come sciarpe caldissime e non sentirò freddo quest’inverno,

perché la Dame sens Merci mi avrà finalmente scelto

come suo unico fiore da tenere in macchina

quando piove e quando c’è il sole,

legata al sedile non dalla cintura

ma dai nastri di ogni vestito

che lei mi ordinerà di togliere

per suo diletto e mio imbarazzo.

Oh Dea, in quale Olimpo sedete

che io non posso vedere che Demetra siete!

Oh Dame, la vostra vita com’è senza un’ancella

che vi guardi mentre vi ammirate allo specchio

per ricevere il bacio dalla luce che riflettete

col vostro potere?