LA MATRIGNA DI BIANCANEVE

Dal mascara che si scioglie non scendono lacrime:

la matrigna non ha cuore per la sua piccola principessa,

la matrigna non vuole, la signora non vuole.

Dalla bocca di rosso scarlatto non scendono gocce di sangue:

la matrigna non ha amore per la sua piccola principessa,

la matrigna non vuole, la signora non vuole.

Stringere di più le corde ai polsi per non farla scappare,

questo la Matrigna farebbe senza esitare.

Stringere di più la sua veste alla gonna alzata

della piccola principessa, questo la Matrigna dovrebbe sognare.

Nella sua stanza la Matrigna non vede,

nella sua stanza la Matrigna non sa cosa Cenerentola sogna.

La piccola principessa sporca di polvere e cenere,

striscia a terra, invocando il suo nome,

chiama a gran voce la sua dominatrice.

“ Lasciami entrare, ti prego”  lei la implora.

La matrigna non può sapere cosa la fanciulla vuole,

la signora si guarda allo specchio per cercare dove finisce il suo sguardo,

ma non vede l’altra che per lei sta già soffrendo.

“ Biancaneve, che stai facendo?” le chiede la signora

che la vede a terra quasi svenuta.

La piccola principessa non riesce nemmeno a parlare,

non riesce a respirare, non riesce a rispondere.

Dal mascara non scendono lacrime

perché la Matrigna non ha cuore.

Dalla bocca rosso scarlatto non escono baci:

la Matrigna è capace di amare?

Quali parole può trovare

per questa ragazza che sogna il suo dolore?

La matrigna non mostra mai il suo sguardo,

rimane a sentire il petto della sua vittima ignara,

la sua farfalla infilzata con un guanto di gomma,

che rimane tra le sue braccia

mentre spira la sera.

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CHIUSA DENTRO LA TORRE

L’ombra dei muri dentro la torre,

l’ombra dei limiti dentro ai muri:

la fanciulla vuole rimanere dentro la torre.

L’ombra di una libertà negata,

l’ombra di una volontà rubata

da chi racchiude il segreto del perduto amore.

La fanciulla ha chiuso la porta,

ha messo un pesante lucchetto,

vuole seppellire il suo dolore

dentro i muri della passione.

Vuole essere alba solo per le ombre.

Sparge i suoi capelli sul letto,

conta le scure ciocche,

come se leggesse delle scritte:

su ognuna di esse c’è scritto un solo nome.

Ripiega la testa, si abbandona alla disperazione.

La fanciulla conosce il dolore,

quell’ombra senza testa che la insegue,

che le tiene legate le mani,

che la tiene prigioniera.

Quell’ombra senza testa,

che la tiene in una gabbia invisibile,

le lascia la porticina aperta ma le impedisce di andare via.

Perché rincorri un altro cavaliere?

Perché fuggi da me, mia alba segreta?

Nel giardino di rose poteva sgorgare

la fontana del nostro mare,

ma invano aspettai dentro la torre

che ti ricordassi di essere “Padrona” come me.

Quell’ombra rimane sui muri,

viene e va a suo piacimento,

sul mio giaciglio non dormo più

e ho lasciato che le rose divenissero cenere.

Non sospirare, non sospirare per me,

io conosco bene lo strazio

di non avere ciò che più amo.

LA COLOMBA VOLATA VIA

Piccola rosa bianca di piume,

piccola voce persa nel sole,

tu che eri colomba bisognosa d’amore,

tu ti sei lasciata prendere da un falco senza cuore.

Ignota era la strada che portava

a quella finestra aperta per darti calore e riparo.

Ignara tu eri forse di questo sicuro nido?

Eppure lontano sei volata senza esitazione

e tra gli artigli del falco hai iniziato a soffrire.

Una rosa bianca di piume come te doveva dormire

sul letto di rosa rossa di sangue, per poter unire l’amore al dolore.

Ma piccola e bisognosa di cure hai volato

da chi ti dona solo punizione.

Invano la finestra rimase aperta,

invano dai vetri colei che ti disegnò un cuore

aspettò il tuo ritorno:

l’amore era dentro

e tu lo hai cercato fuori.

due rose

PICCOLA FATA ROSA

Piccola verginella,

piccola fata rosa,

qui il tuo canto è arrivato,

e la tua voce candida

ha solleticato le mie dita.

Stringendo l’immagine di Trilly

tu sei perfetta per essere rinchiusa

nella mia casa di bambole.

Così di porcellana è il tuo viso,

e le perle che ti ho messo al collo

ti stritolano il fiato.

Potresti far invidia a Biancaneve,

per la tua pelle così bianca e il tuo capelli neri.

Così piccola e infelice, così struggente nelle tue parole!

Mi scrivi desideri inconfessabili, sogni impossibili,

e vuoi sederti sotto la mia scrivania per ingoiare i fogli che scriverò.

Nessuna poesia ho per te, piccola troia, mio giglio bianco,

che le parole non servono per averti sotto al mio trono.

Tu già sei una colombella perfetta per il mio pollaio,

con le tue piume bianche e la tua cresta rossa

di gallinella vogliosa.

Mi mostri lingerie rosa per sedurre la tua regina

e avere la sua scelta su di te ma sai che presto rimarrai nuda

e solo le mie mani ti vestiranno di lividi e segni di ogni colore.

Quindi prepara la tua pelle con creme profumate,

come una schiava orientale, e porta i tuoi veli di Salomè,

voglio farti succhiare il nettare prelibato che ardisci desiderare

ma dopo aver pianto tutte le lacrime che tenute nascoste

sotto al tuo cuscino da anni.

VIRGINEA

Ciò che proviene dal buio è oscuro come l’amore.

Ciò che le viscere reclamano è buio totale.

Nel dolce sentire il tuo fiato

sembra che tu voglia morire del mio cuore.

Ogni resurrezione è diversa.

Ogni sofferenza è diversa.

Tu che hai la pelle liscia come la mia,

ma tenerissima e cruda;

tu, mia povera schiava innocente,

sei vittima di una sinfonia differente.

Il tuo collo bianco di cigno hai alzato

e mi supplichi di darti la razione di dolore

che finora hai solo sognato.

Tu sei soltanto una piccola formichina

sotto la mia suola ed io sarò inclemente con te,

mia piccola stracciona.

Come una pifferaia cercavi un Pigmalione,

adesso sarai preda della mia ragione.

Il mio cuore non ha che oscurità

e chi crede di scorgere amore

ha solo preso una svista.

Per cui ti dico, non gettarti nel mio abisso,

io non avrò parole per te ma solo penosi ordini

e il tuo bianco collo sarò soffocato presto

dalle briglie del cavallo.

Piccola ancella che ti mostri nuda a me

per catturare il mio sonno, sappi che la mia notte

è solo mia e tu non ne farai mai parte.