L’AGNELLO SACRIFICALE

Prepara le catene, o Luzifer, perchè questo agnello sta per entrare nel mattatoio.

Il tuo uncino sia affilato per squarciare la carne del mio amore perduto.

Le tue ali siano forti per tenermi mentre farò il mio salto nel vuoto per venire a te.

La terra del tuo malefico fiato si aprirà per accogliere questo mio sacrificio.

O mio Luzifer, non avere pietà per il mio corpo intatto,

non frenare il tuo primo colpo inferto al mio primo gemito.

Io vengo a sacrificare qui il mio cuore, aprilo e prendi quello che desideri.

Dal buio ti porto la mia preziosa luce e tu avrai potere su di me,

come sacrificio per un altro essere a cui ho voluto bene.

Signore delle Tenebre arriva, segnami con la tua mano dominatrice,

fa che il mio ultimo respiro sia paragonato a niente in confronto

al tuo bacio dissolvente.

Io mi dono a te, mio Luzifer, come carne da macello,

come pelle vergine per i tuoi oscuri disegni,

IMPERA SU DI ME, IMPERA SULLA MIA ANIMA!

Ho scelto te, mio Luzifer, perchè sei il capo dei demoni alati

e puoi volare fino al mio nido e farmi morire come voglio io!

Ora non esitare, dannato angelo, e sfiora con le tue nere piume

il mio petto aperto, ora prendi questo organo pulsante e riducilo a niente!

 

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IL LUPO CATTIVO

C’era una volta una bimba che si chiamava Cappuccetto Rosso perché spesso portava una giacchetta di lana col cappuccio rosso. Ella voleva andare nel bosco per cercare un lupo col quale fare amicizia.

Così prese un cestino di paglia, mise alcuni regalini e si addentrò nella selva nera. Camminava e camminava ma di un lupo nemmeno l’ombra così dopo un po’ si sentì molto scoraggiata.

All’improvviso però video qualcosa di scuro tra le piante selvatiche. Era del pelo fulvo o era solo un’allucinazione?

Si avvicinò e cercò di vedere di cosa si trattasse. Vide allora un lupacchiotto che mangiava una giovane lepre. Cappuccetto Rosso rimase a guardare mentre il lupo finiva il suo pasto.

Non appena lui la vide sorrise. Lei gli porse il cestino pieno di leccornie, pensando che magari avesse ancora fame. Il lupo lo accettò con un altro sorriso. Poi posò il cestino a terra e le andò vicino.

Le sussurrò qualcosa. Le tolse il cappuccio dalla testa. Le sciolse le treccine e poi sbottonò il suo vestito. Subito il seno di Cappuccetto Rosso debordò e il lupo aprì le fauci e prese a mordicchiare quelle belle tettone.

Poco dopo Cappuccetto Rosso si trovò legata mani e piedi all’albero e il lupo la sculacciava e la scopava con grande furore. Cappuccetto Rosso gemeva e gridava. Il lupo non si fermava.

Quando la bimba tornò a casa quella sera si disse:

“ Ah, meno male che il lupo è cattivo come aveva detto la mamma, sennò non mi sarei divertita così tanto! “

IL FAUNO

Da lontano giunge un laccio,

da lontano giunge un abbraccio di calore,

inaspettato sincero profumo di passione.

Da lontano giunge un afflato sottile che regge il mio peso,

senza sfiorare un solo dito di me, regge una sofferenza simile alla sua.

Due animali si annusano, si incrociano per dar vita ad una nuova specie.

Si aprono scrigni di possibilità infinite quando a guidare è quella cosa aborrita dagli oppressi della ragione.

Silente il filo intreccia orditi, silente rimane ad ascoltare ragioni, peccati, desideri insondati.

Un flauto risuona nel bosco, un suono strano, mai sentito.

Il suono di un amico che possiede la chiave per uscire dal labirinto

in cui mi ha rinchiuso il mio killer senza cuore.

Eccolo, venire con zampe caprine, a sollevare le vesti della dea cacciatrice,

a desiare cose immonde e carpire gemiti solitari.

Nessuna cortigiana ha mai visto simil giullare saltare così lesto e così convinto

su di un banchetto preparato per un altro re!

UN FIORE GELATO

Un fiore che si è gelato prima ancora di sbocciare.

Un fiore che non è nemmeno spuntato e già è stato reciso di botto.

Un fiore che aspettava una mano che lo cogliesse e ora rimane nel terreno.

Il gelo è venuto a prendersi il mio respiro.

Il gelo adesso spira dentro un veleno cattivo.

Qualcosa si sta smuovendo nel mio ventre raggelato.

Sento che l’ORCO sta per essere risvegliato.

Pietà di me, Signore, pietà per le mie richieste.

Volevo sbocciare nel buio e rimanere nella luce.

Ora mi seppellirò dentro il mio spirito demoniaco

aspettando il prossimo inverno per sublimare questo fuoco che arde invano.

Eccolo sta arrivando……l’ORCO stritola tutto e raffredda la mia anima.

Se la prende come si prende la fiamma di una candela.

Signore, il mio respiro è perduto. Le mie catene sono aperte ed io vado via.

demoni

 

LA REGINA DEI DANNATI

coroncina

 

Una rosa rossa in mezzo ad un campo di grano. Una rosa rossa in mezzo a tante spighe gialle.

Solo un contadino esperto può riuscire a scorgerla.

Lui le si avvicina sapendo che non è una semplice spiga e che è cresciuta proprio là per non essere vista e raccolta da nessuno se non da lui.

Così il contadino decide di raccoglierla e portarsela a casa. Non si preoccupa di indossare i guanti per raccoglierla perché le sue mani sono forti e la prenderanno con forza e decisione.

Allo stesso tempo egli starà attento a non strapazzarla troppo per non farla sfiorire subito e perderla in un attimo.