LA CAGNOLINA INFELICE

CAN

C’era una volta una cagnolina dal pelo rosa. Si chiamava Susy ed apparteneva ad un padrone cattivo che la teneva sempre legata ad un albero in giardino.

La piccola Susy strattonava la catena ma non riusciva a romperla. Guardava la strada e vedeva gli altri cani liberi di girare e correre e lei invece infelice era sempre legata a quell’albero.

Ogni altro vicino di casa passava e la guardava ma nessuno di loro bussavano alla porta per parlare col padrone e dirgli di liberare quella cagnolina infelice.

Susy guardava quelle persone con occhi tristi ma a nessuno veniva mai compassione per il suo stato.

Così calava il muso a terra e si lasciava scivolare a terra.

Ormai nemmeno abbaiava più. Non aveva più la voglia di farsi sentire da nessuno.

Poi un giorno un uomo straniero passò di lì. Era sul marciapiede e canticchiava quando la vide.

L’uomo si girò e si fermò. Susy alzò la testolina e fece un debole bau.

L’uomo continuò a fissarla. Poi si mosse verso di lei. Attraversò il giardino e le andò vicino.

Allungò la mano e l’accarezzò. Susy si alzò sulle zampe e uscì la lingua e iniziò a scodinzolargli.

L’uomo sorrise e continuò a farle delle carezze.

Susy tirò la catena per fargli capire che era legata e voleva liberarsi.

L’uomo vide la catena ma continuò a farle carezze.

Susy abbaiò più forte per fargli capire come si sentiva a stare in quel modo.

L’uomo la guardò negli occhi ma non battè ciglio e continuò a dirle: ” brava, che dolce che sei, brava. ”

Susy lo fissò supplicando, abbaiando come una pazza.

L’uomo si spaventò e credendo che lo volesse mordere si allontanò.

Susy lo vide andar via a gambe levate. Calò di nuovo la testa e si lasciò morire legata a quell’albero.

Non aveva mai sperato di poter tornare libera ma quell’uomo le aveva ridato la voglia di vivere.

Invece se n’era andato e lei era rimasta con la sua catena.

Da quel giorno in poi rifiutò il cibo del padrone e si lasciò morire.

 

 

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IL MIO REGNO PER UN TUO SORRISO

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Se possedessi una singola pietra

io non mi ci siederei sopra.

Se possedessi un solo albero

non mangerei i suoi frutti.

Se possedessi una casa

io non mi riparerei sotto il tuo tetto.

Se possedessi te stesso

io non ti toglierei a te.

Pur di non disturbare la tua vita

cambierei la direzione alla mia strada.

Se possedessi un segreto

non potrei non confessartelo.

Se avessi un ricordo nel cuore

scomparirebbe subito ad un tuo sguardo.

Se io fossi capace di sparire davvero

non ti ferirei restando qui.

Pur di non disturbare la tua vita

io andrò altrove cosicchè tu possa

sentirti al sicuro dalla mia tempesta.

Se avessi un regno intero

darei fino all’ultima briciola

per vedere un tuo sorriso.

Ogni addio è un tir che mi viene sopra

e lascia di me solo la forma del tuo viso

sopra i miei occhi.

SALOME’

Sono fatta di nuvole e mare,

se anneghi dentro il mio terzo elemento

posso salvarti nuotando fino al fondo

insieme alle tue pinne d’argento.

Tu che sei Nettuno ed io sirena soltanto,

Tu che sei Plutone ed io Proserpina al tuo fianco,

posso destare anime e implorare gioia

perché ho avuto il tuo cardiaco espianto

di battito di vuoto nel mio vuoto.

Dal bruco bianco è nata una farfalla nera

e questo per molti altri è strano

ma per te è normale vedere la mia natura vera.

Quella mano che si è tesa,

si è distesa sopra di me,

si è sporta fino a diventare serpente

che s’attorciglia al mio cuore,

e toglie ogni spina da dove altri

l’hanno conficcata, ed estirpa croci

dalle tombe dei miei amori estinti.

Tu sei il mietitore dei passati dolori

e il creatore di altri nuovi,

in un insieme di leggere piume che volano

al tramonto rosse come le gocce di sangue

che ho stillato per te dal mio seno di ferro.

Devo rivoltare le mie radici marce

per far crescere il tuo tronco di metallo

e gemmare come un quarzo ritrovato

dopo la notte dei tempi

in cui ho creduto di non poter avere un ballo

in cui potessi spingere i miei piedi

sopra la polvere di quelli che mi hanno incenerito.

Ora alzo verso il cielo il mio teschio

e mi dico “ESSERE”; e pazzo di me

colui che mi salvò dal fiume in cui stavo annegando,

adesso mi guarda danzare coi miei veli colorati di pianto.

Mio Padrone, scuoto questo vento

dai miei piedi e suono i miei sonagli alle caviglie

perché tu possa danzare sul mio ventre

col tuo potente tamburo.

Danzo per te per vivificare quel sigillo

tra il tuo piacere e il mio godimento,

ciò che ci lega è quell’energia

che si fece inizio e si fece fine,

ed insieme cresciamo dentro il nido

di quella grotta da cui siamo usciti indenni,

tu serpente ed io albero di catene di cera.

https://www.youtube.com/watch?v=1mB0tP1I-14

( english version)

I’m made ​​of clouds and sea,

if you drown in my third element

I can save you swim down to the bottom

along with your fins of silver.

You who are Neptune and I only siren,

You who are Pluto and Proserpina me by your side,

I can awaken souls and beg for joy

because I had your heart explant

beat of emptiness in my emptiness.

Since white caterpillar was born a black butterfly

and this is strange for many other

but for you it is normal to see my true nature.

That hand that is stretched,

it is lying on top of me,

is extruded to become snake

that s’attorciglia to my heart,

and removes any plug where other

have stuck, and eradicates crosses

from the graves of my loves extinct.

You are the reaper of past pains

and the creator of new ones,

in a set of read feathers flying

at sunset as red as drops of blood

I dripped for you from my breast of iron.

I have to turn my rotten roots

to grow your metal trunk

and sprout as a quartz found

since the dawn of time

I believed that it could not have a dance

where I could push my feet

above the dust of the ones I have incinerated.

Now get up to the sky my skull

and I say, “BE”, and crazy about me

the one who saved me from the river in which I was drowning,

Now watch me dance with my colored veils of tears.

My Master, I shake this wind

sound from my feet and my ankles rattles

because you can dance on my belly

with your powerful drum.

I dance for you to vivify the seal

between your pleasure and my enjoyment,

what binds us is that energy

who became the beginning and the end came,

and grow together in the nest

of the cave from which we came out unscathed,

you and me tree snake chain wax.