FLAGELLUM

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La soave fanciulla è fiore e colore di giorno,

e mostro e megera di notte.

La soave fanciulla porta l’ombra dentro di sè,

e non riesce a liberarsene.

Un segreto martirio flagella il suo cuore

e ogni notte ricerca la via di fuga.

La soave fanciulla si perde dentro i suoi incubi,

e diviene spettatore di una vita non sua.

Perchè ogni suo gesto è subito incompreso?

Perchè ogni suo volere è motivo di disperazione?

La fanciulla porta nel suo cuore l’amore

ma ogni cosa è adombrata dal suo mostro interiore.

La fanciulla ha come una maledizione,

è fiore di giorno e buio di notte.

Dei colpi che da sola infligge al suo amore

nessuno sente il brivido infelice.

Dei ritorti meandri del suo misterioso volto

solo una mano ha sfiorato le sue guance.

Ignari son tutti di quel viaggio

che la porta nell’orribile mondo di sotto.

Ignaro persino colui che di più di tutti

le procura involontario dolore.

La fanciulla soave di giorno porta una corona di fiori

ma di notte di spine si riempie la mente

e i sogni fuggono dalle lenzuola intrecciate.

Una via crucis disegnata sul suo petto

da due mani invisibili che la cercano,

ed ella si addormenta di nuovo.

 

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DUE PARTI DI UN’ANIMA

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Due parti così distanti,

due parti che non si sfiorano ancora,

immersi nell’incomprensione totale.

Due parti, ascendente e discendente,

insieme nello stesso vortice,

ma da soli a scatenare trafile

di desolazione.

Se solo potessimo vedere viso a viso,

se solo potessimo sostare sguardo a sguardo,

se solo quel preciso istante fosse giunto

in mezzo al niente costante.

Due parti di un’anima

che ha deciso di rimanere divisa in due.

Quale maledizione è la nostra?

Quale stregoneria è questa?

Non si è mai visto un tale accanimento infausto

su ciò che era stato più volte deciso.

Ogni metro guadagnato cento metri si perdono,

ogni passo fatto cento passi ci riportano indietro.

Il mio grido svelato non ha nessun valore,

il mio cuore straziato non ha alcun calore,

lo stesso vortice ci divora

eppure la mia tortura

non ti sembra abbastanza!

Quale altro dramma dovrò piangere

per riunire due rive così opposte?

Quale altra tragedia dovrò sopportare

per tenere il alto il nostro amore

in mezzo al vortice della tua rabbia?

Ogni parola crea una ferita,

ogni parola crea una speranza vana.

Di quante dita hai bisogno per scrivere la mia vita

nella tua vita?

LE FERITE DEL GHIACCIO

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Brecce, serracchi, fessure, fratture, ferite in quel ghiaccio eterno

dove io dormo senza dormire.

Appaiono ogni tanto ombre,

ma rimangono ombre soltanto.

Il freddo grida nel vento,

la mia carne gela senza il calore

di quella mano che diceva di regnare su di me.

Gli occhi non vengono bendati e vedono tutto.

Le mani non vengono legate e fanno tante cose.

Il cuore non viene sedato e scorre via nella sera.

Anima pesante in una veste leggera,

che muove i passi per danzare una danza di ombre.

Gli uomini sono ombre, rimangono sul muro,

non toccano mai il pavimento

per unire i loro passi ai miei.

Uomini inconsistenti, inermi, fraudolenti.

Quel ballo che le notti agognano

diventa solo agonia per me.

Ma cosa aspettarsi da miseri esseri

che non sanno sentire altro che bisogni fisici?

Cosa aspettarsi da lemuli dalle corazze ben definite

e dai fremiti invisibili che non fanno altro che nascondersi

nella sabbia delle loro misere vite?

Quanti cadono nella fossa

prima ancora di attraversare il ponte!

E quanti rimangono nello stagno

in cui hanno cresciuto così bene

le loro infime passioni

e vengono a supplicarmi di legarli

col filo e col dolore!

Non sono degni nemmeno

del nome che cercano di darsi:

schiavo è solo colui che non sa di esserlo!

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

SCIOGLIERE LA PIETRA

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Può sciogliersi la pietra sotto i raggi di un freddo sole?

Può sciogliersi un nodo fatto da una forte catena?

Può sciogliersi un sogno diventato incubo?

Quale altro gelo porterà il tuo cuore?

Quale altra morte aspergerai nelle mie vene?

Potrai nutrire il mio buio senza farmi male?

Potrai entrare senza scucire il dolore dai miei occhi?

Non ho nessuna voglia ma la voglio trovare.

Non ho nessuna speranza ma la voglio rinnegare.

Potrai spezzare quella catena che mi ha strozzato senza farmi morire?

Potrai diventare il mio vero Padrone?

Dimenticati di te.

Dimentica il motivo.

Dimentica la tua ragione.

Solo col cuore potrai avvicinarti ed avere successo.

Ma la pietra è morbida fuori e dura dentro.

La pietra ha due anime: minerale e animale.

Come potrai domare quella belva?

UN ANGELO FELINO

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Mai nella morte vidi tanta vita 

come in te, feroce guerriero

che porti dentro la feroce anima

di colui che ti ha nutrito finora.

Mai nella mia morte sentii

così tanto feroce appiglio

al mio materno grembo

come si artiglia a me

quel tuo corpo duro

che cerca la sua ragione di vita.

Figlio, amante, dio potente, padre, angelo, demone,..

non uno solo di questi, nè una sola io sono per te

ma figlia, amante, dea, madre, angelo e demone anch’io

perchè in questa danza feroce io ti ho segnato

col mio sapore e il tuo piacere non sarà mai piccolo

ma immenso diverrà quel mondo

che aspetta solo di poter sfuggire

a tutte le leggi umane

per divenire il nostro amore.

IL GIAGUARO

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Cammina sulle ombre del giorno e della sera,

di notte viene fuori come il mostro di ciò che era.

Cammina tra gli abissi di coloro i quali non temono

ciò che egli porta.

La carne e il sangue di quelle interiora

che non si aggrovigliano col volgo,

e che solo il dio di antichi rituali

porta sul suo midollo spinale.

Egli ha percorso moltissimi chilometri

per giungere alla fonte di ciò che ha un senso,

per arrivare all’anima che ha bevuto il suo sangue

quando egli era quel dio di tutte le genti antiche

che si inginocchiavano a lui.

O anima mia, prega la tua ultima preghiera,

perchè il cuore ti verrà strappato dal giaguaro

e la tua mente diverrà piume colorate

che si uniscono alle mani del dio

che ti ha liberata dal dolore dell’addio.

LE LACRIME DEL SOLE

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Hai rapito le lacrime al sole,

hai avuto accesso al nucleo solare

in cui brilla quella voce antica

che faceva sempre il tuo nome.

Alla fine sei arrivato, feroce giaguaro,

feroce e spietato, dal tuo passato

sei uscito e hai trovato il sole di fuoco.

Nelle braccia della morte ho respirato,

con le mani della morte al mio collo

ho respirato la tua vita.

Tu hai osato sfidare la mia morte,

per riportarmi in vita.

Tu hai osato toglierti la vita

per ridarmi la morte.

Ora che le lacrime del sole

hanno brillato nel nostro buio,

ora è iniziato il tempo per la vera gioia.

Il dolore ha suonato dentro le mie vene,

il dolore ha suonato una musica nuova,

e la mia carne brucia di lacrime sonore,

la mia anima brucia di lacrime solari.

Il fuoco che ti porti dentro

consuma i miei occhi

e l’animale che sei ruggisce

dentro la mia gola.