UNA PICCOLA DOTE

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Ho una piccola dote mio Signore,

Non conosco nulla del vostro mondo.

Ho una piccola dote mio Signore,

Non so essere maliziosa.

Ho una piccola dote mio Signore,

Non ho mai conosciuto il dolore.

Ho una piccola dote mio Signore,

Non ho mai conosciuto il calore delle vostre mani.

Ho una piccola dote mio Signore,

Non conosco nessun altro che veda in me tutto questo.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

 

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DISGREGAZIONE DELLA VOLONTA’

Tomasz Alen Kopera

Il cipiglio, un libellum, un infingardo sussurro di voce senza voce.

Quello che l’orecchio non ode ma che l’aria sente.

L’hummus che erode ogni strato di pietra del muro di difesa.

Una violenza subdola peggiore del suono del tuono.

Crudele trappola per capovolgere la direzione mentale.

Sonda per l’anima.

Sonar interno incursore.

Suona una nota sempre uguale.

Bussa ad un muro di energia diseguale.

Positiva presa di carne prima di lasciare la presa.

Soddisfazione subliminale per una via traversa.

Unica via per dialogare, tra cervello e cervello,

uno scambio tra livello e livello.

Poderose connessioni cerebrali,

come un fantasma chiami il mio nome,

e rimani appeso al contorno di un suono

che proviene solo da te.

Spargi la mano là dove il fumo

lascia solo la forma della mia mente,

e non si riesce più ad avere quell’anello

a cui agganciare la catena.

IL PRIGIONIERO E LA FARFALLA

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Un semplice piccolo insetto colorato.

Un giorno qualunque, sole, vento, aria e dannazione.

Una farfalla si posa dove non c’è mai stato colore.

Un semplice insetto, nessun pungiglione,

solo ali e antenne, proboscide per succhiare,

piccoli occhi per vedere.

Il prigioniero allunga la mano,

vuole toccare, vuole sentire.

La farfalla ha due ali leggere, vibranti,

ed un corpo zuccheroso che sporca le dita del prigioniero.

Lui si avvicina di più, vuole stringere,

vuole possedere, ma le ali sono leggere,

impalpabili e si sgretolano subito.

La mano del prigioniero diventa pugno,

la vuole colpire, perchè non si ferma,

non si lascia tenere tra le dita,

la farfalla vuole volare via.

Il prigioniero si accanisce,

ne fa una ragione di vita o di morte,

non vuole lasciarla andar via,

deve trattenerla.

Così stringendo ancora

le toglie le ali e la vita.

IL DESTINO CAPOVOLTO

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Afferrato, tenuto in mano, lasciato andare,

gettato via, ripreso, ritrovato, rifiutato.

Destino crudele o nefasto quel dado che male ha girato?

Uno, due, cinque, sei volte lanciato in aria,

caduto, afferrato, schiacciato.

Due punti, sei punti, otto punti,

simili a decisioni prese da un lato

all’altro della vita.

Non si può esser sicuri

se è stato il caso a farci nero e bianco,

o se l’amore era l’unica via per star sotto il volere delle stelle.

Quale ordito è nascosto dietro le facce del cubo?

Chi mai ha scavato nel centro di un simile pensiero ostinato?

Tutto è andato storto, disse il giocatore,

tutto è stato giocato disse il tempo,

ma un posto è rimasto vuoto,

la sedia è calda ancora,

il giocatore dov’è andato?

Il gioco ha avuto la meglio,

e il jolly è scappato con la coda tra le gambe.

FLAGELLUM

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La soave fanciulla è fiore e colore di giorno,

e mostro e megera di notte.

La soave fanciulla porta l’ombra dentro di sè,

e non riesce a liberarsene.

Un segreto martirio flagella il suo cuore

e ogni notte ricerca la via di fuga.

La soave fanciulla si perde dentro i suoi incubi,

e diviene spettatore di una vita non sua.

Perchè ogni suo gesto è subito incompreso?

Perchè ogni suo volere è motivo di disperazione?

La fanciulla porta nel suo cuore l’amore

ma ogni cosa è adombrata dal suo mostro interiore.

La fanciulla ha come una maledizione,

è fiore di giorno e buio di notte.

Dei colpi che da sola infligge al suo amore

nessuno sente il brivido infelice.

Dei ritorti meandri del suo misterioso volto

solo una mano ha sfiorato le sue guance.

Ignari son tutti di quel viaggio

che la porta nell’orribile mondo di sotto.

Ignaro persino colui che di più di tutti

le procura involontario dolore.

La fanciulla soave di giorno porta una corona di fiori

ma di notte di spine si riempie la mente

e i sogni fuggono dalle lenzuola intrecciate.

Una via crucis disegnata sul suo petto

da due mani invisibili che la cercano,

ed ella si addormenta di nuovo.

 

LA REGINA DI SABA

Regina-Rossa

Dita preziose che cambiano in oro la vile materia.

Dita leggere che scambiano la sfortuna in successo.

Colei che cede il rosso calore,

colei che porta magma e distruzione,

colei che governa sugli ignari insettivori umani.

Dita fiduciose di cambiare in acqua il liquore.

Dita morbide che scaldano il cemento e lo riducono in cenere.

Colei che dorme sotto i letti,

colei che non ha bisogno di altro amore,

colei che rigira nel calderone la minestra avvelenata.

Dita che scuotono la gioia e il dolore.

Dita unite insieme per indicare il percorso nascosto.

Colei che aspetterà l’attesa dello schiavo,

colei che aspetterà scrutando nell’aria,

colei che raggiante saprà che il suo cuore ormai gli appartiene.

ALI DI CERA

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Di quelle ali per raggiungere le tue altezze

avevo il segno sulle scapole quando mi morsi la carne.

Di quelle ali che volevi mettermi per togliermi la ragione

e diventare un soffio di vento nelle tue mani

avevo già il segno quando ancora non c’eri.

Come si scioglie il proprio potere nella luce delle candele?

Come si scioglie il dolore sulla propria pelle?

Non conosco calore che sia abbastanza forte

da distruggere il tuo silenzio stratificato.

Non conosco amore così forte che non abbia distrutto

ogni distanza impossibile.

Vigorose fessurazioni già spuntano sulla colonna vertebrale

ma il mio angelico midollo non è pronto alla tua trasfusione.

Non lasciarmi spirare mentre mi trapianti le tue braccia

per possedere il mio cuore.

Non lasciarmi respirare mentre crederò di morire

per la prima volta.