L’ULTIMA PAROLA

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Sarai profeta della mia prigione,

Custode della mia sottomissione.,

grande scoprutore dei miei paesaggi fisici.

Ti darò il mio oceano e berrò il tuo sangue per morire della tua vita immortale.

Oh Sir, si può avere più dolore del dolore di non averti ancora visto?

Un fiore che cresce sotto la luna odia il sole ma aspetta con pazienza colui che illuminerà ogni suo germoglio per farlo sbocciare.

Credimi mio Sir, questa vita senza di te non ha alcuna goccia di sudore e nessun gusto del piacere.

Tutto è insipido se le tue pallide mani non sfiorano il mio collo per stringermi a te.

Abbi compassione di questo cuore in agonia per qualcosa che ancora non ha conosciuto.

E senza voce spiro con un’ultima parola: “Sì, Sir”

(Copyright della poesia di Amleta Bloom)

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STAND BY

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Un attimo di luce spenta.

Uno scroscio di pioggia che sembra fatto di pietre.

La testa che entra ed esce dalla finestra per il dolore dell’attesa pungente.

E tu schiavo ti ripeti:

“Io per Lei non sono niente.

Io per Lei non sono niente.

Io per Lei non sono niente.”

La vita sta tutta dritta sui tuoi peli.

I tuoi timpani in stand by aspettano di sentire il suono dei suoi tacchi.

I suoi passi arrivano ma la porta non si apre.

Adesso senti la sua voce che parla con qualcuno.

Un altro.

Un altro.

Si è stancata di te?

Perchè non entra?

Perchè non ti dice niente?

Almeno ti rimproverasse per il gelato che hai versato a terra!

Almeno ti dicesse che questo è l’ultimo giorno che aspetti i suoi ordini.

Ma Lei va via.

Senti i passi e la pioggia e il tuo cuore pesante sempre più pesante.

Assapori il dolore di non poterla vedere.

Attraversi i vetri con lo sguardo come se potessi vederla.

Ma sei al decimo piano e neanche se ti alzassi potresti scorgerla.

Ma tu sai che Lei sa che tu sei lì, a sperare di vederla, a credere che lei alla fine sceglierà te.

Sospiri.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

 

 

 

 

IL MIO RECINTO

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I congegni onirici che riempiono i sogni diurni

appartengono al rosso calore di quella voglia di evasione

che precede l’appartenenza alla vostra assenza.

Legarsi ad un fantasma di tale potenza,

legarsi ad un fantasma con tale esigenza,

con insistenza persino, con pessima costanza.

Potreste essere l’unico, potreste essere il solo,

potreste essere UNO, ma defilate gli obblighi

di tale piacere.

Non scendo nessuna scala, non salgo nessuno scalino,

non proseguo, mi fermo.

Non sono che UNA, inutile presenza superflua

nella vostra vita intensa,

un granello di polvere sulla vostra giacca,

e se cadessi a terra sarei salvata

solo dalla mia mente che non cede mai.

Questo recinto che mi avete messo

per tenermi nell’ovile dove potete attingere

al mio latte prezioso, questo recinto è diventato

così stretto e così desolato

da rendermi bestia selvaggia

nelle mani di altri sparvieri

che mirano alla vostra stessa preda.

Un teatro di muscoli in erezione

che palpano la mia dissoluta ragione

e la mia voglia è solo quella di sparire

non più per mano vostra.

Confesso, non avete il tempo di potermi dare tempo.

Confesso, aspetto la risoluzione migliore per un errore di scelta.

Quando la ghigliottina cadrà sulla mia testa

la mia mente sarà già lontana da tutto questo processo.