IL MIO PRIMO ROMANZO EROTICO

Ecco, è ufficiale, stamattina è stato pubblicato il mio primo romanzo erotico. La prima lunga faticosa opera, non autobiografica, che mi ha impegnato in questi mesi. Per adesso è nel sito del mio nuovo editore ma presto sarà anche su Amazon e su tutti gli altri siti di vendita di libri. Quindi per adesso dare un’occhiata e buona lettura a tutti. Ovviamente si tratta di una storia di una donna la cui psicologia interiore di Mistress viene scandagliata fin dagli esordi per mostrare quali impulsi ed emozioni portano verso una scelta così estrema di vita.

http://eroxe.com/index.php/bookshop/item/le-confessioni-della-dama-nerail mio primo romanzo erotico

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LA DEA DEI PIEDI

Per i feticisti che vengono a sbirciare le mie poesie ecco qualche bella immagine dei miei piedi.

Giusto per gradire qualcosa di dolce e peccaminoso per i vostri occhi.

stivali

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scarpe

 

 

 

 

 

I MIEI LIBRI

Nella vita ci sono momenti in cui si ha davanti un bivio. Nessuno ci dice quale direzione prendere e spetta a noi dirigere i nostri passi verso una direzione. Ci sono esperienze che vanno fatte per capire di sè molte cose. Ci sono esperienze che rimangono nel cuore e che aiutano a crescere, ad evolversi, a scoprire il proprio futuro. Ostacoli vengon messi ma prima o poi si arriva ad una meta, o almeno ad una strada sulla quale finalmente ci sentiamo pronti a camminare. Ogni persona affronta il suo lato oscuro in modo diverso. Ogni persona fa un cammino diverso dagli altri e scopre lati di sè che non sapeva di avere. Qualcuno decide di seguire i propri impulsi e altri invece continuano ancora a negarli. Le storie di ognuno possono diventare le storie di tutti gli altri. Per questo ho voluto scrivere vari tipi di racconti con situazioni diverse che possono verificarsi nel mondo sadomaso, per spiegare ed esprimere quale psicologia e quali pensieri ci siano dietro certi comportamenti che magari vengono ritenuti ancora strani dalla maggior parte della gente.

Per chi volesse leggere i miei racconti erotici sadomaso potete trovare tutte le mie opere a questi link:

http://www.amazon.it/s?_encoding=UTF8&field-author=Amleta&search-alias=digital-text

( Chiunque copia o cita alcuni pezzi di quanto scritto in queste pagine deve sempre citarne la fonte perchè tutti gli scritti in queste pagine sono miei personali e il diritto di usarli è dato solo previa autorizzazione mia. Quindi siete avvisati )

Per chi volesse contattarmi per avere più notizie sulle mie opere scriva a:

Levanius@virgilio.it

Per chi volesse curiosare nel mio blog principale eccovi il link:

i tesori di Amleta

Cuori di pietra

Cuori di spine

SUL LETTO DELL’OBLIO

oblio

Sfinita dalla vita, sfinita dai sensi floreali, dal profumo della disperazione.

Sfinita la sostanza che risiede nel cuneo polmonare.

Ogni piccolo capillare ha sanguinato.

Ogni piccolo fiore è seccato.

Il bilancio dei morti è una lunga lista.

Il segno premonitore nella luna rossa.

Povera anima perduta nel calice del crepuscolo!

Cresciuta nel desiderio di un bene e morta nel patimento del male!

Offuscamenti e dolci illusorie devastazioni hanno coronato la tua testa.

Quella finestra ha le tapparelle chiuse.

Quella finestra non dona più nessuna visione.

Rassegnati all’oblio e dormi sul letto del tuo dolore.

Ogni corda è sciolta, ogni cammino è finito.

Vaga da sola sul letto dell’oblio e sogna un’altra vita.

Chiudi gli occhi, chiudi l’anima, chiudi il sonno,

lasciati portare via e non opporti più alla fine.

Riposa in pace.

LOVE IS BLINDNESS

coppia

Credere nel sogno di una stella che si stacca da un pianeta per diventare stella.

Credere nell’abbandono di se stessi per diventare l’altra persona.

Credere in miliardi di respiri per scorgere l’alba che fa luce al sole.

Attorcigliati da bende spesse le anime represse si vincolano a se stesse.

Rivoltano dolori e si prendono cura dei loro cuori con medicine scadute.

Sopra una rupe si staglia il dirupo e le anime morte son pronte al tuffo.

Sopra la cresta delle onde volerà una  nave e porterà Caronte al di fuori delle sponde del mondo.

C’è un unico modo per sopravvivere alla vita, accecare il buio!

Credere di essere qualcun altro per darsi in pasto alle peggiori belve.

Credere di essere strani, disumani, capovolgere le intenzioni e ridursi a candele.

Credere che le nuvole dentro la pelle portino la pioggia.

Vincolati dalle cortecce cerebrali e legati da finimenti equestri corriamo l’ultima corsa.

Non c’è spazio per un futuro diverso sotto quello strato di mare dove anneghiamo.

Non c’è più una superficie marina dalla quale emergere.

Non c’è più l’abisso dove si sprofonda.

Non c’è più niente.

Non si vede più nulla.

Non si vede più.

 

LA CAGNOLINA INFELICE

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C’era una volta una cagnolina dal pelo rosa. Si chiamava Susy ed apparteneva ad un padrone cattivo che la teneva sempre legata ad un albero in giardino.

La piccola Susy strattonava la catena ma non riusciva a romperla. Guardava la strada e vedeva gli altri cani liberi di girare e correre e lei invece infelice era sempre legata a quell’albero.

Ogni altro vicino di casa passava e la guardava ma nessuno di loro bussavano alla porta per parlare col padrone e dirgli di liberare quella cagnolina infelice.

Susy guardava quelle persone con occhi tristi ma a nessuno veniva mai compassione per il suo stato.

Così calava il muso a terra e si lasciava scivolare a terra.

Ormai nemmeno abbaiava più. Non aveva più la voglia di farsi sentire da nessuno.

Poi un giorno un uomo straniero passò di lì. Era sul marciapiede e canticchiava quando la vide.

L’uomo si girò e si fermò. Susy alzò la testolina e fece un debole bau.

L’uomo continuò a fissarla. Poi si mosse verso di lei. Attraversò il giardino e le andò vicino.

Allungò la mano e l’accarezzò. Susy si alzò sulle zampe e uscì la lingua e iniziò a scodinzolargli.

L’uomo sorrise e continuò a farle delle carezze.

Susy tirò la catena per fargli capire che era legata e voleva liberarsi.

L’uomo vide la catena ma continuò a farle carezze.

Susy abbaiò più forte per fargli capire come si sentiva a stare in quel modo.

L’uomo la guardò negli occhi ma non battè ciglio e continuò a dirle: ” brava, che dolce che sei, brava. ”

Susy lo fissò supplicando, abbaiando come una pazza.

L’uomo si spaventò e credendo che lo volesse mordere si allontanò.

Susy lo vide andar via a gambe levate. Calò di nuovo la testa e si lasciò morire legata a quell’albero.

Non aveva mai sperato di poter tornare libera ma quell’uomo le aveva ridato la voglia di vivere.

Invece se n’era andato e lei era rimasta con la sua catena.

Da quel giorno in poi rifiutò il cibo del padrone e si lasciò morire.