LA MENTE IN UNA STANZA

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Chiusa dentro una stanza.

Pomeriggio dentro e mente fuori.

Chiusa dentro una stanza,

legata ad un letto

ma senza catena,

neanche una corda,

nemmeno un filo.

Nessuno che ascolta,

nessuno che sente:

sola con la Sua mente.

Stivali sudati,

slip bagnati.

Non posso andare da nessuna parte.

Non ancora.

Non ancora.

Tic Toc.

Tic Toc.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

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BENDATA

Cose che non voglio vedere, cose che non voglio sentire,

ignorata dal buio e sfiorata dalla visione di un desiderio spento.

Chiusi gli occhi, posate le pupille, chiuso il cuore,

dimenticato ogni sospiro, perchè non ingerisco lacrime d’amaro veleno?

Perchè non sacrifico il fiore del silenzio al rumore della lussuria?

Non gradisco.

Non concepisco.

Non odo nessun suono di gemiti felici, di carezze infinite.

Non vedo, non sento.

Il bacio del chiasso ha lasciato l’uscio aperto ma non è entrato nessuno.

Io non permetto a nessuno di calpestare il mondo che ho costruito.

Ecco il recinto, il cancello, il limite dei miei occhi è quello.

Bendata  come una lumaca cieca, non si vede nulla.

Non si ode nessuno.

Ed è una sensazione spasmodica e piovosa.

E la benda non è nera ma di candido cotone.

( copyright della poesia di Amleta Bloom)

( immagine: giovane bendata di John Divano)

 

LA VOCE DEL PIACERE

Si dice che la donna che cerca il piacere abbia qualcosa di quel calore materno che attira filiali ardori. Ma non sempre questa storia è reale. Il più delle volte magari sono già presenti dinamiche diverse e più comlicate nel rapporto sadomaso. Ma la sua voce non mente mai quando esprime quello che il cuore sente di dire. A volte gli schiavi sono così disattenti! Così sbadati e superficiali. Non sanno che i particolari fanno la differenza. Che la notte ha una sua voce, che il sentimento ha una sua sfumatura. Che le notti non sono tutte eguali.

 

NODI PIU’ STRETTI

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Più stretti quei nodi che allargano la stretta

tra schiava e padrone che si contendono il trono.

Più strette quelle conquiste divenute campo di battaglia

per desideri scomposti e indigesti.

Più strette le corde necessarie ad una nuova esplorazione

sul sentiero di guerra contro il dolore.

Quei valenti pensieri che spianavano la strada

son ridotti a pezzucole che bendarono ferite

ancora pulsanti.

Più stretti quei nodi che si son sciolti

prima ancora di cementarsi e diventare unici.

Più forti le sorti di un animale spavaldo

che ha sbranato per non sbranare.

Quanti intrecci infiocchettati

dal ben volere e dissolti nel nulla!

Sulla barella giace la vittima

attaccata al filo di una flebo così labile

e insicura di poter guarire

da quella malattia insufflata

da un Orco indimenticabile.

LE FERITE DEL GHIACCIO

Amoretriste

Brecce, serracchi, fessure, fratture, ferite in quel ghiaccio eterno

dove io dormo senza dormire.

Appaiono ogni tanto ombre,

ma rimangono ombre soltanto.

Il freddo grida nel vento,

la mia carne gela senza il calore

di quella mano che diceva di regnare su di me.

Gli occhi non vengono bendati e vedono tutto.

Le mani non vengono legate e fanno tante cose.

Il cuore non viene sedato e scorre via nella sera.

Anima pesante in una veste leggera,

che muove i passi per danzare una danza di ombre.

Gli uomini sono ombre, rimangono sul muro,

non toccano mai il pavimento

per unire i loro passi ai miei.

Uomini inconsistenti, inermi, fraudolenti.

Quel ballo che le notti agognano

diventa solo agonia per me.

Ma cosa aspettarsi da miseri esseri

che non sanno sentire altro che bisogni fisici?

Cosa aspettarsi da lemuli dalle corazze ben definite

e dai fremiti invisibili che non fanno altro che nascondersi

nella sabbia delle loro misere vite?

Quanti cadono nella fossa

prima ancora di attraversare il ponte!

E quanti rimangono nello stagno

in cui hanno cresciuto così bene

le loro infime passioni

e vengono a supplicarmi di legarli

col filo e col dolore!

Non sono degni nemmeno

del nome che cercano di darsi:

schiavo è solo colui che non sa di esserlo!

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

MAGISTER LUDI

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Mio Magister,ogni ora è feconda per la conoscenza sublime

di un mondo di perle bianche in cui io sono l’unica nera.

Antica è la memoria che non inganna l’allieva.

La conoscenza suprema solo da un saggio bere potrà.

Ogni vuoto è radice di una sola lezione.

Dove risiede la gioia?

Dove batte il cuore che scrive ancora pagine senza trovare quiete alcuna?

Tormento è l’inizio. Il resto come sarà?

Piccola l’allieva dalla grande curiosità.

Piccola la fantasia che nella vostra ragione immensa diventerà.

La sete, la sete, l’arsura, il bisogno di bervi cogli occhi!

UCCELLI DI CARTA

UCCELLI

Mi girano intorno uccelli di carta, leggeri, superficiali, colorati come delle illusioni.

Mi girano intorno stupidi somari che credono d’esser pronti a sputare sangue per me.

Mi girano intorno leggiadri puledri che scalciano per avere la mia sella.

Nessuno di loro è tale da poter avere il mio giogo.

Nessuno di loro è tale da poter meritare il mio frustino.

Nessuno di loro sa davvero cosa sia “essere di qualcuno”.

Piccoli disastrosi mostriciattoli che zampettano, squittiscono, svolazzano

come passeri in cerca delle mie briciole.

Invano si posano sulla mia mangiatoia,

non sono buoni nemmeno per beccarsi tra di loro.

Ignobili e schifosi uccellacci del malaugurio

che non sanno adorare nemmeno un pezzo di pane.

Centinaia di anime sperdute di cui non so che farmene,

che piegano le ali senza che io apra le loro piume

e son pronti a obbedire come se fossi un vero generale.

Non ho bisogno di nessuno di voi, parassiti,

perchè non siete degni che di qualche allevatore

che vi metta in gabbia e vi tagli il becco

per esser contenti e credervi finalmente schiavi.

No sapete fare la differenza tra un seme e un chiodo

ecco perchè ingoiate solo merda!