I DUE AMANTI

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Lui dorme. Il Re Artù dorme.

Il re forse sta sognando.

La sua barba rimane sollevata

mentre il respiro si interrompe

e poi riprende.

Lei, la Regina, Guinevere,

si gira verso il muro e si chiede:

chissà se anche Lancelot sta domendo

o pensa a lei.

Lei, Guinevere, non riesce più a dormire

da quando quel bel giovane s’è presentato

al servizio del suo consorte.

L’armatura di Lancelot quel giorno

splendeva della luce lunare

e la sua forza fisica aveva prevalso su tutti.

Dopo la lotta e la vittoria, quell’uomo

l’aveva guardata in quel modo strano,

e il suo sguardo era fisso e sicuro.

Lai, la Regina, non si era mossa,

nè aveva abbassato gli occhi:

Lancelot era un suo pari,

nella guerra contro le ingiustizie,

anche lui aveva l’onore nel cuore.

Lei, Guinevere, era la fata bianca,

e aveva visto nella nebbia della notte

che un uomo sarebbe giunto

da un paese lontano.

Era passato un anno

da quel primo sguardo,

eppure in tutto quel tempo

Lancelot non le si era avvicinato mai.

Da lontano, con rispetto, aveva per lei

sempre lo stesso sguardo fisso

e sembrava aspettare il momento giusto.

Poi un giorno, lei era lì, in mezzo al verde,

per una solitaria passeggiata e lui sbucò dal nulla.

Lancelot disse di averla seguita

per proteggerla ma gli alberi avevano già detto alla fata incantatrice

che lui era lì per donarle il suo amore.

Guinevere lo vide venire verso di lei

ed io suo cuore ebbe un sobbalzo:

“ Vi prego, andate via. “

Ma lui si inginocchiò ai piedi di lei e le confessò:

“Mia Dama, accettate il mio amore;

io sono rimasto qui solo per voi. “

La Regina si mosse verso un albero maestoso,

uno dei suoi amici spiriti del bosco,

e su di esso pose la sua mano

quasi a volersi reggere da quel peso sul cuore

di cui non era riuscita a liberarsi.

“Vi prego, io non posso, io non devo. “

Lancelot si rialzò e la raggiunse.

Prese la sua mano, arresa,  nelle sue:

“Mia Dama, voi state morendo accanto a quest’uomo

Che non vi capisce e non vi valorizza. Io vi amo,

io vi voglio liberare  e riportare nella terra dove siete nata,

e liberarvi da questa vita a cui siete stata forzata. “

Guinevere iniziò a piangere,

poiché quelle parole esprimevano la verità della sua condizione

di donna legata ad un uomo con cui non condivideva più nulla.

Quindi, lasciando la sua mano in quelle del bel giovane,

e abbassando gli occhi gli disse:

“Io non posso più far tacere il mio cuore.

Portatemi lontano, nella mia terra, e siate mio scudo

e mio futuro. Solo voi sapete chi realmente io sia.”

Lancelot strinse ancor di più quella mano nelle sue

e vi depose un bacio che aveva l’ardore del fuoco,

di quel fuoco potente che solo un uomo coraggioso

può sopportare dentro di sé senza bruciarsi.

Guinevere girò il suo viso e lo guardò negli occhi.

Non disse più nulla.

Lancelot fischiò e subito dopo apparve il suo destriero.

La Regina fu posta davanti e il suo cavaliere dietro di lei.

Così scomparvero quelle due anime

che non appartenevano al regno degli uomini

ma alla terra di Avalon,

portando con sé la forza di quel cuore

che supera le regole e i legami dei mortali.

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L’ANTICA VOCE

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Sorge dallo scranno silente quel fatato dispiegamento

di forze occulte che alla mia vita ardore hanno sempre dato.

E nel culmine della risorta devozione per l’amarissima terra

che ha visto la mia ultima umana prigione, io di Avalon

terrò nelle mie vene il ricordo di ciò che mi è stato fatto.

Ora discendono retaggi e fili da antiche capanne

dove il sordo e il cieco avevano la stessa voce

ed io mio occhio cercavano coloro che volevan a me sfuggire.

Dal giallo della follia all’ocra della terra mia,

ogni pagliuzza di fuoco che colmerà il mio calice

per te solo fiele e dolore diventerà nella tua vita.

Il mio canto è stato rifiutato e la mia voce è stata tradita

e adesso il mio ordine è per le forze oscure

che dalla mia anima risalgono da quel suolo

in cui nel passato ho vissuto e che mi ha dato il sigillo

della mia disumana perversione.

Povera quell’anima nuda che ha attraversato la mia via

e non si è più girata al mio cospetto,

io per lui non avrò alcun diletto

nel vederlo marcire nel fosso della disperazione.

Il mio giallo bilioso morderà il tuo collo

e la tua mano non troverà quel vampiro

che ti si è avvicinato.

Ora va dentro quel bosco, da solo,

e stai attento alle belve,

io rimango qui accanto al lago

a vederti scomparire come una pagliuzza di inutile fuoco.

 

 

LA FATACATTIVA

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Carni della nuova fredda stagione,

sementi e forze della mia ultima ragione

portate a me quel tuono devastante

che rigiri la sorte di questo navigante

che non ha saputo piegarsi al mio trono!

Sangue degli uccelli uccisi dal vento dell’inverno

io gelerò il mio mantello e ti darò solo freddo inferno.

Lumina che s’indorano sulle ultime nuvole rosa

avrai irta la tua strada di ostacoli e muri,

poichè tu il tuo sguardo volgesti altrove

e alla fata non desti la tua sottomissione.

Ora le mani della terra hanno deciso

di solcare i mari per tornare alla oscura magione

dove la fatacattiva prepara le sue migliori vendette

e crude e cotte, esse tutte vanno ritorte

nello stesso calderone.

Porgi la tua guancia ad un diverso bacio

perchè l’ultimo raggio di sole ha sfilato all’orizzonte

e da oggi in poi tutto tornerà buio pesto

e per te nessun’altra occasione!

CAN YOU HEAR ME?

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Là dove si nasconde la tua anima

io ti vengo a cercare camminando su suoli di musica

dove le note sono spine affilate.

Io sento una diversa connessione con te,

io sento una diversa comunione con quello che sei.

Là dove tu sei da solo, da solo nella tua solitudine,

quella che non mostri mai,

là io ti vengo a cercare perchè so che hai bisogno di me.

Alla fine di quelle facce che ti tocca usare ogni giorno

nella tua vita e nel tuo lavoro, io riesco a vedere te,

come sei veramente.

Questo tuo essere reale che io vedo,

è quell’Orco nel bosco, che mi segue dovunque io vada.

In ogni luogo io vedo sempre te,

c’è sempre qualcuno che mi ricorda

la tua presenza, la tua fisicità.

Io ti vedo dovunque perchè ti voglio vedere.

Là dove finiscono quelle facce di te

che io non conosco e che tu dismetti

quando sei con me,

là, in quella solitudine che conosco benissimo,

io ti trovo simile a me, per questo ti voglio baciare col cuore.

LA PASSERA SOLITARIA

Un beccuccio appuntito

che canta solitario il canto del desio smarrito.

Un piumaggio rosso scarlatto

che mostra ciò che di uccello non è poi così matto.

Stride tra gli alberi

la passera solitaria, tra rami e tronchi,

e desideri tagliati dalla lama della sua voce infranta.

Terre dissestate dal suo cuore odiato,

toraci rimasti a metà

quando speravano di sorgere sotto il suo diti appuntito.

Ciò che potrò prendere non sarà spavento,

ciò che diserto non è l’inferno,

e nel bosco non c’è nemmeno tagliente vento.

I sono nascosta, come un uccellino,

nel nido sopra quell’albero

dove arriveranno i tuoi artigli

di magnifico felino.

Intanto canto l’ultima mia canzone

a ciò che porti dentro di te

perchè mi renda aquila alla fine,

quando sorgerai sopra di me

e mi porterai ad essere quella schiava

che non aveva mai piegato la testa.

Una passera solitaria

che canta il tuo misterioso nome,

cinguetto libera e non vedo nessuna gabbia ancora.

Mi sento forte e posso sfidare la cima,

senza lasciarti seguire le mie tracce minuscole,

sulla terra bagnata.

Cosa vedrai coi tuoi occhi

saranno segni della mia anima

che sta per svanire.

https://www.youtube.com/watch?v=J9WJWhowBfU

LA FORESTA NERA

Freccia dopo freccia

Dentro al cuore della Dama Nera

ha preso sede un sottile oscuro bagliore.

Freccia dopo freccia

Si è aperta una fessura

dentro al profondo bosco

e la Dama Nera finalmente sul suo trono

prenderà posto.

Dall’alto al basso

ella sente ogni suo vicino passo:

sente avvicinarsi il veneziano mostro

con la maschera di profanatore di anime.

Alzatevi tutte acque salate! Sorgenti del male e fonti oscure!

La Dama Nera ha deciso di rendere le vostre menti insane!

Piegatevi ai suoi piedi, rospetti, e lasciate che il suo forte piede

si adagi sulle vostre deboli schiene.

La Regina della Foresta Oscura

ha ordinato una catena più lunga e stretta

per le sue prossime vittime.

Sotto le fronde ribelli e il canto ostile degli uccelli

Ella aprirà cuori e mangerà dolori a lei familiari.

Divora precoci silenzi e desideri iracondi,

di coloro che cercano l’assoluto divino

e dietro i suoi passi lascia solo scheletri di veleno.

Stringerà, strozzerà, non avrà pietà alcuna

poiché Ella è la peggiore Sovrana di questa infima zona oscura.

Ogni servile bacio avrà il suo cappio e ogni labbro avrà il suo morso.

Poi cederà a Lui, il Fauno, lo scettro fatato, e da lui prenderà ristoro.

Si renderà docile al suo fiato selvatico, lo lascerà correre sul suo seno

coi denti e con l’anima che a lei è devota.

Lascerà mai che il suo animo venga addomesticato?

Freccia dopo freccia, un buco si è ingrandito sul collo

E da lì il Fauno ha succhiato il sangue virulento

che gli procura la malattia sentimentale di cui è appestato.

Spira risuonando il buio dentro di loro,

spira leggero come un fiato di nero,

quel vento che ha scoperto le loro vere passioni.

Occhio dopo occhio,

vena dopo vena, sguardo dopo sguardo,

si è aperto un varco dentro la vista occlusa

della Regina reclusa ed Ella ora guarda quegli occhi

come se vedesse per la prima volta il sole!

Il Fauno, suo unico servitore fedele,

stringerà le mani alle sue e la porterà altrove,

per salvarla dal fango del suo demone interiore.

Distante sembrava la sorte,

vicina appariva la morte, ma tutto si è aggiustato

col tocco del destino fatato.

Ascolta queste parole, o servitore fedele,

oggi suona il tuo flauto, svelto,

poiché dal mio scranno a te solo

il mio ardire verrà rivolto

e tu piegherai le ginocchia di cervo

e porgerai il tuo volto per farlo sparire

dentro al mio cuore morto.