IL DOLORE TENTACOLARE

piovra (2)

 

Spasmi allo stomaco e nausea esistenziale.

Rigetto e vomitevole passione insanabile.

Devota complicazione perdurante stillicidio di parole.

Remote verghe che sferzano la schiena invece del riposo.

Oniriche ossessioni e divagazioni notturne che smembrano gli organi interiori.

Della pelle assediata dalle ventose della sofferenza

rimangono segni rossi come baci di una strana possessione.

Soluzioni infinitesimali per un errore di percorso.

Soluzioni piene di incognite per un percorso senza errori.

Temporali crudeli non accennano a lavare il dolore

e la terra sembra gioire nonostante il nostro dissenso.

Lavata solo dalle lacrime, pulisco il mio senno

da ogni ragione che mi fa dubitare.

Il volto rimane uguale, lo spettro anche,

il fantasma è sempre all’opera

e non muta il suo sguardo senza pietà.

Nuda la mia coperta di capelli

che rimane sparsa sul mio letto disfatto,

e piene le mie mani di scolorite abluzioni.

Rischiaro l’alba perchè tu ci sei dentro

e rimani nel mio buio.

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IL CALORE DI UNO SPIRITO MORTO

CAPELLI

La tristezza d’estate era diventata inverno.

Ma la tristezza invernale è diventata calore.

Sotto le vesti del tormento di non avere più un sogno.

Sotto le vesti dove la carne rimane solitaria,

uno spirito venuto dal nulla scopre il suo tesoro.

In quel rossore che diventa fuoco di sera,

e in quell’odore che mangia l’anima

che ingoia baci come se ingoiasse colori.

In quel profumo che odora di saliva,

che desidera bramare tutto ciò che è possibile,

in cui il tuo naso ha messo la scintilla,

in cui sparisce ogni dita della tua mano.

Dove le ombre osano,

dove le ombre si baciano,

rimane secco legno e un uccellino sbiadito.

Dove le ombre osano unirsi,

dove due ombre si scoprono senza parlare,

là rimane un suono che è sole e notte.

Mistiche dimenticanze ed estatici ritrovamenti

di spasimi esaltati dal godimento inatteso.

Baciare uno spirito morto

non ha prezzo,

e trovare in quella morte una vita

non ha spiegazione.

Tirami addosso il tuo spirito morto

e non lasciarmi respirare un attimo.

Tirami addosso il tuo cadavere

e riportami in vita.

 

 

UN PONTE DI CARNE

NATURA MORTA 100x70 biro e acrilico su tavola 2008 ERREPI

Scovare un sole nero dentro la pioggia solare,

il tuo odore che non so di cosa sa.

Il sapere che prima o poi pioverà piacere

sopra i tuoi capelli appiccicati dal gel.

Poter prendere le forbici e tagliarne una ciocca,

perchè si passa sul cuore ciò che si tiene in testa.

Un souvenir da killer per me,

io che sono assassina di angeli.

Dolciccimo è il pensiero di avere un tasto da premere,

per raggiungere quel ponte dove tu giochi coi tuoi amichetti,

e sotto scorre il fiume del tuo dolore.

Io sto salendo sul ponte,

ho una canna da pesca,

vieni a me pesciolino bello,

se apri la bocca ci metto una rosa.

Io ti coprirò di torte di panna

e poi ti mangerò come se fossi carne al sangue.

Il ponte della tua carne

arriva al mio fiume senza usare nessuna costruzione

per trovare il fine che unisce le anime.

Il mulinello vibra,

lascio scendere l’esca,

abbocca, abbocca, tonnarello.

Ti squamerò centimetro per centimetro,

e nemmeno la lisca rimarrà del tuo passato.

Sono un’orca vorace e nuoto nel mare della pioggia nera.

Vieni a trovare il tuo pescatore invisibile,

sto in piedi, guardo le increspature dell’acqua,

quando uscirà la tua testa

io tirerò bene e all’amo sarai preso,

mio sole nero.

Non avere timore,

io sono una bimba perversa,

sarai il mio orsacchiotto peloso,

il mio bambolotto prodigioso,

e accarezzerò i tuoi capelli

per far scomparire i ricordi

che ti tengono legato al fondo del fiume.

https://www.youtube.com/watch?v=O8NxLmGx2Us

CHIUSA DENTRO LA TORRE

L’ombra dei muri dentro la torre,

l’ombra dei limiti dentro ai muri:

la fanciulla vuole rimanere dentro la torre.

L’ombra di una libertà negata,

l’ombra di una volontà rubata

da chi racchiude il segreto del perduto amore.

La fanciulla ha chiuso la porta,

ha messo un pesante lucchetto,

vuole seppellire il suo dolore

dentro i muri della passione.

Vuole essere alba solo per le ombre.

Sparge i suoi capelli sul letto,

conta le scure ciocche,

come se leggesse delle scritte:

su ognuna di esse c’è scritto un solo nome.

Ripiega la testa, si abbandona alla disperazione.

La fanciulla conosce il dolore,

quell’ombra senza testa che la insegue,

che le tiene legate le mani,

che la tiene prigioniera.

Quell’ombra senza testa,

che la tiene in una gabbia invisibile,

le lascia la porticina aperta ma le impedisce di andare via.

Perché rincorri un altro cavaliere?

Perché fuggi da me, mia alba segreta?

Nel giardino di rose poteva sgorgare

la fontana del nostro mare,

ma invano aspettai dentro la torre

che ti ricordassi di essere “Padrona” come me.

Quell’ombra rimane sui muri,

viene e va a suo piacimento,

sul mio giaciglio non dormo più

e ho lasciato che le rose divenissero cenere.

Non sospirare, non sospirare per me,

io conosco bene lo strazio

di non avere ciò che più amo.