IL DESTINO CAPOVOLTO

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Afferrato, tenuto in mano, lasciato andare,

gettato via, ripreso, ritrovato, rifiutato.

Destino crudele o nefasto quel dado che male ha girato?

Uno, due, cinque, sei volte lanciato in aria,

caduto, afferrato, schiacciato.

Due punti, sei punti, otto punti,

simili a decisioni prese da un lato

all’altro della vita.

Non si può esser sicuri

se è stato il caso a farci nero e bianco,

o se l’amore era l’unica via per star sotto il volere delle stelle.

Quale ordito è nascosto dietro le facce del cubo?

Chi mai ha scavato nel centro di un simile pensiero ostinato?

Tutto è andato storto, disse il giocatore,

tutto è stato giocato disse il tempo,

ma un posto è rimasto vuoto,

la sedia è calda ancora,

il giocatore dov’è andato?

Il gioco ha avuto la meglio,

e il jolly è scappato con la coda tra le gambe.

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IL FUOCO DIVORATORE

fuoco

 

Una partita a due giocata da soli.

Ogni carta diventa di un solo colore.

Ogni rosso diventa fuoco e il fuoco diventa gioco.

Nel fumo di un gioco di colori e mani,

la prossima mossa è ancora incerta.

Il giocatore ha le notti bianche?

Il giocatore ha voglia di osare un asso nella manica?

Seduto al suo tavolo, come ogni sera,

con accanto la stessa normale compagnia,

pensa alle carte o pensa a qualcos’altro?

Quale mazzo sarà il migliore?

Quale desiderio uscirà per primo?

Quale azzardo sarà la scelta più perversa?

Intanto mischia, mischia, sceglie, si ferma,

si mostra e diventa reale.

Quel giocatore che in due non vuole giocare

per paura di restare da solo.