LE LACRIME DI GINEVRA

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Oh Ginevra, triste sovrana che ha visto scomparire il suo Lancillotto,

non piangere altre calde lacrime perchi ti ha fatto quel torto.

Un cavaliere che rinnega la sua dama da un giorno all’altro

non è degno nè del tuo amore nè della tua corte.

Tu sovrana potente non piangere più quel giovane combattente

che per te nemmeno una guerra ha vinto,

nè oltre quel recinto spinato si è spinto

per dimostrarti il suo valore.

Oh Ginevra, mia anima in pena,

riprendi la tua strada e torna al castello,

colui che voleva fuggire con te

non è venuto più a ripararsi sotto il tuo ombrello.

Quest’uomo sì vile non aveva corazza

e la sua debolezza non è degna della tua corona,

signora, riprendi la vita che ti è stata portata via

e donati un pò di riposo da quel pianto

che sciupa le tue notti di tormento.

Felice colui che non ha te non sarà mai!

Felicità colui che non ti è devoto non troverà mai.

Il tuo regno e il tuo potere meritano altri cuori

più coraggiosi e pronti solo a te servire.

Coraggio, apri quella porta

e lascia in tasca la chiave,

ciò che ti aspetta sarà solo luce

ed eterno calore.

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CHIUSA DENTRO LA TORRE

L’ombra dei muri dentro la torre,

l’ombra dei limiti dentro ai muri:

la fanciulla vuole rimanere dentro la torre.

L’ombra di una libertà negata,

l’ombra di una volontà rubata

da chi racchiude il segreto del perduto amore.

La fanciulla ha chiuso la porta,

ha messo un pesante lucchetto,

vuole seppellire il suo dolore

dentro i muri della passione.

Vuole essere alba solo per le ombre.

Sparge i suoi capelli sul letto,

conta le scure ciocche,

come se leggesse delle scritte:

su ognuna di esse c’è scritto un solo nome.

Ripiega la testa, si abbandona alla disperazione.

La fanciulla conosce il dolore,

quell’ombra senza testa che la insegue,

che le tiene legate le mani,

che la tiene prigioniera.

Quell’ombra senza testa,

che la tiene in una gabbia invisibile,

le lascia la porticina aperta ma le impedisce di andare via.

Perché rincorri un altro cavaliere?

Perché fuggi da me, mia alba segreta?

Nel giardino di rose poteva sgorgare

la fontana del nostro mare,

ma invano aspettai dentro la torre

che ti ricordassi di essere “Padrona” come me.

Quell’ombra rimane sui muri,

viene e va a suo piacimento,

sul mio giaciglio non dormo più

e ho lasciato che le rose divenissero cenere.

Non sospirare, non sospirare per me,

io conosco bene lo strazio

di non avere ciò che più amo.