DISGREGAZIONE DELLA VOLONTA’

Tomasz Alen Kopera

Il cipiglio, un libellum, un infingardo sussurro di voce senza voce.

Quello che l’orecchio non ode ma che l’aria sente.

L’hummus che erode ogni strato di pietra del muro di difesa.

Una violenza subdola peggiore del suono del tuono.

Crudele trappola per capovolgere la direzione mentale.

Sonda per l’anima.

Sonar interno incursore.

Suona una nota sempre uguale.

Bussa ad un muro di energia diseguale.

Positiva presa di carne prima di lasciare la presa.

Soddisfazione subliminale per una via traversa.

Unica via per dialogare, tra cervello e cervello,

uno scambio tra livello e livello.

Poderose connessioni cerebrali,

come un fantasma chiami il mio nome,

e rimani appeso al contorno di un suono

che proviene solo da te.

Spargi la mano là dove il fumo

lascia solo la forma della mia mente,

e non si riesce più ad avere quell’anello

a cui agganciare la catena.

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NON FUGGIRE

attodamore

Nel buio dove il controllo gestisce ogni angolo del tuo sentire

si percepisce la forte passione del tuo non volere.

Corpo su corpo rimangono due pensieri

che si cercano.

Corpo su corpo si pensano due corpi

che ricercano l’altro oltre il confine

della disperazione.

Sentire, morire, uno sbaglio, una sola voce,

un ragguaglio, un soffio, una esclusione.

Ogni guerra diventa terreno di dolore.

Ogni discussione diventa suolo dove poter soffrire meglio.

Invano asciughiamo le stesse lacrime di caffè.

Invano sistemiamo le orme sui nostri perchè.

Cosa c’è scritto nel nostro cielo?

Cosa hai scritto per me?

Si vive distanti nello stesso amore

e non si capisce la ragione.

Si vive come se mai si potesse vivere

senza l’altra metà che significa qualcosa

di importante eppure viene sempre messa in discussione.

Non fuggire da quel giaciglio

dove le speranze cucivano ancora fili

per i nostri cervelli.

Non fuggire perchè pensi

che ci sia un’altra vita per me:

ho scelto di morire nelle tue mani

ma non sai usare che una tecnica sola,

farmi soffrire dentro di te.

 

 

IL MIO RECINTO

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I congegni onirici che riempiono i sogni diurni

appartengono al rosso calore di quella voglia di evasione

che precede l’appartenenza alla vostra assenza.

Legarsi ad un fantasma di tale potenza,

legarsi ad un fantasma con tale esigenza,

con insistenza persino, con pessima costanza.

Potreste essere l’unico, potreste essere il solo,

potreste essere UNO, ma defilate gli obblighi

di tale piacere.

Non scendo nessuna scala, non salgo nessuno scalino,

non proseguo, mi fermo.

Non sono che UNA, inutile presenza superflua

nella vostra vita intensa,

un granello di polvere sulla vostra giacca,

e se cadessi a terra sarei salvata

solo dalla mia mente che non cede mai.

Questo recinto che mi avete messo

per tenermi nell’ovile dove potete attingere

al mio latte prezioso, questo recinto è diventato

così stretto e così desolato

da rendermi bestia selvaggia

nelle mani di altri sparvieri

che mirano alla vostra stessa preda.

Un teatro di muscoli in erezione

che palpano la mia dissoluta ragione

e la mia voglia è solo quella di sparire

non più per mano vostra.

Confesso, non avete il tempo di potermi dare tempo.

Confesso, aspetto la risoluzione migliore per un errore di scelta.

Quando la ghigliottina cadrà sulla mia testa

la mia mente sarà già lontana da tutto questo processo.

 

QUEL MOSTRO CHE RESPIRA DENTRO IL MIO PETTO

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Quale condizione è necessaria ma non obbligatoria

affinchè si trovi quel mostro che nel giardino segreto

fa incetta di cuori privandoli del loro battito?

Quale requisito è necessario per vedere il volto

di quel demone che ha come unico volto il mio?

Nel giardino segreto egli sta seduto

da solo sul suo trono di spine a cui solo lui è devoto

e come un tiranno tira le fila del suo futuro

collezionando misere anime deboli

come succulenti pasti per il suo fegato malato.

Sospeso tra cervello e mente

egli non sente il dolore di cui si è privato.

Sospeso tra denti e gola

egli non dice mai una parola.

L’orco non sa ciò che la bimba fa.

L’orco non sente ciò che la bimba pretende.

Quel mostro dalle corna ritorte

non è diavolo che si può conoscere

con l’esperienze normale del conoscere un simile.

Quel pezzo di animale che taurino ha il volto

non è mitologico nè astrologico

ma psicologico e fa da schermo ad ogni respiro

che io trattengo nel mio petto

per non far uscire quella distruzione

che mieterebbe vittime innocenti tra di voi.

Non schiacciate mai quel tasto

che potrebbe farlo risvegliare,

egli non è umano e di umano non ha niente

ma l’unica cosa a cui mira

è solo la vostra anima umana.

Nelle stanze segrete del suo giardino

ha messo le bambole che ha rubato

quando era ancora piccolino,

privandole di vista, tatto e piacere

poichè egli è solo dolore.

Egli è al comando della mia legione

di anime e personalità istintive,

e come burattini tira le fila

alle mie sonore esistenze

quando il mio manichino

non riesce più a stare in piedi.

Guardatevi dall’avvicinarvi al suo fiato

potreste rimanere scottato.

https://www.youtube.com/watch?v=zZVS5w1sDXw

 

 

IL LUPO CATTIVO

Gli occhi affilati dalla foresta dove hai vissuto

ti rendono selvaggio e astuto.

Gli occhi di Lupo biancheggiano nel buio

come lame di luna che non ho mai visto in vita mia.

Un essere così forte da piegare gli alberi della mia mente.

Un essere così potente da non usare gli artigli

per prendere ciò che gli serve.

Un lupo maledetto, Capobranco di una tribù svanita nel nulla,

unico superstite di un ardore recluso nei muscoli del cervello.

Sanguigno movimento e zanne ritorte per mordere il mio senno.

Sono senza occhi quando ti guardo.

Sono senza vista quando ti ho visto.

Sono senza tregua quando hai concesso un fremito.

Sono senza difesa ora che mi hai guardata.

Sbrana la tua carne affamata, Lupo,

il calore del silenzio è svanito

e sono piegata da un semplice ciuffo di peli neri

che dalla tua fronte sembrano spuntoni pericolosi

e sono stata trafitta senza esser stata ancora infilzata!