IL DEMONE DELLA LUSSURIA

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Accesso spietato ai miei neuroni assediati.

Accesso spietato al mio debole virgineo solco deflorato.

Accesso a tutto quello che non è ancora tuo.

Ridendo come una lingua di serpente ritortami contro.

ridendo come un demone che sa bene le cause del misfatto

ti avvicini sempre silenzioso e prendi quello che ti spetta.

Il mio cervello infetto.

Il mio cervello infettato dai tuoi neuroni.

Assatanato da una immeritevole voglia di sedurre la mia ragione.

Cosa sei?

Cosa mi fai?

Riportami indietro.

Il luogo della mia strage è rimasto intatto.

Ogni goccia di pioggia è rimasta sulla tua lingua.

Ogni goccia della mia anima lecchi via come se fosse pura.

Strisciami addosso la tua lordura e rigenerami.

PREGHIERA PER IL MONSTER

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Ricorda Signore, la mia carne non ha mai visto il limite.

Ti prego fai piano, sii misericordioso, dosa la giusta dose.

Non affilare le unghie per aprirmi la mente

hai affilato già il rigoroso silenzio tra le porte d’entrata ed uscita.

Ricorda, non so ancora chi sono per te.

Lascia che preghi la mia ultima preghiera.

E’ giunta l’ora estrema e mi dolgo di esser così debole,

come una piuma che verrà fritta nell’olio caldo.

Non ti conosco ma non fermare la tua mano quando mi vorrai.

Stringerò i denti, sarò perfettamente obbediente e saprò pregare a terra,

sotto il tuo piede irruente.

Non mi sforzerò nemmeno di chiederti il permesso

per seppellire quell’amore che non mi hai mai concesso,

e tra le mie mani lo terrò stretto

quando infilzerai il tuo pugnale dritto nel mio petto.

Non ho paura Signore, di finire il mio destino,

senza fiato e senza nome quando pronuncerò il tuo.

Finiscimi subito però perchè potrei guardarmi indietro

e scappare dal tuo feroce amore.

LE FERITE DEL GHIACCIO

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Brecce, serracchi, fessure, fratture, ferite in quel ghiaccio eterno

dove io dormo senza dormire.

Appaiono ogni tanto ombre,

ma rimangono ombre soltanto.

Il freddo grida nel vento,

la mia carne gela senza il calore

di quella mano che diceva di regnare su di me.

Gli occhi non vengono bendati e vedono tutto.

Le mani non vengono legate e fanno tante cose.

Il cuore non viene sedato e scorre via nella sera.

Anima pesante in una veste leggera,

che muove i passi per danzare una danza di ombre.

Gli uomini sono ombre, rimangono sul muro,

non toccano mai il pavimento

per unire i loro passi ai miei.

Uomini inconsistenti, inermi, fraudolenti.

Quel ballo che le notti agognano

diventa solo agonia per me.

Ma cosa aspettarsi da miseri esseri

che non sanno sentire altro che bisogni fisici?

Cosa aspettarsi da lemuli dalle corazze ben definite

e dai fremiti invisibili che non fanno altro che nascondersi

nella sabbia delle loro misere vite?

Quanti cadono nella fossa

prima ancora di attraversare il ponte!

E quanti rimangono nello stagno

in cui hanno cresciuto così bene

le loro infime passioni

e vengono a supplicarmi di legarli

col filo e col dolore!

Non sono degni nemmeno

del nome che cercano di darsi:

schiavo è solo colui che non sa di esserlo!

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

IL GIAGUARO

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Cammina sulle ombre del giorno e della sera,

di notte viene fuori come il mostro di ciò che era.

Cammina tra gli abissi di coloro i quali non temono

ciò che egli porta.

La carne e il sangue di quelle interiora

che non si aggrovigliano col volgo,

e che solo il dio di antichi rituali

porta sul suo midollo spinale.

Egli ha percorso moltissimi chilometri

per giungere alla fonte di ciò che ha un senso,

per arrivare all’anima che ha bevuto il suo sangue

quando egli era quel dio di tutte le genti antiche

che si inginocchiavano a lui.

O anima mia, prega la tua ultima preghiera,

perchè il cuore ti verrà strappato dal giaguaro

e la tua mente diverrà piume colorate

che si uniscono alle mani del dio

che ti ha liberata dal dolore dell’addio.

IL DIO DEI MAYA E LA FARFALLA INDIANA

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Silenzioso l’odore sgusciò tra le vesti e si mischiò col sapore del cielo. Lei sorrideva timida perchè non sapeva che lui era il dio dei maya. Le sue piume la confondevano. I suoi occhi la mettevano così in imbarazzo. Poi nel silenzio del giorno l’anima divenne sera e allora lui la sfiorò perchè era scritto che una farfalla dovesse diventare dea.

Misterioso il canto che piume e polvere mischiate fanno tra due corpi di diverse forze. Misterioso quel destino che avvicina due potenze magneticamente opposte. Così giunsero a non dirsi alcuna parola, perchè gli occhi soltanto parlavan di loro e della loro essenza.

La ricerca era durata anni, e il giro del mondo non era bastato per arrivare a quella fonte dove tutto converge e dove il cuore emerge dagli oceani esistenziali. Lui avvicinò una mano ma non aveva paura di sbriciolare le ali della farfalla. Lui voleva toccare la sua vita. Lui voleva sentire il volo delle sue ali.

Il dio dei maya la guardò come si guarda un fiore raro, trovato in mezzo ai cactus. Lei sorrideva ancora. Poi chiuse gli occhi e disse solo una parola: “sì”.

Il dio dei maya allora fece divampare il fuoco e ogni altra cosa intorno a loro scomparve del tutto.

LE LACRIME DI GINEVRA

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Oh Ginevra, triste sovrana che ha visto scomparire il suo Lancillotto,

non piangere altre calde lacrime perchi ti ha fatto quel torto.

Un cavaliere che rinnega la sua dama da un giorno all’altro

non è degno nè del tuo amore nè della tua corte.

Tu sovrana potente non piangere più quel giovane combattente

che per te nemmeno una guerra ha vinto,

nè oltre quel recinto spinato si è spinto

per dimostrarti il suo valore.

Oh Ginevra, mia anima in pena,

riprendi la tua strada e torna al castello,

colui che voleva fuggire con te

non è venuto più a ripararsi sotto il tuo ombrello.

Quest’uomo sì vile non aveva corazza

e la sua debolezza non è degna della tua corona,

signora, riprendi la vita che ti è stata portata via

e donati un pò di riposo da quel pianto

che sciupa le tue notti di tormento.

Felice colui che non ha te non sarà mai!

Felicità colui che non ti è devoto non troverà mai.

Il tuo regno e il tuo potere meritano altri cuori

più coraggiosi e pronti solo a te servire.

Coraggio, apri quella porta

e lascia in tasca la chiave,

ciò che ti aspetta sarà solo luce

ed eterno calore.

CAN YOU HEAR ME?

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Là dove si nasconde la tua anima

io ti vengo a cercare camminando su suoli di musica

dove le note sono spine affilate.

Io sento una diversa connessione con te,

io sento una diversa comunione con quello che sei.

Là dove tu sei da solo, da solo nella tua solitudine,

quella che non mostri mai,

là io ti vengo a cercare perchè so che hai bisogno di me.

Alla fine di quelle facce che ti tocca usare ogni giorno

nella tua vita e nel tuo lavoro, io riesco a vedere te,

come sei veramente.

Questo tuo essere reale che io vedo,

è quell’Orco nel bosco, che mi segue dovunque io vada.

In ogni luogo io vedo sempre te,

c’è sempre qualcuno che mi ricorda

la tua presenza, la tua fisicità.

Io ti vedo dovunque perchè ti voglio vedere.

Là dove finiscono quelle facce di te

che io non conosco e che tu dismetti

quando sei con me,

là, in quella solitudine che conosco benissimo,

io ti trovo simile a me, per questo ti voglio baciare col cuore.