IL SUPERMASTER

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Ogni schiava sogna il supermaster: colui che si mostra elegante e che si distingue da tutti gli altri uomini. Colui che sembra avere sempre tutto sotto controllo.

Un Supermaster è sempre impeccabile e sa gestire tutto con cognizione di sicurezza per se stesso e per la propria schiava.

Un Padrone eccelso è sempre deciso e forte. Mai un’esitazione. Mai un dubbio. Egli sa bene ciò che fa e conosce il limite oltre al quale attenersi, per rispettare la sua schiava.

Il Supermaster dosa se stesso con parsimonia. Non si lascia possedere dalla passione e da nessuna persona. Il suo cuore è limpido e scevro da legami , che non sia quello con la propria schiava.

Ogni schiava desidera essere al centro dell’attenzione di un Padrone che meriti la sua devozione e che sia da esempio per i giovani padroni inesperti.

Una schiava desidera un Supermaster perchè sa che ciò che è dentro di lei è unico e solo l’appartenenza vera può farla divenire l’opera perfetta per il suo Padrone.

I bravi attori sono molti ma pochi sono i Supermaster e una schiava dovrebbe subito capire se si tratta di persone che recitano un ruolo o che sono dominanti sul serio.

( Copyright del post di Amleta Bloom)

 

 

 

IL BISOGNO CRUDELE

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Il bisogno non è desiderio, non è fantasia occulta o mistica regia di una scena voluta.

Il bisogno è crudele fame di ciò che fa male, di ciò che fa sentire l’essere più forte così gradito e necessario.

Non si segue la legge di Natura ma l’arsura della carne debole che vuole il suo Padrone.

E nessun gioco può seguire regole non scritte perchè ciò che si scrive sul corpo è un’obbedienza feroce al dolore.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

ESITAZIONE

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Non piu.
Non va.
Non è questa la strada.
Non è cammino.
Non è adesso.
Non era prima.

Avevo creduto.
Non ce nulla di vero.
Non dire e non fare.

Devi dire sempre sì? Altrimenti si arrabbia?

La giostra ha molti cavalli finti e solo il giostraio sa riconoscere chi li cavalca.

Ma girano lo stesso.
E tutti guardano le luci scrintillanti.

Ma non è brillantezza reale. Qualunque donna può mostrare i suoi gioielli. Ma nessun fantino sa riconoscere il cavallo vincente.

Era soltanto una prova.
Come poteva sapere il vacillare del vento dentro il mio corpo?
E il cambiamento del suo atteggiamento, così inaspettato.
Uomo forte, predatore esperto, leader del desiderio.

E il desiderio se n’è fuggito tutto. Non era pronta la luce a venire oscurata. Ma chi aveva acceso il suo pensiero era convinto che sì, quella luce ci fosse.

Ogni Padrone vuole illuminare se stesso ma l’interruttore lo tiene lei nella sua fragile mano.

Ha perso la prova e l’esitazione ha vinto. Chi conosce il vento sa che non si ferma mai con un comando.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

 

 

BENDATA

Cose che non voglio vedere, cose che non voglio sentire,

ignorata dal buio e sfiorata dalla visione di un desiderio spento.

Chiusi gli occhi, posate le pupille, chiuso il cuore,

dimenticato ogni sospiro, perchè non ingerisco lacrime d’amaro veleno?

Perchè non sacrifico il fiore del silenzio al rumore della lussuria?

Non gradisco.

Non concepisco.

Non odo nessun suono di gemiti felici, di carezze infinite.

Non vedo, non sento.

Il bacio del chiasso ha lasciato l’uscio aperto ma non è entrato nessuno.

Io non permetto a nessuno di calpestare il mondo che ho costruito.

Ecco il recinto, il cancello, il limite dei miei occhi è quello.

Bendata  come una lumaca cieca, non si vede nulla.

Non si ode nessuno.

Ed è una sensazione spasmodica e piovosa.

E la benda non è nera ma di candido cotone.

( copyright della poesia di Amleta Bloom)

( immagine: giovane bendata di John Divano)

 

IL CARNEFICE ENIGMATICO

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Un punto interrogativo cablato dentro il nucleo mentale

Abbottonato risente di lame fugaci che addentano il cuore.

Quale rebus mostra il suo sorriso?

Quale enigma dimostra la sua cangiante personalità?

Rivolto ad un passato espropriato dalla sua fonte.

Riscritto dentro la vagina dentale.

Come stregone verde, piagnucoloso,

dalle verdi lacrime gelate.

Ammazzare la colpa della morte,

ammazzare il desiderio contorto della ragione,

è un modo di poterti evitare.

Il disegno di un bianco coniglio sulla mano

dove bruca il tuo verme pineale,

dove la tua urgenza di far del male

rimane escrescenza e segno sulla fronte distesa.

Ogni possibilità tagliata col rasoio

su quel torace che sfida ogni volo con tenacia

ma rimane a terra quando il vento cala.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

IL CALORE DI UNO SPIRITO MORTO

CAPELLI

La tristezza d’estate era diventata inverno.

Ma la tristezza invernale è diventata calore.

Sotto le vesti del tormento di non avere più un sogno.

Sotto le vesti dove la carne rimane solitaria,

uno spirito venuto dal nulla scopre il suo tesoro.

In quel rossore che diventa fuoco di sera,

e in quell’odore che mangia l’anima

che ingoia baci come se ingoiasse colori.

In quel profumo che odora di saliva,

che desidera bramare tutto ciò che è possibile,

in cui il tuo naso ha messo la scintilla,

in cui sparisce ogni dita della tua mano.

Dove le ombre osano,

dove le ombre si baciano,

rimane secco legno e un uccellino sbiadito.

Dove le ombre osano unirsi,

dove due ombre si scoprono senza parlare,

là rimane un suono che è sole e notte.

Mistiche dimenticanze ed estatici ritrovamenti

di spasimi esaltati dal godimento inatteso.

Baciare uno spirito morto

non ha prezzo,

e trovare in quella morte una vita

non ha spiegazione.

Tirami addosso il tuo spirito morto

e non lasciarmi respirare un attimo.

Tirami addosso il tuo cadavere

e riportami in vita.

 

 

IL FUOCO DIVORATORE

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Una partita a due giocata da soli.

Ogni carta diventa di un solo colore.

Ogni rosso diventa fuoco e il fuoco diventa gioco.

Nel fumo di un gioco di colori e mani,

la prossima mossa è ancora incerta.

Il giocatore ha le notti bianche?

Il giocatore ha voglia di osare un asso nella manica?

Seduto al suo tavolo, come ogni sera,

con accanto la stessa normale compagnia,

pensa alle carte o pensa a qualcos’altro?

Quale mazzo sarà il migliore?

Quale desiderio uscirà per primo?

Quale azzardo sarà la scelta più perversa?

Intanto mischia, mischia, sceglie, si ferma,

si mostra e diventa reale.

Quel giocatore che in due non vuole giocare

per paura di restare da solo.

MIE ANCELLE

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Mie fanciulle fiorite, dove vi nascondete?

Venite fuori dai cespugli e recatemi i vostri fiori.

La Regina aspetta di esser vestita a festa

poichè voi sarete il suo banchetto personale

e solo di voi ella si vuole cibare.

Mie ancelle, portatemi la corona

dove voi sarete le gemme

ed io quel diamante che brilla

unico e inscalfibile in mezzo a voi,

mie fragili sorelle.

Docili schiene piegate

alla mia frusta dolente

e non gridate al mio cuore

poichè io l’ho perso di recente

e nessuna pietà avrò

per il vostro minimo errore.

Venite, mie anime belle,

a succhiare quel nettare

che non avete mai assaggiato,

io sola ho quel forte sapore

di ciò che nessun uomo vi ha mai dato.

Mie sorelle inginocchiate,

non rialzate il capo

fino a quando il mio vestito

sarà della vostra rosea pelle

finemente decorato.

CAN YOU HEAR ME?

 

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Là dove si nasconde la tua anima

io ti vengo a cercare camminando su suoli di musica

dove le note sono spine affilate.

Io sento una diversa connessione con te,

io sento una diversa comunione con quello che sei.

Là dove tu sei da solo, da solo nella tua solitudine,

quella che non mostri mai,

là io ti vengo a cercare perchè so che hai bisogno di me.

Alla fine di quelle facce che ti tocca usare ogni giorno

nella tua vita e nel tuo lavoro, io riesco a vedere te,

come sei veramente.

Questo tuo essere reale che io vedo,

è quell’Orco nel bosco, che mi segue dovunque io vada.

In ogni luogo io vedo sempre te,

c’è sempre qualcuno che mi ricorda

la tua presenza, la tua fisicità.

Io ti vedo dovunque perchè ti voglio vedere.

Là dove finiscono quelle facce di te

che io non conosco e che tu dismetti

quando sei con me,

là, in quella solitudine che conosco benissimo,

io ti trovo simile a me, per questo ti voglio baciare col cuore.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

FARFALLE NERE

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Coprimi di farfalle nere,

mio Signore, tu che ne conosci una.

Coprimi di dolore

per dimenticare questa storia

che non è iniziata nè finita.

Fai volare la mia anima

e tienila ancora nelle tue mani

e legala forte a te.

Non farmi perdere ancora,

non lasciarmi disperdere,

non lasciarmi sparire.

Smuovi le mie ali,

perchè sono murate al mio cuore.

Smuovimi, ti prego,

fammi cadere ancora,

e stringimi nelle tue braccia.

Mio Orco, straziamelo tu il cuore!

Non voglio camminare,

non voglio più posare i piedi,

voglio volare, solo volare ancora.

Apri le mie ali, prendile,

stringimi e lasciami andare verso di te.

Fai uscire dal mio cuore

queste farfalle nere di dolore

che bloccano la mia bocca

e che pronunciano ancora il suo nome.

Libera la mia anima

dalla mia ossessione d’amore.

Amami tu,

solo questo può farmi volare.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)