FLAGELLUM

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La soave fanciulla è fiore e colore di giorno,

e mostro e megera di notte.

La soave fanciulla porta l’ombra dentro di sè,

e non riesce a liberarsene.

Un segreto martirio flagella il suo cuore

e ogni notte ricerca la via di fuga.

La soave fanciulla si perde dentro i suoi incubi,

e diviene spettatore di una vita non sua.

Perchè ogni suo gesto è subito incompreso?

Perchè ogni suo volere è motivo di disperazione?

La fanciulla porta nel suo cuore l’amore

ma ogni cosa è adombrata dal suo mostro interiore.

La fanciulla ha come una maledizione,

è fiore di giorno e buio di notte.

Dei colpi che da sola infligge al suo amore

nessuno sente il brivido infelice.

Dei ritorti meandri del suo misterioso volto

solo una mano ha sfiorato le sue guance.

Ignari son tutti di quel viaggio

che la porta nell’orribile mondo di sotto.

Ignaro persino colui che di più di tutti

le procura involontario dolore.

La fanciulla soave di giorno porta una corona di fiori

ma di notte di spine si riempie la mente

e i sogni fuggono dalle lenzuola intrecciate.

Una via crucis disegnata sul suo petto

da due mani invisibili che la cercano,

ed ella si addormenta di nuovo.

 

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IL MIO REGNO PER UN TUO SORRISO

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Se possedessi una singola pietra

io non mi ci siederei sopra.

Se possedessi un solo albero

non mangerei i suoi frutti.

Se possedessi una casa

io non mi riparerei sotto il tuo tetto.

Se possedessi te stesso

io non ti toglierei a te.

Pur di non disturbare la tua vita

cambierei la direzione alla mia strada.

Se possedessi un segreto

non potrei non confessartelo.

Se avessi un ricordo nel cuore

scomparirebbe subito ad un tuo sguardo.

Se io fossi capace di sparire davvero

non ti ferirei restando qui.

Pur di non disturbare la tua vita

io andrò altrove cosicchè tu possa

sentirti al sicuro dalla mia tempesta.

Se avessi un regno intero

darei fino all’ultima briciola

per vedere un tuo sorriso.

Ogni addio è un tir che mi viene sopra

e lascia di me solo la forma del tuo viso

sopra i miei occhi.

L’ANTICA VOCE

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Sorge dallo scranno silente quel fatato dispiegamento

di forze occulte che alla mia vita ardore hanno sempre dato.

E nel culmine della risorta devozione per l’amarissima terra

che ha visto la mia ultima umana prigione, io di Avalon

terrò nelle mie vene il ricordo di ciò che mi è stato fatto.

Ora discendono retaggi e fili da antiche capanne

dove il sordo e il cieco avevano la stessa voce

ed io mio occhio cercavano coloro che volevan a me sfuggire.

Dal giallo della follia all’ocra della terra mia,

ogni pagliuzza di fuoco che colmerà il mio calice

per te solo fiele e dolore diventerà nella tua vita.

Il mio canto è stato rifiutato e la mia voce è stata tradita

e adesso il mio ordine è per le forze oscure

che dalla mia anima risalgono da quel suolo

in cui nel passato ho vissuto e che mi ha dato il sigillo

della mia disumana perversione.

Povera quell’anima nuda che ha attraversato la mia via

e non si è più girata al mio cospetto,

io per lui non avrò alcun diletto

nel vederlo marcire nel fosso della disperazione.

Il mio giallo bilioso morderà il tuo collo

e la tua mano non troverà quel vampiro

che ti si è avvicinato.

Ora va dentro quel bosco, da solo,

e stai attento alle belve,

io rimango qui accanto al lago

a vederti scomparire come una pagliuzza di inutile fuoco.