IL CANNIBALE

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Bestia selvaggia

animale feroce

tu più di tutti miri alla carne

come unico sanguinoso portale

per arrivare al mio cuore.

Anima di saliva, sangue di dolore,

spargi nelle mie membra quel desiderio

di dissoluzione che solo le tue mani

possono donare.

Sono folle, sono folle di paura

perchè mi vuoi sbranare

e non ho ancora sentito il morso

di quell’animale che mi rende cenere.

Per la prima volta ho paura di morire di dolore,

per la prima volta so che avrò a che fare con un cannibale.

L’antico canto nelle vene piene di calore primordiale,

l’antico passato che ti porti nel corpo

dove hai tatuato l’enigma della tua vita.

Io sono il domani e il ieri,

io sono il viaggio e l’arrivo,

la fine di questo inizio che mi terrorizza.

Tu sei un animale feroce,

tu sei fauci e ardore carnale,

tu sei fuoco e amore dissoluto

ed io ti farò morire dentro al piacere.

Sbranami ma non farmi male,

sbranami ma rispetta la mia legge di vittima innocente,

che si porrà sul tuo altare per essere sacrificata

a questo desiderio misto di amore e morte

in cui due cervelli e due corpi si uniranno

per darsi la reciproca distruzione.

Ho paura di te, Cannibale!

 

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IL CALORE DI UNO SPIRITO MORTO

CAPELLI

La tristezza d’estate era diventata inverno.

Ma la tristezza invernale è diventata calore.

Sotto le vesti del tormento di non avere più un sogno.

Sotto le vesti dove la carne rimane solitaria,

uno spirito venuto dal nulla scopre il suo tesoro.

In quel rossore che diventa fuoco di sera,

e in quell’odore che mangia l’anima

che ingoia baci come se ingoiasse colori.

In quel profumo che odora di saliva,

che desidera bramare tutto ciò che è possibile,

in cui il tuo naso ha messo la scintilla,

in cui sparisce ogni dita della tua mano.

Dove le ombre osano,

dove le ombre si baciano,

rimane secco legno e un uccellino sbiadito.

Dove le ombre osano unirsi,

dove due ombre si scoprono senza parlare,

là rimane un suono che è sole e notte.

Mistiche dimenticanze ed estatici ritrovamenti

di spasimi esaltati dal godimento inatteso.

Baciare uno spirito morto

non ha prezzo,

e trovare in quella morte una vita

non ha spiegazione.

Tirami addosso il tuo spirito morto

e non lasciarmi respirare un attimo.

Tirami addosso il tuo cadavere

e riportami in vita.

 

 

IL DIO DEI MAYA E LA FARFALLA INDIANA

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Silenzioso l’odore sgusciò tra le vesti e si mischiò col sapore del cielo. Lei sorrideva timida perchè non sapeva che lui era il dio dei maya. Le sue piume la confondevano. I suoi occhi la mettevano così in imbarazzo. Poi nel silenzio del giorno l’anima divenne sera e allora lui la sfiorò perchè era scritto che una farfalla dovesse diventare dea.

Misterioso il canto che piume e polvere mischiate fanno tra due corpi di diverse forze. Misterioso quel destino che avvicina due potenze magneticamente opposte. Così giunsero a non dirsi alcuna parola, perchè gli occhi soltanto parlavan di loro e della loro essenza.

La ricerca era durata anni, e il giro del mondo non era bastato per arrivare a quella fonte dove tutto converge e dove il cuore emerge dagli oceani esistenziali. Lui avvicinò una mano ma non aveva paura di sbriciolare le ali della farfalla. Lui voleva toccare la sua vita. Lui voleva sentire il volo delle sue ali.

Il dio dei maya la guardò come si guarda un fiore raro, trovato in mezzo ai cactus. Lei sorrideva ancora. Poi chiuse gli occhi e disse solo una parola: “sì”.

Il dio dei maya allora fece divampare il fuoco e ogni altra cosa intorno a loro scomparve del tutto.

LO STRANIERO DI ELDORADO

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Giunse da lontano

lo straniero col bandana,

pelle infuocata del sole di Eldorado.

Spirito vagabondo ed esploratore nato,

dalle terre del serpente piumato

è giunto al mio mondo oscuro

volendolo colorare col suo cuore.

Giunse dalla terra sconosciuta,

là dove il fiume ha ancora la sua voce,

lo straniero che porta il vero fuoco

dentro al suo petto coraggioso.

Ardito e innamorato egli vorrebbe

rapire il mio essere per portarlo con sé

nella terra del sole dove la libertà

non è solo una vaga parola.

Il serpente piumato ha scosso la sua pelle

E lo ha partorito dentro di me

perché egli abbia la mia vita nelle mani,

perché egli possa darmi un degno domani

là dove la gente non ha paura d’amare

così come viene dal cuore.

Una bussola non serve quando si inizia

un viaggio senza direzione,

ed io voglio vagare senza destinazione

dentro l’anima di questo straniero

che ha dato fuoco al suo spirito

per illuminare il mio cammino antico.

Poiché il mio stesso viso era dipinto di verde

poichè quella tribù degli alberi

era parte del mio passato amazzonico.

Ed io legherò il suo spirito selvaggio

alla mia anima, dentro al cerchio del Peyote.

Lo straniero sogna nel mio sogno,

lo straniero sogna un sogno uguale al mio,

per questo avrà il colore della mia gioia

scolpito sul suo torace azzurro.

LE LACRIME DI GINEVRA

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Oh Ginevra, triste sovrana che ha visto scomparire il suo Lancillotto,

non piangere altre calde lacrime perchi ti ha fatto quel torto.

Un cavaliere che rinnega la sua dama da un giorno all’altro

non è degno nè del tuo amore nè della tua corte.

Tu sovrana potente non piangere più quel giovane combattente

che per te nemmeno una guerra ha vinto,

nè oltre quel recinto spinato si è spinto

per dimostrarti il suo valore.

Oh Ginevra, mia anima in pena,

riprendi la tua strada e torna al castello,

colui che voleva fuggire con te

non è venuto più a ripararsi sotto il tuo ombrello.

Quest’uomo sì vile non aveva corazza

e la sua debolezza non è degna della tua corona,

signora, riprendi la vita che ti è stata portata via

e donati un pò di riposo da quel pianto

che sciupa le tue notti di tormento.

Felice colui che non ha te non sarà mai!

Felicità colui che non ti è devoto non troverà mai.

Il tuo regno e il tuo potere meritano altri cuori

più coraggiosi e pronti solo a te servire.

Coraggio, apri quella porta

e lascia in tasca la chiave,

ciò che ti aspetta sarà solo luce

ed eterno calore.

IL MIO CUORE POLARE

cuore gelido

Annaffia la mia pura acqua

con la tua forte birra,

mordi la mia morbida carne

con le tue fauci affilate.

Strappa da me ciò che ti appartiene,

non un urlo soltanto,

ma tutte le grida che ho gridato invano finora,

prima che arrivassi tu, mio Signore.

Estirpa da me ogni oltraggiosa resistenza,

fa che il corpo non vibri da solo

e non sia mai sazio del vibrare del tuo corpo.

Innesta la tua mente nel mio pensiero:

io non sono vaso vuoto

ma tu lo svuoterai

per metter dentro

ciò che tu solo hai deciso.

Mi lecco il labbro, irrequieta,

perché ancora non so come sarà

il tuo attacco frontale.

Finora solo minuscoli assalti

per ridurmi il cuore in briciole,

ma presto userai l’artiglieria pesante

per sbloccare ogni sotterraneo

e innescare le tue bombe migliori

per farmi esplodere di dolore e piacere.

Fonderai il mio cuore col tuo calore?

Fonderai questo mio cuore polare

per farlo sciogliere nel tuo?

Il mio cuore non è corruttibile,

poiché spirito e non materia

aleggia nel suo nucleo.

Il mio cuore batte, sì,

batte per te,

ma non si sgela.

Piegare il mio corpo è semplice,

il desiderio mio ti vuole,

ma piegare il mio ghiaccio

è sfida migliore per la tua forza infuocata.

Sublima il ghiaccio e rendilo vapore,

così che io possa farti respirare

ciò che è racchiuso da moltissimi anni

nel buio del mio mondo interiore.