L’ULTIMA PAROLA

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Sarai profeta della mia prigione,

Custode della mia sottomissione.,

grande scoprutore dei miei paesaggi fisici.

Ti darò il mio oceano e berrò il tuo sangue per morire della tua vita immortale.

Oh Sir, si può avere più dolore del dolore di non averti ancora visto?

Un fiore che cresce sotto la luna odia il sole ma aspetta con pazienza colui che illuminerà ogni suo germoglio per farlo sbocciare.

Credimi mio Sir, questa vita senza di te non ha alcuna goccia di sudore e nessun gusto del piacere.

Tutto è insipido se le tue pallide mani non sfiorano il mio collo per stringermi a te.

Abbi compassione di questo cuore in agonia per qualcosa che ancora non ha conosciuto.

E senza voce spiro con un’ultima parola: “Sì, Sir”

(Copyright della poesia di Amleta Bloom)

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SYNPHOMANIAKA

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Spartiti sciolti e capovolti.

Un suono ha stonato di nuovo.

E il tuo trucco sbava tutto sulle dita e sui tasti.

Piangi da uomo ma hai il vestito lungo.

Sei un assassino di note ma io sono la direttrice con la bacchetta in mano.

E tu esegui le musiche della mia mente.

Esegui infiniti passi di danza sulle corde incrociate al tuo cuore.

Piangi come un uomo ma i tuoi orecchini oscillano come i miei.

Le tua dita sbagliano ed io colpisco le tue falangi sbadate.

Hai un balzo tutte le volte che arriva il colpo.

Il tuo vestito struscia sullo sgabello.

Striscia fino a terra e sai che rimarrai vestito così stasera.

Un altro suono colato dai tuoi ochhi sonori.

Ed il mio sorriso sosta dietro le tue spalle nude e tremanti.

Sei il desiderio con la nota più alta dentro il mio respiro.

Ma non avrai mai la soddisfazione di saperlo.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

 

 

 

IL DOLORE TENTACOLARE

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Spasmi allo stomaco e nausea esistenziale.

Rigetto e vomitevole passione insanabile.

Devota complicazione perdurante stillicidio di parole.

Remote verghe che sferzano la schiena invece del riposo.

Oniriche ossessioni e divagazioni notturne che smembrano gli organi interiori.

Della pelle assediata dalle ventose della sofferenza

rimangono segni rossi come baci di una strana possessione.

Soluzioni infinitesimali per un errore di percorso.

Soluzioni piene di incognite per un percorso senza errori.

Temporali crudeli non accennano a lavare il dolore

e la terra sembra gioire nonostante il nostro dissenso.

Lavata solo dalle lacrime, pulisco il mio senno

da ogni ragione che mi fa dubitare.

Il volto rimane uguale, lo spettro anche,

il fantasma è sempre all’opera

e non muta il suo sguardo senza pietà.

Nuda la mia coperta di capelli

che rimane sparsa sul mio letto disfatto,

e piene le mie mani di scolorite abluzioni.

Rischiaro l’alba perchè tu ci sei dentro

e rimani nel mio buio.

LE FERITE DEL GHIACCIO

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Brecce, serracchi, fessure, fratture, ferite in quel ghiaccio eterno

dove io dormo senza dormire.

Appaiono ogni tanto ombre,

ma rimangono ombre soltanto.

Il freddo grida nel vento,

la mia carne gela senza il calore

di quella mano che diceva di regnare su di me.

Gli occhi non vengono bendati e vedono tutto.

Le mani non vengono legate e fanno tante cose.

Il cuore non viene sedato e scorre via nella sera.

Anima pesante in una veste leggera,

che muove i passi per danzare una danza di ombre.

Gli uomini sono ombre, rimangono sul muro,

non toccano mai il pavimento

per unire i loro passi ai miei.

Uomini inconsistenti, inermi, fraudolenti.

Quel ballo che le notti agognano

diventa solo agonia per me.

Ma cosa aspettarsi da miseri esseri

che non sanno sentire altro che bisogni fisici?

Cosa aspettarsi da lemuli dalle corazze ben definite

e dai fremiti invisibili che non fanno altro che nascondersi

nella sabbia delle loro misere vite?

Quanti cadono nella fossa

prima ancora di attraversare il ponte!

E quanti rimangono nello stagno

in cui hanno cresciuto così bene

le loro infime passioni

e vengono a supplicarmi di legarli

col filo e col dolore!

Non sono degni nemmeno

del nome che cercano di darsi:

schiavo è solo colui che non sa di esserlo!

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

DIPINGIMI LE OSSA

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Dipingimi con le tue mani che non hanno mai toccato un colore.

Dipingimi con quelle mani che non hanno mai visto il nero.

Dipingimi con quelle mani che non hanno ancora visto la mia forma.

Dipingi sopra di me quel rosso che faccia scomparire il nero.

Sculacciami con la tua anima.

Sculacciami con la tua mente.

Sculacciami, non dirmi nulla.

Non voglio sentire nemmeno il dolore,

voglio solo scomparire nelle tue mani.

Non c’è bisogno di un motivo per farmi distruggere,

e tu non ci riuscirai.

Immenso è quel tormento che striscia nella mia bocca,

e tu lasciala sempre chiusa,

perchè non voglio mai pronunciare alcun nome

che c’è stato prima di te.

Disegnami tutta, da capo a piedi,

rendimi nuova, come non sono mai stata.

Riducimi nella tua forma e nella tua sostanza,

abbi cura di me.

Sculacciami le ossa.

Sculacciami le maledette idee che affollano il cervello.

Sculacciami e rendimi muta mentre griderò.

Dipingimi con le tue mani,

solo il potere del  corpo può ridurre in polvere

la mia mente.

IL PULCINO NELL’UOVO

Se dovessi pensare al peggio “ tutti gli uomini sono uguali”

Sarei come quel Socrate che li voleva tutti mortali.

Ma un’azione o due non possono esser prese

per un intero modo di fare.

Per cui se un uovo si è rotto nel paniere,

tutti gli altri hanno ancora la possibilità di diventare pulcino

di far tutti insieme una bella frittata.

Quindi , se non tutti gli uomini sono uguali,

ce ne sarà uno che saprà maneggiare un fragile uovo,

con attenzione.

Penserà con affetto al pulcino che ci sta dentro,

o a tutto quello che potrebbe diventare

se non lo lasciasse cadere dalle sue mani.

E’ ben strana la sorte che affida

Le cose più fragili

a due mani così forti!

Perché dentro questo delicato guscio

c’è un pulcino che vuole vivere

e diventare grande.

Quindi stai attento, maneggia con cura,

e non lasciarmi cadere dal paniere

mentre salti da una pietra all’altra

sul fiume della vita!

 

inginocchiatA