IL PRIGIONIERO E LA FARFALLA

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Un semplice piccolo insetto colorato.

Un giorno qualunque, sole, vento, aria e dannazione.

Una farfalla si posa dove non c’è mai stato colore.

Un semplice insetto, nessun pungiglione,

solo ali e antenne, proboscide per succhiare,

piccoli occhi per vedere.

Il prigioniero allunga la mano,

vuole toccare, vuole sentire.

La farfalla ha due ali leggere, vibranti,

ed un corpo zuccheroso che sporca le dita del prigioniero.

Lui si avvicina di più, vuole stringere,

vuole possedere, ma le ali sono leggere,

impalpabili e si sgretolano subito.

La mano del prigioniero diventa pugno,

la vuole colpire, perchè non si ferma,

non si lascia tenere tra le dita,

la farfalla vuole volare via.

Il prigioniero si accanisce,

ne fa una ragione di vita o di morte,

non vuole lasciarla andar via,

deve trattenerla.

Così stringendo ancora

le toglie le ali e la vita.

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LE FERITE DEL GHIACCIO

Amoretriste

Brecce, serracchi, fessure, fratture, ferite in quel ghiaccio eterno

dove io dormo senza dormire.

Appaiono ogni tanto ombre,

ma rimangono ombre soltanto.

Il freddo grida nel vento,

la mia carne gela senza il calore

di quella mano che diceva di regnare su di me.

Gli occhi non vengono bendati e vedono tutto.

Le mani non vengono legate e fanno tante cose.

Il cuore non viene sedato e scorre via nella sera.

Anima pesante in una veste leggera,

che muove i passi per danzare una danza di ombre.

Gli uomini sono ombre, rimangono sul muro,

non toccano mai il pavimento

per unire i loro passi ai miei.

Uomini inconsistenti, inermi, fraudolenti.

Quel ballo che le notti agognano

diventa solo agonia per me.

Ma cosa aspettarsi da miseri esseri

che non sanno sentire altro che bisogni fisici?

Cosa aspettarsi da lemuli dalle corazze ben definite

e dai fremiti invisibili che non fanno altro che nascondersi

nella sabbia delle loro misere vite?

Quanti cadono nella fossa

prima ancora di attraversare il ponte!

E quanti rimangono nello stagno

in cui hanno cresciuto così bene

le loro infime passioni

e vengono a supplicarmi di legarli

col filo e col dolore!

Non sono degni nemmeno

del nome che cercano di darsi:

schiavo è solo colui che non sa di esserlo!

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

IL CALORE DI UNO SPIRITO MORTO

CAPELLI

La tristezza d’estate era diventata inverno.

Ma la tristezza invernale è diventata calore.

Sotto le vesti del tormento di non avere più un sogno.

Sotto le vesti dove la carne rimane solitaria,

uno spirito venuto dal nulla scopre il suo tesoro.

In quel rossore che diventa fuoco di sera,

e in quell’odore che mangia l’anima

che ingoia baci come se ingoiasse colori.

In quel profumo che odora di saliva,

che desidera bramare tutto ciò che è possibile,

in cui il tuo naso ha messo la scintilla,

in cui sparisce ogni dita della tua mano.

Dove le ombre osano,

dove le ombre si baciano,

rimane secco legno e un uccellino sbiadito.

Dove le ombre osano unirsi,

dove due ombre si scoprono senza parlare,

là rimane un suono che è sole e notte.

Mistiche dimenticanze ed estatici ritrovamenti

di spasimi esaltati dal godimento inatteso.

Baciare uno spirito morto

non ha prezzo,

e trovare in quella morte una vita

non ha spiegazione.

Tirami addosso il tuo spirito morto

e non lasciarmi respirare un attimo.

Tirami addosso il tuo cadavere

e riportami in vita.