FELINA

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Di ogni mio mentale cibo preferito voi fate una poltiglia immangiabile.

Mi domate come si doma un felino mai addomesticato.

Non lasciate traccia della vostra inclinazione verso il mio diletto a miagolare invano.

Mi fate stare come un animale in perenne attesa del suo pasto.

E i miei neri capelli sono il mio collare: voi non sciogliete mai il giogo del vostro volere.

Ahi quanti versi devo ancora fare per attirare la vostra perdizione sulla vostra gattina preferita!

E la tana che mi preparate è ancora più scomoda poichè so quanto vi piace farmi disperare su cuscini di velluto secco.

O mio domatore astruso, il vostro sigillo su di me avete posto e adesso per la mia anima non rimane più alcun posto.

Vi guardo nell’aria e mi dico che ho già perso di me ogni mio infinito.

( Copyright della poesia di amleta Bloom)

 

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LA MENTE IN UNA STANZA

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Chiusa dentro una stanza.

Pomeriggio dentro e mente fuori.

Chiusa dentro una stanza,

legata ad un letto

ma senza catena,

neanche una corda,

nemmeno un filo.

Nessuno che ascolta,

nessuno che sente:

sola con la Sua mente.

Stivali sudati,

slip bagnati.

Non posso andare da nessuna parte.

Non ancora.

Non ancora.

Tic Toc.

Tic Toc.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

TENTACULARIA

 

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I tentacoli della memoria aprono i cancelli di quel dolore attorcigliato alle braccia dell’amore.

Sembra che tutto diventi acqua passata ma invece si continua ad annegare ancora.

O mio diletto oggetto privilegiato, a nulla ti servirà rimaner vanesio.

Poichè un’orchidea oscura la formica che s’arrampica per arrivare al cuore della Sovrana.

Non c’è recondito ricordo di colui che ha strisciato meglio ma tutti insieme solo una legione di viscidi e inutili vermi sono!

E i tentacoli si allungheranno ancora verso i pensieri di una mente contorta che non sa uscire da se stessa dal nido in cui è stata messa.

IL CARNEFICE ENIGMATICO

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Un punto interrogativo cablato dentro il nucleo mentale

Abbottonato risente di lame fugaci che addentano il cuore.

Quale rebus mostra il suo sorriso?

Quale enigma dimostra la sua cangiante personalità?

Rivolto ad un passato espropriato dalla sua fonte.

Riscritto dentro la vagina dentale.

Come stregone verde, piagnucoloso,

dalle verdi lacrime gelate.

Ammazzare la colpa della morte,

ammazzare il desiderio contorto della ragione,

è un modo di poterti evitare.

Il disegno di un bianco coniglio sulla mano

dove bruca il tuo verme pineale,

dove la tua urgenza di far del male

rimane escrescenza e segno sulla fronte distesa.

Ogni possibilità tagliata col rasoio

su quel torace che sfida ogni volo con tenacia

ma rimane a terra quando il vento cala.

 

DISGREGAZIONE DELLA VOLONTA’

Tomasz Alen Kopera

Il cipiglio, un libellum, un infingardo sussurro di voce senza voce.

Quello che l’orecchio non ode ma che l’aria sente.

L’hummus che erode ogni strato di pietra del muro di difesa.

Una violenza subdola peggiore del suono del tuono.

Crudele trappola per capovolgere la direzione mentale.

Sonda per l’anima.

Sonar interno incursore.

Suona una nota sempre uguale.

Bussa ad un muro di energia diseguale.

Positiva presa di carne prima di lasciare la presa.

Soddisfazione subliminale per una via traversa.

Unica via per dialogare, tra cervello e cervello,

uno scambio tra livello e livello.

Poderose connessioni cerebrali,

come un fantasma chiami il mio nome,

e rimani appeso al contorno di un suono

che proviene solo da te.

Spargi la mano là dove il fumo

lascia solo la forma della mia mente,

e non si riesce più ad avere quell’anello

a cui agganciare la catena.

IL DESTINO CAPOVOLTO

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Afferrato, tenuto in mano, lasciato andare,

gettato via, ripreso, ritrovato, rifiutato.

Destino crudele o nefasto quel dado che male ha girato?

Uno, due, cinque, sei volte lanciato in aria,

caduto, afferrato, schiacciato.

Due punti, sei punti, otto punti,

simili a decisioni prese da un lato

all’altro della vita.

Non si può esser sicuri

se è stato il caso a farci nero e bianco,

o se l’amore era l’unica via per star sotto il volere delle stelle.

Quale ordito è nascosto dietro le facce del cubo?

Chi mai ha scavato nel centro di un simile pensiero ostinato?

Tutto è andato storto, disse il giocatore,

tutto è stato giocato disse il tempo,

ma un posto è rimasto vuoto,

la sedia è calda ancora,

il giocatore dov’è andato?

Il gioco ha avuto la meglio,

e il jolly è scappato con la coda tra le gambe.

ALI DI CERA

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Di quelle ali per raggiungere le tue altezze

avevo il segno sulle scapole quando mi morsi la carne.

Di quelle ali che volevi mettermi per togliermi la ragione

e diventare un soffio di vento nelle tue mani

avevo già il segno quando ancora non c’eri.

Come si scioglie il proprio potere nella luce delle candele?

Come si scioglie il dolore sulla propria pelle?

Non conosco calore che sia abbastanza forte

da distruggere il tuo silenzio stratificato.

Non conosco amore così forte che non abbia distrutto

ogni distanza impossibile.

Vigorose fessurazioni già spuntano sulla colonna vertebrale

ma il mio angelico midollo non è pronto alla tua trasfusione.

Non lasciarmi spirare mentre mi trapianti le tue braccia

per possedere il mio cuore.

Non lasciarmi respirare mentre crederò di morire

per la prima volta.