BENDATA

Cose che non voglio vedere, cose che non voglio sentire,

ignorata dal buio e sfiorata dalla visione di un desiderio spento.

Chiusi gli occhi, posate le pupille, chiuso il cuore,

dimenticato ogni sospiro, perchè non ingerisco lacrime d’amaro veleno?

Perchè non sacrifico il fiore del silenzio al rumore della lussuria?

Non gradisco.

Non concepisco.

Non odo nessun suono di gemiti felici, di carezze infinite.

Non vedo, non sento.

Il bacio del chiasso ha lasciato l’uscio aperto ma non è entrato nessuno.

Io non permetto a nessuno di calpestare il mondo che ho costruito.

Ecco il recinto, il cancello, il limite dei miei occhi è quello.

Bendata  come una lumaca cieca, non si vede nulla.

Non si ode nessuno.

Ed è una sensazione spasmodica e piovosa.

E la benda non è nera ma di candido cotone.

( copyright della poesia di Amleta Bloom)

( immagine: giovane bendata di John Divano)

 

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NUTRITI!

vampiri4

 

Nutriti!

I tuoi denti morderanno la mia mente.

Nutriti!

La tua fame mangerà la mia anima.

Nutriti!

Il tuo spirito si è svegliato:

dall’ultimo deserto del tuo mondo

hai fatto ritorno.

Nutriti!

Dalla tua notte eri fuggito,

ma ora io ho le chiavi

per aprire la tua notte.

Nutriti!

Questo cuore è assolutamente perso,

è una creatura a parte, cibatene!

Catturami!

Sii più veloce della tigre,

più astuto del serpente,

più malvagio di un demone.

Coprimi con la tua saliva nera,

non risparmiarmi un goccio della tua vita,

inondami!

Sii quella marea che si abbatte

sulla terra ancora vergine, assetata di semi,

per generare i frutti non ancora vissuti.

Sii quell’onda che sommerge

spogliandomi di ogni ragione fuorviante,

sii te stesso e lasciati nutrire.

Tutte le gabbie sono aperte,

persino la torre sta crollando,

il mio regno intero di tormento

ha smesso di tremare.

Nutriti!

Di questo nettare caldo

che il mio cuore stilla,

poichè il tuo calice sarà pieno

e tu sarai presto rigenerato da me.

Il vecchio mondo che hai conosciuto,

le montagne che hai attraversato,

e i fiumi che scorrono impetuosi nelle tue vene,

ti hanno portato a me per ridarti la vita.

Nutriti di me,

non aver paura di varcare quei confini

che non esistono tra noi,

di oltrepassare i limiti che non ci limiteranno.

Solo un folle come te può osare

cose impossibili.

Solo un folle può nutrirsi

del mio sogno.

Un altro non ha voluto tale sublime godimento,

poichè la follia non a tutti è gradita,

specie a coloro che contano sempre le dita

con cui disegnano futuri migliori e amori sicuri.

Ma noi che siamo esseri selvaggi

conosciamo bene l’abbraccio

di quel canto esistenziale

che il cuore va cercando.

Nutriti, mio cannibale.