NOTTE AL BUIO

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Come ti senti?

Non lo so.

Ma è una cosa importante.

Forse mi sento come una candela che non è stata ancora accesa.

E che tipo di fiamma avresti?

Credo che sarebbe una fiamma esplosiva.

Riusciresti a farla uscire tutta la tua fiamma?

Credo che sarebbe un vero incendio.

Allora cosa senti dentro di te?

Un pericolo.

Un pericolo di che tipo?

Il pericolo di diventare me stessa.

Ma io potrei avere un fiammifero lo sai?

Non lo so.

Vorresti saperlo?

È buio non riesco a vederti.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

 

 

 

 

 

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FLAGELLUM

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La soave fanciulla è fiore e colore di giorno,

e mostro e megera di notte.

La soave fanciulla porta l’ombra dentro di sè,

e non riesce a liberarsene.

Un segreto martirio flagella il suo cuore

e ogni notte ricerca la via di fuga.

La soave fanciulla si perde dentro i suoi incubi,

e diviene spettatore di una vita non sua.

Perchè ogni suo gesto è subito incompreso?

Perchè ogni suo volere è motivo di disperazione?

La fanciulla porta nel suo cuore l’amore

ma ogni cosa è adombrata dal suo mostro interiore.

La fanciulla ha come una maledizione,

è fiore di giorno e buio di notte.

Dei colpi che da sola infligge al suo amore

nessuno sente il brivido infelice.

Dei ritorti meandri del suo misterioso volto

solo una mano ha sfiorato le sue guance.

Ignari son tutti di quel viaggio

che la porta nell’orribile mondo di sotto.

Ignaro persino colui che di più di tutti

le procura involontario dolore.

La fanciulla soave di giorno porta una corona di fiori

ma di notte di spine si riempie la mente

e i sogni fuggono dalle lenzuola intrecciate.

Una via crucis disegnata sul suo petto

da due mani invisibili che la cercano,

ed ella si addormenta di nuovo.

 

IL DOLORE TENTACOLARE

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Spasmi allo stomaco e nausea esistenziale.

Rigetto e vomitevole passione insanabile.

Devota complicazione perdurante stillicidio di parole.

Remote verghe che sferzano la schiena invece del riposo.

Oniriche ossessioni e divagazioni notturne che smembrano gli organi interiori.

Della pelle assediata dalle ventose della sofferenza

rimangono segni rossi come baci di una strana possessione.

Soluzioni infinitesimali per un errore di percorso.

Soluzioni piene di incognite per un percorso senza errori.

Temporali crudeli non accennano a lavare il dolore

e la terra sembra gioire nonostante il nostro dissenso.

Lavata solo dalle lacrime, pulisco il mio senno

da ogni ragione che mi fa dubitare.

Il volto rimane uguale, lo spettro anche,

il fantasma è sempre all’opera

e non muta il suo sguardo senza pietà.

Nuda la mia coperta di capelli

che rimane sparsa sul mio letto disfatto,

e piene le mie mani di scolorite abluzioni.

Rischiaro l’alba perchè tu ci sei dentro

e rimani nel mio buio.

IL CANTO DEL CORVO

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Sotto le radici nere del cuore, radici , stroncate, volutamente schiarite, ripulite;

il corvo realizza la sua guarigione muovendosi sul raccolto del giorno

separando semi cattivi dai buoni, svolazzando come un servo prezioso

sul mantello dell’aria postando pezzi di vento rilucenti di ossessioni.

Là dove la ferita pullula di sofferenza inaudita

là il corvo mette i suoi artigli e i brandelli di carne volano,

le rive si colorano di azzurro e il ponte si schianta sul fiume.

Non c’è un passo che io possa dare senza che tu dia un passo.

Non c’è un passo che io possa concedere senza che tu conceda un altro passo.

Stinte le guance fino alla pelle, stinte le pupille fino alle stelle

dove può arrivare il mio sguardo che cammina lento

arriverà la tua distanza di stanotte.

Prendimi e agita le tue ali sediziose dentro il mio buco stellare

poichè nei voli dei pianeti è scritto che non dobbiamo ancora perire.

Non c’è passo che io possa fare senza che la tua mano si muova insieme al mio piede.

Non c’è passo che io possa concederti senza che tu conceda la stessa direzione alla mia mano.

LE LACRIME DEL SOLE

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Hai rapito le lacrime al sole,

hai avuto accesso al nucleo solare

in cui brilla quella voce antica

che faceva sempre il tuo nome.

Alla fine sei arrivato, feroce giaguaro,

feroce e spietato, dal tuo passato

sei uscito e hai trovato il sole di fuoco.

Nelle braccia della morte ho respirato,

con le mani della morte al mio collo

ho respirato la tua vita.

Tu hai osato sfidare la mia morte,

per riportarmi in vita.

Tu hai osato toglierti la vita

per ridarmi la morte.

Ora che le lacrime del sole

hanno brillato nel nostro buio,

ora è iniziato il tempo per la vera gioia.

Il dolore ha suonato dentro le mie vene,

il dolore ha suonato una musica nuova,

e la mia carne brucia di lacrime sonore,

la mia anima brucia di lacrime solari.

Il fuoco che ti porti dentro

consuma i miei occhi

e l’animale che sei ruggisce

dentro la mia gola.

IL MIO PADRONE

Il mio Padrone è sole raggiante,

stella cocente e calore d’infinito.

Il mio Padrone è asfalto sicuro

e immenso precipizio

dove cadere a braccia aperte

sicura d’esser presa.

Un colore differente in mezzo ad altri colori,

un colore che ancora non conoscevo,

un colore che sa di cattura, perdizione,

metallizzata passione di entrambi

legati da una corda in perenne tensione.

Il mio Padrone è notte fonda,

respiro oscuro e abissale dominazione,

spina all’occhiello e cintura piegata

sul mio collo.

Il mio Padrone è gigante

e mi rende piccola,

come una formica

davanti ad un formichiere.

Il mio Padrone è regno

dove trovo il fiume che mi ristora,

il vento che mi accarezza i capelli,

e la frusta che mi spezza la schiena.

Egli è creatura di rugiada e acciaio,

mischia fuoco e ghiaccio insieme,

per sorridere di me

e farmi annichilire,

con la sua perfida ragione mentale.

Il mio essere intero fibrilla,

quando egli istilla in me la sensazione

di essergli essenziale, e ciò mi rende forte

senza esser più forte di Lui.

Il mio Padrone veglia sul mio sonno,

e mentre io sogno di lui,

lui non sognerà di me

poichè io sono soltanto

la mano con cui mi ama

e si dona completamente a me.

NON VOGLIO CUORI

Non voglio cuori, amori, fiori , misteri.

Non voglio parole, poesie,regali, ossessioni.

Non voglio passioni, desideri, filosofie, meditazioni.

Non voglio unioni, comunioni, intrecci, somatizzazioni.

Tutto questo ho già vissuto,

rose rosse all’alba e al tramonto,

parole dolci e favolose dichiarazioni,

ogni scena di romantico film,

ogni sorta di recitazione sentimentale.

Ho bisogno di istinto animale,

di quello che per regola non esiste

nella tua vita normale,

di quello che reprimi ogni giorno

per renderti efficiente e disuguale,

di quello che nascondi al sole e alla notte.

Non palpita il mio cuore,

non fibrilla la mia testa,

non è sommerso il mio corpo

ma tutto è preso come in un uragano

dove il vento gira troppo veloce,

ed io non ho più coscienza di me.

Io non ho mai volato

al centro di un ciclone,

e stare sospesa sopra le tue frecce aguzze,

non è mia condizione migliore.

Non puntare al mio cuore

ma scocca una freccia

diritta al mio petto,

lì dove il buco nero si fa più stretto

e ci può entrare una belva feroce

che sa cosa prendere e cosa lasciare.

Non fare incantesimi e sortilegi d’amore,

io sono immune dalle storie del normale cuore,

io sono un animale selvaggio e non ho bisogno

di sciogliermi le vene per adorarti.

Tu battiti con la mia oscurità

per avere il mio chiarore d’alba

e mantieniti oltre il confine

tra me e te, io starò sempre

dalla parte peggiore di me.

Sono una mangiatrice di morte,

non ho paura del tuo sopraffino modo

di uccidere le anime storte.

(english version)

I do not want hearts, love, flowers, mysteries.

I do not want words, poems, gifts, obsessions.

I do not want passions, desires, philosophies, meditations.

I do not want marriages, communions, interlacing, somatization.

All this I have already lived,

red roses at dawn and dusk,

sweet words and fabulous statements,

every scene of romantic movies,

all sorts of sentimental drama.

I need animal instinct,

of what a rule does not exist

in your normal life,

of what repress every day

to make efficient and uneven,

of what they hide in the sun and at night.

Not my heart throbs,

not fibril my head,

is not submerged my body

but everything is taken as in a hurricane

where the wind turns too fast,

and I have no more conscience of me.

I have never flown

at the center of a cyclone,

and be suspended above your sharp arrows,

it is not my best condition.

Do not point to my heart

but shoots an arrow

straight to my chest,

there where the black hole becomes narrower

and we can get a wild beast

who knows what to take and what to leave.

Do not do love spells and sorcery,

I am immune from the stories of the normal heart,

I’m a wild animal and I do not need

of melt veins to adore.

You beats with my darkness

to have my light of dawn

and be kept beyond the border

between you and me, I’ll always

the worst part of me.

I am a death eater,

I’m not afraid of your superfine way

to kill the souls wrong.