AVVOLGIMENTI

Kavan-Cardoza-Kavan-the-Kid-model-is-photog-1

Ci sono scosse di cuore intermittenti

Quando la presa è più decisa.

Scosse di forze contrastanti.

Chi ha il potere?

Chi tiene le mani sui tuoi occhi o chi tiene il buio solo dentro gli occhi?

Alzando la testa non si vede nessuna corona ma regna su tutto quel moto del cuore che racchiude ogni fremito.

Nell’universo del dolore tutto è desiderio di dolore.

Allora copri gli occhi e non guardare perchè il buio potrebbe colare tutto addosso al padrone della tua oscurità.

O anima ripresa dal pozzo in discesa, sei dentro un altro pozzo in salita e le corde sono avvolte alle ciglia scolorite dal pianto.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

 

PELLEGRINA ADDORMENTATA

beaute-matinale.jpg

Ogni tappa una sosta dolente.

Ogni sosta una preghiera supplicgevole per fermarsi.

Ma proseguire è la migliore decisione, o mio Padrone.

Ogni parola misurata dalla vostra ragione mantiene sveglio il mio sonno,

e all’alba di ogni giorno il pensiero vostro m’inganna della vostra sovrana presenza.

Io incedo e inciampo sotto i vostri piedi e rimango sofferente per non potervi guardare.

E i vostri occhi so che mi guardano fissi come quelli di un felino notturno che incontra l’odore che cercava.

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

BENDATA

Cose che non voglio vedere, cose che non voglio sentire,

ignorata dal buio e sfiorata dalla visione di un desiderio spento.

Chiusi gli occhi, posate le pupille, chiuso il cuore,

dimenticato ogni sospiro, perchè non ingerisco lacrime d’amaro veleno?

Perchè non sacrifico il fiore del silenzio al rumore della lussuria?

Non gradisco.

Non concepisco.

Non odo nessun suono di gemiti felici, di carezze infinite.

Non vedo, non sento.

Il bacio del chiasso ha lasciato l’uscio aperto ma non è entrato nessuno.

Io non permetto a nessuno di calpestare il mondo che ho costruito.

Ecco il recinto, il cancello, il limite dei miei occhi è quello.

Bendata  come una lumaca cieca, non si vede nulla.

Non si ode nessuno.

Ed è una sensazione spasmodica e piovosa.

E la benda non è nera ma di candido cotone.

( copyright della poesia di Amleta Bloom)

( immagine: giovane bendata di John Divano)

 

LE FERITE DEL GHIACCIO

Amoretriste

Brecce, serracchi, fessure, fratture, ferite in quel ghiaccio eterno

dove io dormo senza dormire.

Appaiono ogni tanto ombre,

ma rimangono ombre soltanto.

Il freddo grida nel vento,

la mia carne gela senza il calore

di quella mano che diceva di regnare su di me.

Gli occhi non vengono bendati e vedono tutto.

Le mani non vengono legate e fanno tante cose.

Il cuore non viene sedato e scorre via nella sera.

Anima pesante in una veste leggera,

che muove i passi per danzare una danza di ombre.

Gli uomini sono ombre, rimangono sul muro,

non toccano mai il pavimento

per unire i loro passi ai miei.

Uomini inconsistenti, inermi, fraudolenti.

Quel ballo che le notti agognano

diventa solo agonia per me.

Ma cosa aspettarsi da miseri esseri

che non sanno sentire altro che bisogni fisici?

Cosa aspettarsi da lemuli dalle corazze ben definite

e dai fremiti invisibili che non fanno altro che nascondersi

nella sabbia delle loro misere vite?

Quanti cadono nella fossa

prima ancora di attraversare il ponte!

E quanti rimangono nello stagno

in cui hanno cresciuto così bene

le loro infime passioni

e vengono a supplicarmi di legarli

col filo e col dolore!

Non sono degni nemmeno

del nome che cercano di darsi:

schiavo è solo colui che non sa di esserlo!

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

CAN YOU HEAR ME?

Hall_Of_Rites_by_CygX1

 

 

Là dove si nasconde la tua anima

io ti vengo a cercare camminando su suoli di musica

dove le note sono spine affilate.

Io sento una diversa connessione con te,

io sento una diversa comunione con quello che sei.

Là dove tu sei da solo, da solo nella tua solitudine,

quella che non mostri mai,

là io ti vengo a cercare perchè so che hai bisogno di me.

Alla fine di quelle facce che ti tocca usare ogni giorno

nella tua vita e nel tuo lavoro, io riesco a vedere te,

come sei veramente.

Questo tuo essere reale che io vedo,

è quell’Orco nel bosco, che mi segue dovunque io vada.

In ogni luogo io vedo sempre te,

c’è sempre qualcuno che mi ricorda

la tua presenza, la tua fisicità.

Io ti vedo dovunque perchè ti voglio vedere.

Là dove finiscono quelle facce di te

che io non conosco e che tu dismetti

quando sei con me,

là, in quella solitudine che conosco benissimo,

io ti trovo simile a me, per questo ti voglio baciare col cuore.

PICCOLA ONDA

Sto aspettando la notte

per scendere e prenderti mentre dormi.

Sto aspettando la notte

per scendere sul tuo giaciglio

sentirti respirare e accarezzarti come se fossi una stella,

come se io fossi il cielo che ti ha fatta stendere ai suoi piedi.

E ti lascerò respirare finchè dormirai felice

tra le braccia del mio sogno impossibile.

Sto aspettando la notte per non risvegliarti

e guardarti mentre mi sogni e sogni quel legame

che non hai ancora trovato.

Ti lascerò dormire e ti accarezzerò come se fossi mare ed io il cielo sopra di te.

Ti guarderò come si guarda un’onda che arriva alla riva

dopo aver attraversato tutti i mari e sulla mia riva

tu potrai riposare come se fossi stanca di mille inutili vite

ed io potrò baciare le tue labbra essiccate dalle preghiere

che hai fatto per poter trovare ciò che hai cercato invano.

Sto aspettando la notte perché con la mia luce oscura

vorrei farti sbocciare, perché sei un fiore diverso

che nessuno ha saputo coltivare nel modo giusto.

Ora chiudi gli occhi e lasciati abbracciare,

piccola onda di mare….vieni…vieni a riposare

sul mio petto di sabbia e mare.

L’ORCO CATTIVO

Del frutto proibito un solo morso non mi bastò

e mangiai tutta la mela,

per questo riesco a vedere oltre gli occhi

dell’orco cattivo.

Era in un sogno, era in due sogni,

sempre lo stesso volto, era una precognizione?

Era in un incubo, era in due incubi, era una ossessione?

Mentre gli alberi azzurri scomparivano

e mentre volavo sopra i mari pieni di alghe,

il volto dell’Orco Cattivo, rimaneva a guardare

come avrei fatto a sfuggirgli senza uscire dal sonno.

Quando mi addormentavo sul cuscino

mi risvegliavo senza.

Quando mi tormentavo sul letto

mi risvegliavo senza aver riposato.

L’Orco Cattivo era sempre in agguato,

io ero solo una piccola cucciola,

e lui era così grande, così mostruoso,

io lo sognavo e lo vedevo ogni notte,

ed ora si è materializzato.

Un volto in un sogno,

lo stesso volto in due sogni,

gli stessi occhi che mi guardano,

Lo stesso incubo visto più volte.

Chi è questo mostro?

Chi sono io per questo gigante?

Una piccola bimba dorme

e sogna boschi, mostri, tesori e canzoni.

L’Orco Cattivo ha saputo aprire

le palpebre della fanciulla

senza toccarla con un solo dito.

E’ l’alba e la bimba si alza per seguire

il suo nuovo amico.