LE LACRIME DI GINEVRA

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Oh Ginevra, triste sovrana che ha visto scomparire il suo Lancillotto,

non piangere altre calde lacrime perchi ti ha fatto quel torto.

Un cavaliere che rinnega la sua dama da un giorno all’altro

non è degno nè del tuo amore nè della tua corte.

Tu sovrana potente non piangere più quel giovane combattente

che per te nemmeno una guerra ha vinto,

nè oltre quel recinto spinato si è spinto

per dimostrarti il suo valore.

Oh Ginevra, mia anima in pena,

riprendi la tua strada e torna al castello,

colui che voleva fuggire con te

non è venuto più a ripararsi sotto il tuo ombrello.

Quest’uomo sì vile non aveva corazza

e la sua debolezza non è degna della tua corona,

signora, riprendi la vita che ti è stata portata via

e donati un pò di riposo da quel pianto

che sciupa le tue notti di tormento.

Felice colui che non ha te non sarà mai!

Felicità colui che non ti è devoto non troverà mai.

Il tuo regno e il tuo potere meritano altri cuori

più coraggiosi e pronti solo a te servire.

Coraggio, apri quella porta

e lascia in tasca la chiave,

ciò che ti aspetta sarà solo luce

ed eterno calore.

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L’ANTICA VOCE

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Sorge dallo scranno silente quel fatato dispiegamento

di forze occulte che alla mia vita ardore hanno sempre dato.

E nel culmine della risorta devozione per l’amarissima terra

che ha visto la mia ultima umana prigione, io di Avalon

terrò nelle mie vene il ricordo di ciò che mi è stato fatto.

Ora discendono retaggi e fili da antiche capanne

dove il sordo e il cieco avevano la stessa voce

ed io mio occhio cercavano coloro che volevan a me sfuggire.

Dal giallo della follia all’ocra della terra mia,

ogni pagliuzza di fuoco che colmerà il mio calice

per te solo fiele e dolore diventerà nella tua vita.

Il mio canto è stato rifiutato e la mia voce è stata tradita

e adesso il mio ordine è per le forze oscure

che dalla mia anima risalgono da quel suolo

in cui nel passato ho vissuto e che mi ha dato il sigillo

della mia disumana perversione.

Povera quell’anima nuda che ha attraversato la mia via

e non si è più girata al mio cospetto,

io per lui non avrò alcun diletto

nel vederlo marcire nel fosso della disperazione.

Il mio giallo bilioso morderà il tuo collo

e la tua mano non troverà quel vampiro

che ti si è avvicinato.

Ora va dentro quel bosco, da solo,

e stai attento alle belve,

io rimango qui accanto al lago

a vederti scomparire come una pagliuzza di inutile fuoco.

 

 

LA FATACATTIVA

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Carni della nuova fredda stagione,

sementi e forze della mia ultima ragione

portate a me quel tuono devastante

che rigiri la sorte di questo navigante

che non ha saputo piegarsi al mio trono!

Sangue degli uccelli uccisi dal vento dell’inverno

io gelerò il mio mantello e ti darò solo freddo inferno.

Lumina che s’indorano sulle ultime nuvole rosa

avrai irta la tua strada di ostacoli e muri,

poichè tu il tuo sguardo volgesti altrove

e alla fata non desti la tua sottomissione.

Ora le mani della terra hanno deciso

di solcare i mari per tornare alla oscura magione

dove la fatacattiva prepara le sue migliori vendette

e crude e cotte, esse tutte vanno ritorte

nello stesso calderone.

Porgi la tua guancia ad un diverso bacio

perchè l’ultimo raggio di sole ha sfilato all’orizzonte

e da oggi in poi tutto tornerà buio pesto

e per te nessun’altra occasione!

PIETRE NELLO STOMACO

Pietre nello stomaco,

un peso per un perdono

che sarà mia dura pena.

Pietre sul cuore che soffre,

tempesta e lacrime,

per la rabbia che dovrò patire

sulla mia pelle vergine.

Pietre nello stomaco

e male dentro l’anima,

la prima prova non superata,

lo sconforto di non essere buona.

Dal collare al vuoto totale,

un solo passo e il baratro si è aperto,

sotto i miei piedi.

Pietre sullo stomaco

che dividono il possibile dalla speranza,

una divisione dentro il mio sogno,

una punizione inaspettata.

Un solo respiro e tutto potrebbe sparire,

in una sola volontà a cui devo obbedire,

una volontà così forte da ridurmi in puro dolore.