IL PRIGIONIERO E LA FARFALLA

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Un semplice piccolo insetto colorato.

Un giorno qualunque, sole, vento, aria e dannazione.

Una farfalla si posa dove non c’è mai stato colore.

Un semplice insetto, nessun pungiglione,

solo ali e antenne, proboscide per succhiare,

piccoli occhi per vedere.

Il prigioniero allunga la mano,

vuole toccare, vuole sentire.

La farfalla ha due ali leggere, vibranti,

ed un corpo zuccheroso che sporca le dita del prigioniero.

Lui si avvicina di più, vuole stringere,

vuole possedere, ma le ali sono leggere,

impalpabili e si sgretolano subito.

La mano del prigioniero diventa pugno,

la vuole colpire, perchè non si ferma,

non si lascia tenere tra le dita,

la farfalla vuole volare via.

Il prigioniero si accanisce,

ne fa una ragione di vita o di morte,

non vuole lasciarla andar via,

deve trattenerla.

Così stringendo ancora

le toglie le ali e la vita.

IL CARCERIERE MATERNO

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Tornite culle di cemento dove il pianto risiede come seconda voce.

Hai una madre che ti atterra e detiene nella morsa il cuore.

Carceriere del tuo amore, incroci sbarre dentro di te.

Non hai nemmeno il minimo sospetto di poter esser vittima

di quello strazio di possesso filiale che alberga nel cuore

di quelle deboli foglie che abbisognano di una pianta

alla quale attaccarsi per non volar via.

Culle dorate, dove i pargoli ascoltano nel nenie,

dove l’unico cibo è la materna ossessione,

che detiene le fila della ragione fittizia.

Stravolgimenti non sono possibili

quando il ricordo di quel volto rimane impresso

nel petto di te, suo prigioniero, che annaspa

per divenire il mio.

Ogni delicata accortezza fatta sembra lama.

Ogni delizioso boccone sembra veleno.

E infine la chiave rimane nella serratura

e tu stesso non apri per paura di doverla abbandonare

quella madre che ti lega ancora.

Ma due donne non si possono tenere

dentro lo stesso arido cuore.

HO UNA CATENA DENTRO AL COLLO

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Quella catena, dove l’hai nascosta?

Dove l’hai conservata?

Tira ancora ma non è nella tua mano.

Quella catena, dove l’hai riposta?

Dove l’hai scordata?

Hai staccato un anello ma il resto è rimasto.

Hai staccato solo un pezzo ma la catena è lì dentro lo stesso.

In quale cassetto l’hai riposta?

In quale valigetta hai messo la tua voglia di me?

Come fai a tenerla così ben sepolta senza sfiorarla?

Come fai a tenermi nascosta così tanto dentro di te?

La tua catena non me l’hai ancora tolta.

La tua catena è qui dentro al collo e tira ancora.

 

IL PULCINO NELL’UOVO

Se dovessi pensare al peggio “ tutti gli uomini sono uguali”

Sarei come quel Socrate che li voleva tutti mortali.

Ma un’azione o due non possono esser prese

per un intero modo di fare.

Per cui se un uovo si è rotto nel paniere,

tutti gli altri hanno ancora la possibilità di diventare pulcino

di far tutti insieme una bella frittata.

Quindi , se non tutti gli uomini sono uguali,

ce ne sarà uno che saprà maneggiare un fragile uovo,

con attenzione.

Penserà con affetto al pulcino che ci sta dentro,

o a tutto quello che potrebbe diventare

se non lo lasciasse cadere dalle sue mani.

E’ ben strana la sorte che affida

Le cose più fragili

a due mani così forti!

Perché dentro questo delicato guscio

c’è un pulcino che vuole vivere

e diventare grande.

Quindi stai attento, maneggia con cura,

e non lasciarmi cadere dal paniere

mentre salti da una pietra all’altra

sul fiume della vita!

 

inginocchiatA

LA FORESTA NERA

Freccia dopo freccia

Dentro al cuore della Dama Nera

ha preso sede un sottile oscuro bagliore.

Freccia dopo freccia

Si è aperta una fessura

dentro al profondo bosco

e la Dama Nera finalmente sul suo trono

prenderà posto.

Dall’alto al basso

ella sente ogni suo vicino passo:

sente avvicinarsi il veneziano mostro

con la maschera di profanatore di anime.

Alzatevi tutte acque salate! Sorgenti del male e fonti oscure!

La Dama Nera ha deciso di rendere le vostre menti insane!

Piegatevi ai suoi piedi, rospetti, e lasciate che il suo forte piede

si adagi sulle vostre deboli schiene.

La Regina della Foresta Oscura

ha ordinato una catena più lunga e stretta

per le sue prossime vittime.

Sotto le fronde ribelli e il canto ostile degli uccelli

Ella aprirà cuori e mangerà dolori a lei familiari.

Divora precoci silenzi e desideri iracondi,

di coloro che cercano l’assoluto divino

e dietro i suoi passi lascia solo scheletri di veleno.

Stringerà, strozzerà, non avrà pietà alcuna

poiché Ella è la peggiore Sovrana di questa infima zona oscura.

Ogni servile bacio avrà il suo cappio e ogni labbro avrà il suo morso.

Poi cederà a Lui, il Fauno, lo scettro fatato, e da lui prenderà ristoro.

Si renderà docile al suo fiato selvatico, lo lascerà correre sul suo seno

coi denti e con l’anima che a lei è devota.

Lascerà mai che il suo animo venga addomesticato?

Freccia dopo freccia, un buco si è ingrandito sul collo

E da lì il Fauno ha succhiato il sangue virulento

che gli procura la malattia sentimentale di cui è appestato.

Spira risuonando il buio dentro di loro,

spira leggero come un fiato di nero,

quel vento che ha scoperto le loro vere passioni.

Occhio dopo occhio,

vena dopo vena, sguardo dopo sguardo,

si è aperto un varco dentro la vista occlusa

della Regina reclusa ed Ella ora guarda quegli occhi

come se vedesse per la prima volta il sole!

Il Fauno, suo unico servitore fedele,

stringerà le mani alle sue e la porterà altrove,

per salvarla dal fango del suo demone interiore.

Distante sembrava la sorte,

vicina appariva la morte, ma tutto si è aggiustato

col tocco del destino fatato.

Ascolta queste parole, o servitore fedele,

oggi suona il tuo flauto, svelto,

poiché dal mio scranno a te solo

il mio ardire verrà rivolto

e tu piegherai le ginocchia di cervo

e porgerai il tuo volto per farlo sparire

dentro al mio cuore morto.