IL PRIGIONIERO E LA FARFALLA

il-prigioniero-e-la-farfalla

Un semplice piccolo insetto colorato.

Un giorno qualunque, sole, vento, aria e dannazione.

Una farfalla si posa dove non c’è mai stato colore.

Un semplice insetto, nessun pungiglione,

solo ali e antenne, proboscide per succhiare,

piccoli occhi per vedere.

Il prigioniero allunga la mano,

vuole toccare, vuole sentire.

La farfalla ha due ali leggere, vibranti,

ed un corpo zuccheroso che sporca le dita del prigioniero.

Lui si avvicina di più, vuole stringere,

vuole possedere, ma le ali sono leggere,

impalpabili e si sgretolano subito.

La mano del prigioniero diventa pugno,

la vuole colpire, perchè non si ferma,

non si lascia tenere tra le dita,

la farfalla vuole volare via.

Il prigioniero si accanisce,

ne fa una ragione di vita o di morte,

non vuole lasciarla andar via,

deve trattenerla.

Così stringendo ancora

le toglie le ali e la vita.

Advertisements

IL CARCERIERE MATERNO

prigioniero_068

Tornite culle di cemento dove il pianto risiede come seconda voce.

Hai una madre che ti atterra e detiene nella morsa il cuore.

Carceriere del tuo amore, incroci sbarre dentro di te.

Non hai nemmeno il minimo sospetto di poter esser vittima

di quello strazio di possesso filiale che alberga nel cuore

di quelle deboli foglie che abbisognano di una pianta

alla quale attaccarsi per non volar via.

Culle dorate, dove i pargoli ascoltano nel nenie,

dove l’unico cibo è la materna ossessione,

che detiene le fila della ragione fittizia.

Stravolgimenti non sono possibili

quando il ricordo di quel volto rimane impresso

nel petto di te, suo prigioniero, che annaspa

per divenire il mio.

Ogni delicata accortezza fatta sembra lama.

Ogni delizioso boccone sembra veleno.

E infine la chiave rimane nella serratura

e tu stesso non apri per paura di doverla abbandonare

quella madre che ti lega ancora.

Ma due donne non si possono tenere

dentro lo stesso arido cuore.