LA REGINA INCANTATA

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Una settimana di sapori insanguinati,

soffiati dal vento rosso che si posa sulla candida carne.

Ricami e incantesimi sulle scarpe dorate,

dita innocenti che girano pagine

e labbra che sfiorano piedi annodati.

Una settimana di palpebre chiuse dai baci delle farfalle,

nel giardino della gioia mesta,

dove la Regina si riposa coi suoi desideri,

calpestando erba e vermi allo stesso modo.

E nessun altro godrà mai di quel silenzio che distilla la sua mente.

E nessun altro avrà mai il collare dell’eterna tortura dell’amore.

ADORATA.

ADORATA.

ADORATA.

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LA REGINA DI SABA

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Dita preziose che cambiano in oro la vile materia.

Dita leggere che scambiano la sfortuna in successo.

Colei che cede il rosso calore,

colei che porta magma e distruzione,

colei che governa sugli ignari insettivori umani.

Dita fiduciose di cambiare in acqua il liquore.

Dita morbide che scaldano il cemento e lo riducono in cenere.

Colei che dorme sotto i letti,

colei che non ha bisogno di altro amore,

colei che rigira nel calderone la minestra avvelenata.

Dita che scuotono la gioia e il dolore.

Dita unite insieme per indicare il percorso nascosto.

Colei che aspetterà l’attesa dello schiavo,

colei che aspetterà scrutando nell’aria,

colei che raggiante saprà che il suo cuore ormai gli appartiene.

IN GINOCCHIO NEL FANGO

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Lui si inginocchiò nel fango, umido, molle, sporcandosi tutti i pantaloni, per allacciare una delle sue scrpe rosse da strega.

Lui non aveva esitato un attimo per dimostrarle che non gli importava del fango, della pioggia e di nessun’altra cosa al mondo perché in quel momento era tale il battere de suo cuore per Lei, la sua regina, la sua unica ragione di vita, che nessun’altra cosa al mondo esisteva.

Lui si rialzò ma subito lei lo ammonì e gli disse di rimanere lì dov’era, nel fango. Anche il cuore della regina batteva e vederlo a capo chino, mentre l’acqua del suolo gli penetrava nella stoffa dei pantaloni, la fece sentire così soddisfatta, così potente che lo lasciò in quella posizione per una buona mezz’ora.

Poi lei, che era una regina clemente, gli mise la mano sul capo, su quei capelli inzuppati e incollati dalla pioggia e gli disse: “Alzati adesso e siediti accanto a me.”

Lui non credeva alle sue orecchie. Ma la sua regina gli aveva concesso un posto al suo fianco. Ma in quel momento egli all’improvviso si sentì il cuore scoppiare di gioia e capì di essere l’uomo più fortunato del mondo.

Perché lei, la sua regina, lo voleva proprio accanto a sé, nella sua vita, vicino al suo cuore. da quel momento capì d’aver perso se stesso completamente e che nulla sarebbe stato più lo stesso. Si sedette e finalmente dai suoi occhi scese una timida lacrima ed egli si stupì perché in vita sua non aveva mai pianto.

Lei, la regina, sorrideva e guardava la pioggia cadere.

Quando lui fu seduto accanto a lei, e lei capì che lui stava finalmente piangendo, lei gli prese la mano e rimase in silenzio.

 

 

MIE ANCELLE

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Mie fanciulle fiorite, dove vi nascondete?

Venite fuori dai cespugli e recatemi i vostri fiori.

La Regina aspetta di esser vestita a festa

poichè voi sarete il suo banchetto personale

e solo di voi ella si vuole cibare.

Mie ancelle, portatemi la corona

dove voi sarete le gemme

ed io quel diamante che brilla

unico e inscalfibile in mezzo a voi,

mie fragili sorelle.

Docili schiene piegate

alla mia frusta dolente

e non gridate al mio cuore

poichè io l’ho perso di recente

e nessuna pietà avrò

per il vostro minimo errore.

Venite, mie anime belle,

a succhiare quel nettare

che non avete mai assaggiato,

io sola ho quel forte sapore

di ciò che nessun uomo vi ha mai dato.

Mie sorelle inginocchiate,

non rialzate il capo

fino a quando il mio vestito

sarà della vostra rosea pelle

finemente decorato.

LE LACRIME DI GINEVRA

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Oh Ginevra, triste sovrana che ha visto scomparire il suo Lancillotto,

non piangere altre calde lacrime perchi ti ha fatto quel torto.

Un cavaliere che rinnega la sua dama da un giorno all’altro

non è degno nè del tuo amore nè della tua corte.

Tu sovrana potente non piangere più quel giovane combattente

che per te nemmeno una guerra ha vinto,

nè oltre quel recinto spinato si è spinto

per dimostrarti il suo valore.

Oh Ginevra, mia anima in pena,

riprendi la tua strada e torna al castello,

colui che voleva fuggire con te

non è venuto più a ripararsi sotto il tuo ombrello.

Quest’uomo sì vile non aveva corazza

e la sua debolezza non è degna della tua corona,

signora, riprendi la vita che ti è stata portata via

e donati un pò di riposo da quel pianto

che sciupa le tue notti di tormento.

Felice colui che non ha te non sarà mai!

Felicità colui che non ti è devoto non troverà mai.

Il tuo regno e il tuo potere meritano altri cuori

più coraggiosi e pronti solo a te servire.

Coraggio, apri quella porta

e lascia in tasca la chiave,

ciò che ti aspetta sarà solo luce

ed eterno calore.