LE FERITE DEL GHIACCIO

Amoretriste

Brecce, serracchi, fessure, fratture, ferite in quel ghiaccio eterno

dove io dormo senza dormire.

Appaiono ogni tanto ombre,

ma rimangono ombre soltanto.

Il freddo grida nel vento,

la mia carne gela senza il calore

di quella mano che diceva di regnare su di me.

Gli occhi non vengono bendati e vedono tutto.

Le mani non vengono legate e fanno tante cose.

Il cuore non viene sedato e scorre via nella sera.

Anima pesante in una veste leggera,

che muove i passi per danzare una danza di ombre.

Gli uomini sono ombre, rimangono sul muro,

non toccano mai il pavimento

per unire i loro passi ai miei.

Uomini inconsistenti, inermi, fraudolenti.

Quel ballo che le notti agognano

diventa solo agonia per me.

Ma cosa aspettarsi da miseri esseri

che non sanno sentire altro che bisogni fisici?

Cosa aspettarsi da lemuli dalle corazze ben definite

e dai fremiti invisibili che non fanno altro che nascondersi

nella sabbia delle loro misere vite?

Quanti cadono nella fossa

prima ancora di attraversare il ponte!

E quanti rimangono nello stagno

in cui hanno cresciuto così bene

le loro infime passioni

e vengono a supplicarmi di legarli

col filo e col dolore!

Non sono degni nemmeno

del nome che cercano di darsi:

schiavo è solo colui che non sa di esserlo!

( Copyright della poesia di Amleta Bloom)

SCIOGLIERE LA PIETRA

il nodo

Può sciogliersi la pietra sotto i raggi di un freddo sole?

Può sciogliersi un nodo fatto da una forte catena?

Può sciogliersi un sogno diventato incubo?

Quale altro gelo porterà il tuo cuore?

Quale altra morte aspergerai nelle mie vene?

Potrai nutrire il mio buio senza farmi male?

Potrai entrare senza scucire il dolore dai miei occhi?

Non ho nessuna voglia ma la voglio trovare.

Non ho nessuna speranza ma la voglio rinnegare.

Potrai spezzare quella catena che mi ha strozzato senza farmi morire?

Potrai diventare il mio vero Padrone?

Dimenticati di te.

Dimentica il motivo.

Dimentica la tua ragione.

Solo col cuore potrai avvicinarti ed avere successo.

Ma la pietra è morbida fuori e dura dentro.

La pietra ha due anime: minerale e animale.

Come potrai domare quella belva?

L’OMBRA NELL’OMBRA

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Si avvicina subdola, l’ombra incappucciata

di colui che tiene la catena del passato

dentro la mia mente.

Colui che ha atteso nell’ombra

quella quiete funesta gravida di buona passione

per divenire reale volto fuori dal buio.

Quale viso ha l’ombra?

Quali occhi io guarderò ancora

che mi rapiranno l’anima?

Quale sarà la mia fine per iniziare

questo doloroso cammino?

Nell’ombra di un passato riverso sul mio collo,

nell’ombra di un passato riverso sul mio seno,

nell’umido tepore che da cadavere mi fa diventare

anima sconvolta dal tuo improvviso apparire.

L’ombra sta per divenire reale,

io sarò perduta per sempre

poichè la morte ti ha condotto a me

così come l’aquila convince un falco

a volargli accanto,

tu farai quel volo per sfidare

quella forma che dentro di me

mi azzanna già coi suoi denti appassionati.

IL DIO DEI MAYA E LA FARFALLA INDIANA

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Silenzioso l’odore sgusciò tra le vesti e si mischiò col sapore del cielo. Lei sorrideva timida perchè non sapeva che lui era il dio dei maya. Le sue piume la confondevano. I suoi occhi la mettevano così in imbarazzo. Poi nel silenzio del giorno l’anima divenne sera e allora lui la sfiorò perchè era scritto che una farfalla dovesse diventare dea.

Misterioso il canto che piume e polvere mischiate fanno tra due corpi di diverse forze. Misterioso quel destino che avvicina due potenze magneticamente opposte. Così giunsero a non dirsi alcuna parola, perchè gli occhi soltanto parlavan di loro e della loro essenza.

La ricerca era durata anni, e il giro del mondo non era bastato per arrivare a quella fonte dove tutto converge e dove il cuore emerge dagli oceani esistenziali. Lui avvicinò una mano ma non aveva paura di sbriciolare le ali della farfalla. Lui voleva toccare la sua vita. Lui voleva sentire il volo delle sue ali.

Il dio dei maya la guardò come si guarda un fiore raro, trovato in mezzo ai cactus. Lei sorrideva ancora. Poi chiuse gli occhi e disse solo una parola: “sì”.

Il dio dei maya allora fece divampare il fuoco e ogni altra cosa intorno a loro scomparve del tutto.

IN GINOCCHIO NEL FANGO

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Lui si inginocchiò nel fango, umido, molle, sporcandosi tutti i pantaloni, per allacciare una delle sue scrpe rosse da strega.

Lui non aveva esitato un attimo per dimostrarle che non gli importava del fango, della pioggia e di nessun’altra cosa al mondo perché in quel momento era tale il battere de suo cuore per Lei, la sua regina, la sua unica ragione di vita, che nessun’altra cosa al mondo esisteva.

Lui si rialzò ma subito lei lo ammonì e gli disse di rimanere lì dov’era, nel fango. Anche il cuore della regina batteva e vederlo a capo chino, mentre l’acqua del suolo gli penetrava nella stoffa dei pantaloni, la fece sentire così soddisfatta, così potente che lo lasciò in quella posizione per una buona mezz’ora.

Poi lei, che era una regina clemente, gli mise la mano sul capo, su quei capelli inzuppati e incollati dalla pioggia e gli disse: “Alzati adesso e siediti accanto a me.”

Lui non credeva alle sue orecchie. Ma la sua regina gli aveva concesso un posto al suo fianco. Ma in quel momento egli all’improvviso si sentì il cuore scoppiare di gioia e capì di essere l’uomo più fortunato del mondo.

Perché lei, la sua regina, lo voleva proprio accanto a sé, nella sua vita, vicino al suo cuore. da quel momento capì d’aver perso se stesso completamente e che nulla sarebbe stato più lo stesso. Si sedette e finalmente dai suoi occhi scese una timida lacrima ed egli si stupì perché in vita sua non aveva mai pianto.

Lei, la regina, sorrideva e guardava la pioggia cadere.

Quando lui fu seduto accanto a lei, e lei capì che lui stava finalmente piangendo, lei gli prese la mano e rimase in silenzio.

 

 

I DUE AMANTI

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Lui dorme. Il Re Artù dorme.

Il re forse sta sognando.

La sua barba rimane sollevata

mentre il respiro si interrompe

e poi riprende.

Lei, la Regina, Guinevere,

si gira verso il muro e si chiede:

chissà se anche Lancelot sta domendo

o pensa a lei.

Lei, Guinevere, non riesce più a dormire

da quando quel bel giovane s’è presentato

al servizio del suo consorte.

L’armatura di Lancelot quel giorno

splendeva della luce lunare

e la sua forza fisica aveva prevalso su tutti.

Dopo la lotta e la vittoria, quell’uomo

l’aveva guardata in quel modo strano,

e il suo sguardo era fisso e sicuro.

Lai, la Regina, non si era mossa,

nè aveva abbassato gli occhi:

Lancelot era un suo pari,

nella guerra contro le ingiustizie,

anche lui aveva l’onore nel cuore.

Lei, Guinevere, era la fata bianca,

e aveva visto nella nebbia della notte

che un uomo sarebbe giunto

da un paese lontano.

Era passato un anno

da quel primo sguardo,

eppure in tutto quel tempo

Lancelot non le si era avvicinato mai.

Da lontano, con rispetto, aveva per lei

sempre lo stesso sguardo fisso

e sembrava aspettare il momento giusto.

Poi un giorno, lei era lì, in mezzo al verde,

per una solitaria passeggiata e lui sbucò dal nulla.

Lancelot disse di averla seguita

per proteggerla ma gli alberi avevano già detto alla fata incantatrice

che lui era lì per donarle il suo amore.

Guinevere lo vide venire verso di lei

ed io suo cuore ebbe un sobbalzo:

“ Vi prego, andate via. “

Ma lui si inginocchiò ai piedi di lei e le confessò:

“Mia Dama, accettate il mio amore;

io sono rimasto qui solo per voi. “

La Regina si mosse verso un albero maestoso,

uno dei suoi amici spiriti del bosco,

e su di esso pose la sua mano

quasi a volersi reggere da quel peso sul cuore

di cui non era riuscita a liberarsi.

“Vi prego, io non posso, io non devo. “

Lancelot si rialzò e la raggiunse.

Prese la sua mano, arresa,  nelle sue:

“Mia Dama, voi state morendo accanto a quest’uomo

Che non vi capisce e non vi valorizza. Io vi amo,

io vi voglio liberare  e riportare nella terra dove siete nata,

e liberarvi da questa vita a cui siete stata forzata. “

Guinevere iniziò a piangere,

poiché quelle parole esprimevano la verità della sua condizione

di donna legata ad un uomo con cui non condivideva più nulla.

Quindi, lasciando la sua mano in quelle del bel giovane,

e abbassando gli occhi gli disse:

“Io non posso più far tacere il mio cuore.

Portatemi lontano, nella mia terra, e siate mio scudo

e mio futuro. Solo voi sapete chi realmente io sia.”

Lancelot strinse ancor di più quella mano nelle sue

e vi depose un bacio che aveva l’ardore del fuoco,

di quel fuoco potente che solo un uomo coraggioso

può sopportare dentro di sé senza bruciarsi.

Guinevere girò il suo viso e lo guardò negli occhi.

Non disse più nulla.

Lancelot fischiò e subito dopo apparve il suo destriero.

La Regina fu posta davanti e il suo cavaliere dietro di lei.

Così scomparvero quelle due anime

che non appartenevano al regno degli uomini

ma alla terra di Avalon,

portando con sé la forza di quel cuore

che supera le regole e i legami dei mortali.

LE LACRIME DI GINEVRA

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Oh Ginevra, triste sovrana che ha visto scomparire il suo Lancillotto,

non piangere altre calde lacrime perchi ti ha fatto quel torto.

Un cavaliere che rinnega la sua dama da un giorno all’altro

non è degno nè del tuo amore nè della tua corte.

Tu sovrana potente non piangere più quel giovane combattente

che per te nemmeno una guerra ha vinto,

nè oltre quel recinto spinato si è spinto

per dimostrarti il suo valore.

Oh Ginevra, mia anima in pena,

riprendi la tua strada e torna al castello,

colui che voleva fuggire con te

non è venuto più a ripararsi sotto il tuo ombrello.

Quest’uomo sì vile non aveva corazza

e la sua debolezza non è degna della tua corona,

signora, riprendi la vita che ti è stata portata via

e donati un pò di riposo da quel pianto

che sciupa le tue notti di tormento.

Felice colui che non ha te non sarà mai!

Felicità colui che non ti è devoto non troverà mai.

Il tuo regno e il tuo potere meritano altri cuori

più coraggiosi e pronti solo a te servire.

Coraggio, apri quella porta

e lascia in tasca la chiave,

ciò che ti aspetta sarà solo luce

ed eterno calore.