LA REGINA INCANTATA

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Una settimana di sapori insanguinati,

soffiati dal vento rosso che si posa sulla candida carne.

Ricami e incantesimi sulle scarpe dorate,

dita innocenti che girano pagine

e labbra che sfiorano piedi annodati.

Una settimana di palpebre chiuse dai baci delle farfalle,

nel giardino della gioia mesta,

dove la Regina si riposa coi suoi desideri,

calpestando erba e vermi allo stesso modo.

E nessun altro godrà mai di quel silenzio che distilla la sua mente.

E nessun altro avrà mai il collare dell’eterna tortura dell’amore.

ADORATA.

ADORATA.

ADORATA.

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LA CAGNOLINA INFELICE

CAN

C’era una volta una cagnolina dal pelo rosa. Si chiamava Susy ed apparteneva ad un padrone cattivo che la teneva sempre legata ad un albero in giardino.

La piccola Susy strattonava la catena ma non riusciva a romperla. Guardava la strada e vedeva gli altri cani liberi di girare e correre e lei invece infelice era sempre legata a quell’albero.

Ogni altro vicino di casa passava e la guardava ma nessuno di loro bussavano alla porta per parlare col padrone e dirgli di liberare quella cagnolina infelice.

Susy guardava quelle persone con occhi tristi ma a nessuno veniva mai compassione per il suo stato.

Così calava il muso a terra e si lasciava scivolare a terra.

Ormai nemmeno abbaiava più. Non aveva più la voglia di farsi sentire da nessuno.

Poi un giorno un uomo straniero passò di lì. Era sul marciapiede e canticchiava quando la vide.

L’uomo si girò e si fermò. Susy alzò la testolina e fece un debole bau.

L’uomo continuò a fissarla. Poi si mosse verso di lei. Attraversò il giardino e le andò vicino.

Allungò la mano e l’accarezzò. Susy si alzò sulle zampe e uscì la lingua e iniziò a scodinzolargli.

L’uomo sorrise e continuò a farle delle carezze.

Susy tirò la catena per fargli capire che era legata e voleva liberarsi.

L’uomo vide la catena ma continuò a farle carezze.

Susy abbaiò più forte per fargli capire come si sentiva a stare in quel modo.

L’uomo la guardò negli occhi ma non battè ciglio e continuò a dirle: ” brava, che dolce che sei, brava. ”

Susy lo fissò supplicando, abbaiando come una pazza.

L’uomo si spaventò e credendo che lo volesse mordere si allontanò.

Susy lo vide andar via a gambe levate. Calò di nuovo la testa e si lasciò morire legata a quell’albero.

Non aveva mai sperato di poter tornare libera ma quell’uomo le aveva ridato la voglia di vivere.

Invece se n’era andato e lei era rimasta con la sua catena.

Da quel giorno in poi rifiutò il cibo del padrone e si lasciò morire.

 

 

CATTIVO ANIMALE RIBELLE

Rami spinosi che odorano di gioia,

rami spinosi che si posano sul petto

per dirigere il mio respiro dove la notte riaffiora.

I suoni della tua voce escono da una possente gabbia toracica,

dove i tuoi desideri hanno creato ordini a cui non posso non obbedire.

Strisciando sui rami spinosi, amabili disappunti e grida mie,

gemiti tuoi e solerti abbracci per salvarmi da simile tortura inattesa.

Sono un cigno nero a cui hai strappato le piume bianche.

sono un cigno nero a cui hai stretto il collo per non soffocarmi.

Risuona dentro di me la tua voce, portata come spina di bosco

come lama antica sul mio seno rosso.

La tua voce che spira sulle mie labbra bagnate

mentre baci le parole di buio che adesso ti ho date.

Tu, mio Cattivo Animale Ribelle,

unico solerte cavallo imbizzarrito,

le briglie al mio animo hai posto con dolcezza,

mentre le redini tenevi strette.

Mio lupo cattivo, sai quante spine ancora devi conficcare

per poter creare questa rosa rossa sul mio cuore!