LA DAME DE LA ROSE

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Inconsistente piumaggio atto al volo,

ho rischiato di fare un volo dentro la vasca da bagno

dove le rose possono sbocciare da un semplice rasoio cucito male.

Inietto sangue di rose dentro al mio cuore

per respirare meglio in mezzo al mio nuoto

e rimango in superficie per riscaldarmi le vene.

Non è occasione prima di una scena già riuscita

ad una sorella migliore di me in questa vita.

Ofelia mia sola gemella, colei che fuggì dal suo amore pazzoide,

giace ancora in quel sogno perduto nel flusso della morte.

Discendo fino al fondo perchè così soltanto posso vivere,

mentre ciò che rimane di ogni stelo non è il fiore

ma le spine che ci hanno punto e ci hanno dato l’amore.

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LA PIOVRA MATRIGNA

PIOVRA

Deboli impuberi volontà

s’avvinghiano ai cordoni ombelicali

della piovra matrigna.

Deboli spiriti in cerca di catene

s’imprigionano da soli alle vecchie sedie di casa.

Macinadesideri stritolano gole mute

che invocano inutilmente il suo nome.

La Dama Nera non ha più voglia.

La Diana Nera non ha più dita.

Infime passioni non scuotono la sua vita.

Solo l’amore merita la sua totale attenzione.

Orde di figliastri, rimasti orfani,

allungano le radici nella nebbia della sua veste mattutina,

putrefatti e sudati dai sogni notturni.

Ma la Dama Nera siede in giardino

e aspetta un solo medievale pellegrino.

L’amore occupa lo spazio delle piante

ch’ella annaffia ogni giorno col suo spirito mentale.

L’unico sentimento percepito è quel legame,

a lungo cercato e ora consapevole di esistere nel suo cuore.

Non importa quanto lontani da sé si vada,

non importa quanto ci si trovi distanti dal proprio scopo.

Spunta il giorno, cade la notte,

la Dama siede nel suo giardino di rose.

Non muove le labbra, non muove il naso,

immobile osserva l’aria, ferma rimane

e coglie le sue rose.

La Dama Nera non pensa ad altro,

non desidera null’altro da nessuno,

nel giardino ella rimane come statua,

piantata dentro se stessa.

Uomini larva sono solo un ricordo,

essi sostano ancora sull’altra riva,

là dove il fiume scorre ancora veloce.

Ma la Dama Nera ormai è alla foce,

ha fermato l’acqua e immobile guarda

l’altra riva dove s’affollano le anime vuote.

Non muove un passo, non muove una mano,

ella immobile aspetta il suo unico amore umano.

Nessun altro desiderio avvolge la sua mente,

ella solo l’aria annusa e sente.

L’amore di quella sublime essenza

che non ha bisogno di corpi riuniti

né di carne sul fuoco della bocca.

La Dama Nera siede nel suo giardino di rose.

Nulla smuove la piovra matrigna

e gli uomini sono tutti larve in putrefazione

su quella riva dove si consuma il sesso di una prima lezione.

Quegli occhi di morte ella non vede più,

ma guarda quei fiori che crescono dentro di lei,

e ferma rimane ad attendere il suo prescelto.

Angeli dannati a cui è data solo un’altra dannazione

cercano invano il sole verso il suo viso.

Ma la Diana Nera ha messo un diverso agnello sull’altare

e lo sacrifica a Pan, suo unico padre.

La Dama Nera osserva la tempesta

rimanendo fuori dal ciclone

e commiserazione ha per quelle anime in pena

che cercano ancora la sua dominazione.

Le rose hanno diversi colori,

la Dama Nera guarda la sua strada,

conosce già il suo futuro

e non muoverà un piede

per andargli incontro.

I FIORI DEL DOLORE

Fleur du Mal I

 

Dai fiori secchi posson crescere rose.

Dai fiori marci posson crescere margherite.

Dai fiori secchi posson nascere cose misteriose.

Ogni stelo scrive sulle corolle con linfa nera.

Ogni stelo scrive su ogni petalo

con linfa amara.

Dalle anime secche posson nascere gemme.

Dalle menti ritorte posson nascere cristalli.

E tu che sei giardiniere dei numeri infiniti

puoi far crescere ramificazioni di iperboli

dai cespugli di rose fino ai bordi di margherite.

Nelle tasche porti i semi della tua Primavera

ma indossi uno sbiadito grigio che ti sotterra

nei vasi dei sogni che annaffi con tanta attenzione.

Arbori di dominio sono bagliori di albe ancora non spuntate

sul vestito dei miei fiori secchi caduti sulle vostre aiuole per caso.