ROSSO MARMOREO

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L’anima che ha visto la propria anima allo specchio

e ha colato sangue per rimanere in vita.

L’anima che in cinque dita ha disegnato la sua fine

in quel sangue che unisce il passato al presente,

che sporcherà tutto di rosso,

che sporcherà persino il cuore nero di rosso vivo!

Quell’anima che ha deciso di recidere quel rifiuto

e che coi sonagli viene a suonare alla mia porta chiusa.

Quell’anima che non ha visto altro di quello che voleva vedere,

adesso il rosso marmoreo della mia maschera

avrà come suo incubo terribile.

Il mio sangue scorre là dove la vita ritorna,

il mio sangue riporta la vita dove l’avevo lasciata.

Scrivo un nome soltanto con le dita sporche di sangue:

………………..

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ANIMA MIA RIBELLE

ANIMA

O anima mia ribelle,

quale pelle hai vestito finora?

Quale pelle ti ha rigenerato?

Il latex non ha ancora l’odore del tuo corpo immortale.

O anima mia ribelle,

quale altra pelle vorresti indossare?

Quale altro animale vorresti essere

per fuggire al predatore?

O anima mia ribelle

la scelta non è mai ovvia,

e si schiude un uovo

per ciò che dentro si può sbranare.

Palpitazioni che non siano indolori

non ne conosciamo e dunque peggiore

è la sorte di chi ti ha questa illusione

di poterti domare.

O mia ancella diletta,

tu mia protetta, tu sola guida di me

e della mia mente, tu sola gemella

che non mostra mai la sua ombra,

dì ancora un sì, e sarà l’ultima volta.

DUE MONDI SCONOSCIUTI

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Lei lo guarda, si chiede cosa abbia in testa di farle fare adesso.

Lui la guarda, si chiede se lei abbia capito quanti guai ci sono nella sua vita.

Lei lo guarda e aspetta che lui si decida a darle ciò che lei desidera.

Lui la guarda e sta pensando a cosa lo aspetta appena tornerà a casa.

Lei lo guarda e si chiede se lui sia veramente attratto da lei.

Lui la guarda e si chiede se lei stia pensando solo a lui e non ad un altro.

Lei lo guarda e si chiede se lo conosce davvero.

Lui la guarda e vede negli occhi di lei così tanto abbandono che quasi si sente da meno.

Lei lo guarda e sa che potrebbe fare di tutto, anche cose impensabili per lui.

Lui la guarda e non sa cosa dire alla moglie come scusa per la sua assenza del pomeriggio.

Lei lo guarda e immagina di poter essere sua ogni giorno.

Lui la guarda e si chiede perché il destino non gli abbia fatto incontrare lei prima di quella che ha sposato.

Lei lo guarda e si chiede se lui la vorrà ancora come schiava.

Lui la guarda e si chiede se sua moglie non abbia già capito qualcosa.

Lei lo guarda e sospira, aspetta ancora quel gesto, aspetta la sua forza.

Lui la guarda, sa che vuole farle molto male, sa che ha bisogno di lei e questo gli dà un peso al cuore.

Lei lo guarda, vuole liberarlo di quel peso, lei è pronta a subire, a sentire tutto il dolore necessario.

Lui la guarda e sferra il primo colpo.

Lei quasi viene per l’eccitazione.

Lui non si ferma, continua.

Lei ansima e non capisce più chi lei sia e cosa le succede e questa sensazione le piace moltissimo.

Lui continua e sente crescere l’eccitazione.

Lei sembra gemere e singhiozzare allo stesso tempo.

Lui si ferma e la guarda e pensa:

lei è così bella con quel viso così sconvolto dal dolore, sembra una bimba smarrita.

Lei lo guarda e sussurra: grazie Padrone.

MIE ANCELLE

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Mie fanciulle fiorite, dove vi nascondete?

Venite fuori dai cespugli e recatemi i vostri fiori.

La Regina aspetta di esser vestita a festa

poichè voi sarete il suo banchetto personale

e solo di voi ella si vuole cibare.

Mie ancelle, portatemi la corona

dove voi sarete le gemme

ed io quel diamante che brilla

unico e inscalfibile in mezzo a voi,

mie fragili sorelle.

Docili schiene piegate

alla mia frusta dolente

e non gridate al mio cuore

poichè io l’ho perso di recente

e nessuna pietà avrò

per il vostro minimo errore.

Venite, mie anime belle,

a succhiare quel nettare

che non avete mai assaggiato,

io sola ho quel forte sapore

di ciò che nessun uomo vi ha mai dato.

Mie sorelle inginocchiate,

non rialzate il capo

fino a quando il mio vestito

sarà della vostra rosea pelle

finemente decorato.

LE LACRIME DI GINEVRA

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Oh Ginevra, triste sovrana che ha visto scomparire il suo Lancillotto,

non piangere altre calde lacrime perchi ti ha fatto quel torto.

Un cavaliere che rinnega la sua dama da un giorno all’altro

non è degno nè del tuo amore nè della tua corte.

Tu sovrana potente non piangere più quel giovane combattente

che per te nemmeno una guerra ha vinto,

nè oltre quel recinto spinato si è spinto

per dimostrarti il suo valore.

Oh Ginevra, mia anima in pena,

riprendi la tua strada e torna al castello,

colui che voleva fuggire con te

non è venuto più a ripararsi sotto il tuo ombrello.

Quest’uomo sì vile non aveva corazza

e la sua debolezza non è degna della tua corona,

signora, riprendi la vita che ti è stata portata via

e donati un pò di riposo da quel pianto

che sciupa le tue notti di tormento.

Felice colui che non ha te non sarà mai!

Felicità colui che non ti è devoto non troverà mai.

Il tuo regno e il tuo potere meritano altri cuori

più coraggiosi e pronti solo a te servire.

Coraggio, apri quella porta

e lascia in tasca la chiave,

ciò che ti aspetta sarà solo luce

ed eterno calore.

DIO E IL DIAVOLO INSIEME

Non calpestare la linea rossa

 

Conserva la mia memoria dentro le tue dita.

Conservami nelle tue tasche, mio Signore.

Tu sei Dio e il Diavolo insieme,

perchè crei e distruggi ciò che vuoi.

Tu solo hai il potere di fare rosso o nero se vuoi.

Tu solo hai il potere di aprire la tua mano e prendermi il cuore.

Oltre quella linea dove non vuoi andare,

ci sono farfalle nere che mi tagliano la strada.

Oltre quella linea rossa di passione

ci sono maschere di latex che aspettano un mio ordine.

Conservami dentro la tua mente, mio Signore,

io sono la tua cellula maligna e ti attizzo il cuore.

Conservami nel tuo armadio,

io sono il tuo scheletro da non tirare mai fuori.

Io so che gli uomini scelgono sempre la stessa cosa

ed io non voglio finire disseccata come una rosa.

Pungiti! Fammi sanguinare, ma non privarmi mai del tuo cuore.

UCCELLI DI CARTA

UCCELLI

Mi girano intorno uccelli di carta, leggeri, superficiali, colorati come delle illusioni.

Mi girano intorno stupidi somari che credono d’esser pronti a sputare sangue per me.

Mi girano intorno leggiadri puledri che scalciano per avere la mia sella.

Nessuno di loro è tale da poter avere il mio giogo.

Nessuno di loro è tale da poter meritare il mio frustino.

Nessuno di loro sa davvero cosa sia “essere di qualcuno”.

Piccoli disastrosi mostriciattoli che zampettano, squittiscono, svolazzano

come passeri in cerca delle mie briciole.

Invano si posano sulla mia mangiatoia,

non sono buoni nemmeno per beccarsi tra di loro.

Ignobili e schifosi uccellacci del malaugurio

che non sanno adorare nemmeno un pezzo di pane.

Centinaia di anime sperdute di cui non so che farmene,

che piegano le ali senza che io apra le loro piume

e son pronti a obbedire come se fossi un vero generale.

Non ho bisogno di nessuno di voi, parassiti,

perchè non siete degni che di qualche allevatore

che vi metta in gabbia e vi tagli il becco

per esser contenti e credervi finalmente schiavi.

No sapete fare la differenza tra un seme e un chiodo

ecco perchè ingoiate solo merda!